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E' nullo, perchè contrario a norme imperative, il patto di garanzia posto a base dell'emissione di assegno (A. Ventimiglia)

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Con la sentenza in commento, il Giudice di Pace, sulla base dei principi enunciati dalla Corte di Cassazione, ha ritenuto che  l'emissione di un assegno a  garanzia di un debito  è contrario alle norme imperative contenute negli articoli 1 e 2 del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 e dà luogo ad un giudizio negativo sulla meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, alla luce del criterio di conformità a norme imperative, all'ordine pubblico ed al buon costume enunciato dall'art. 1343 c.c.. Pertanto, il giudice, in relazione a tale assegno, può dichiarare nullo il patto di garanzia e ritenere sussistente la promessa di pagamento di cui all'art. 1988 c.c. (Giudice di Pace di Nola - ex Ottaviano, sentenza del 28.09.2015).


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL GIUDICE DI PACE DI NOLA EX GIUDICE DI PACE DI OTTAVIANO

in persona della dr.ssa Assunta Ventimiglia ha pronunciato la seguente

Sentenza

nella causa civile, iscritta al n° 538 del Ruolo Generale degli affari civili dell'anno 2014, riservata a sentenza all'udienza del 28.09.2015; avente ad oggetto opposizione a decreto ingiuntivo

Tra

AAA Ccc, nata il <…> ad <…> (C.F. <…>) e residente in <…> alla Via <…>, elettivamente domiciliata in <…> alla Via <…> nello studio dell'Avv. <…>, che ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni al seguente numero di fax 081/<…> o al seguente indirizzo di posta elettronica certificata: <…>@legalmail.it, che la rappresenta e difende in virtù di procura a margine dell'atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo;

Opponente

E la

S.r.l. DDD, con sede in <…> alla Via <…> (C.F. <…>), in persona del suo legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliata in <…> alla Via <…>, 15 nello studio dell'Avv. <…>, che ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni al seguente indirizzo PEC: <…>@pec.it o al seguente indirizzo e-mail: <…>@alice.it, che la rappresenta e difende in virtù di procura a margine del decreto ingiuntivo;

Opposta

Conclusioni

Come da verbale di udienza del 28.09.2015.

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Con ricorso per decreto ingiuntivo, la S.r.l. DDD, in persona del suo legale rappresentante p.t., chiedeva di ingiungere ad AAA Ccc il pagamento della somma di € 4.636,06, oltre agli interessi, nonché il pagamento delle spese della procedura monitoria.

La S.r.l. DDD dichiarava che il suo credito traeva origine da numero due assegni postali non pagati alla scadenza e protestati, oltre alle spese di protesto.

Con decreto ingiuntivo, distinto dal n. 296 del 28 Novembre - 11 Dicembre 2013, il Giudice di Pace di Ottaviano ingiungeva ad AAA Ccc, il pagamento della somma di € 4.636,06, oltre agli interessi legali come richiesti (testuale nel decreto), nonché il pagamento delle spese del procedimento monitorio.

AAA Ccc, con atto regolarmente notificato, proponeva opposizione avverso il menzionato decreto ingiuntivo chiedendo in via preliminare la sospensione della provvisoria esecutorietà, nel merito la revoca del menzionato decreto.

L'opponente, a sostegno dell'opposizione, eccepiva l'inesistenza del credito azionato assumendo di aver commissionato i lavori di costruzione dell'immobile di sua proprietà alla Società XXX Costruzioni e non alla Società DDD Costruzioni e che gli assegni furono rilasciati solo come garanzia di pagamento, con l'accordo che essi sarebbero stati restituiti all'esito dell'ultimazione dei lavori. Eccepiva, altresì, il difetto di capacità processuale della Società in quanto nella procura posta a margine del ricorso per decreto ingiuntivo non risultava indicato il nominativo di colui che conferiva il mandato. Eccepiva, inoltre, la nullità degli assegni emessi allo scopo di garanzia. In particolare assumeva che l'assegno consegnato alla Società XXX era originariamente privo del luogo di emissione e del beneficiano in quanto il titolo non doveva assolvere alla immediata funzione di pagamento, ma bensì alla diversa funzione di garanzia del credito. Si costituiva in giudizio la S.r.l. DDD , che chiedeva il rigetto dell'opposizione in quanto infondata.

Precisato quanto sopra, rileva osservare che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo si configura come giudizio ordinario di cognizione e si svolge secondo le norme del procedimento ordinario nel quale incombe, secondo i principi generali in tema di onere della prova, a chi fa valere un diritto in giudizio il compito di fornire gli elementi probatori a sostegno della propria pretesa.

Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ha, pertanto, ad oggetto l'accertamento, in sede di piena cognitio, della fondatezza della medesima pretesa sostanziale azionata dal creditore (nel caso di specie dalla DDD ) nella fase sommaria inaudita altera parte, e non anche la verifica della sussistenza delle condizioni legittimanti il ricorso alla procedura monitoria in ordine alla validità, all'efficacia ed alla sufficienza degli elementi probatori originariamente allegati, il cui riscontro negativo non esime il giudice dal doversi pronunciare in ogni caso nel merito della controversia sulla base delle risultanze acquisite.

Occorre, pertanto, nel caso in rassegna, esaminare la fondatezza o meno della pretesa creditoria fatta valere con il ricorso per decreto ingiuntivo, avvertendosi sul punto che occorre procedere all'esame nel merito della pretesa azionata, poiché la parte opposta ( nel caso de quo, la S.r.l. DDD ) riveste la posizione sostanziale di attore e deve, quindi, ritenersi, esclusivo titolare, secondo il principio generale delineato dall'art. 2697 c.c., dell'onere probatorio relativo alla sussistenza ed all'entità del credito rivendicato, atteso che secondo i principi generali in tema di onere della prova, a chi fa valere un diritto in giudizio incombe il compito di fornire gli elementi probatori a sostegno della propria pretesa.

Occorre, pertanto, nel caso in esame, esaminare la fondatezza o meno della pretesa creditoria fatta valere con il ricorso per decreto ingiuntivo dalla S.r.l. DDD nei confronti di AAA Ccc, subito osservandosene la fondatezza.

L'opponente lamenta che nella procura a margine del ricorso per decreto ingiuntivo non è indicato il nominativo di colui che conferisce il mandato. In particolare lamenta che il rappresentante non è identificabile né è menzionata la fonte di un eventuale potere di rappresentanza.

La doglianza non è fondata.

Il legale rappresentante della DDD risulta esattamente individuato in tale Ggg Ddd. Solo per completezza di disamina rileva osservare che secondo una gran parte della giurisprudenza, la persona fisica che sta in giudizio come organo di una persona giuridica non ha l'onere di dimostrare detta veste, mentre l'eventuale inesistenza ditale rapporto organico deve essere provata da chi l'eccepisce (Cass. 01/2991, 01/575, 01/2655, 00/15820, 00/1708, 99/5699).

Peraltro, la regolare instaurazione del rapporto processuale nei confronti di una persona giuridica conserva efficacia per tutto il processo, essendo irrilevante il mutamento della persona fisica originariamente costituitasi quale rappresentante legale della Società, siccome nel caso in esame.

L'opponente assume che gli assegni posti a base del decreto ingiuntivo, furono consegnati alla Società XXX Costruzioni, privi dell'indicazione del luogo di emissione e del beneficiario, in quanto i titoli non dovevano assolvere alla immediata funzione di pagamento, ma bensì alla diversa funzione di garanzia del credito vantato dalla prenditrice.

In particolare, l'opponente consegnava alla Società XXX, posta successivamente in liquidazione, numero due assegni che dovevano fungere da garanzia di un pagamento che l'opponente avrebbe dovuto eseguire a favore della menzionata Società nel caso in cui fossero stati sussistenti i presupposti negoziali che rendevano necessaria e dovuta la "monetizzazione" e cioè qualora i lavori di costruzione fossero stati ultimati.

Sul punto, occorre osservare che, qualunque siano stati gli accordi tra le parti e, quantunque l'assegno costituisca un titolo di credito astratto (nel senso che non menziona il rapporto sottostante), esso conserva la sua natura cartolare e di mezzo di pagamento, con la conseguenza che esso va pagato al momento della presentazione all'incasso, ritenendosi nullo ogni altro e contrario accordo intercorso tra le parti.

La Cassazione si è più volte espressa in merito alla funzione dell'assegno bancario consegnato a titolo di garanzia.

L'orientamento giurisprudenziale prevalente ritiene che il patto di garanzia posto a base dell'emissione dell'assegno sia nullo per contrarietà a norme imperative, con la conseguenza pratica che l'assegno possa in ogni caso valere come promessa di pagamento.

In particolare la Cassazione ha affermato: "l'emissione di un assegno o il rilascio di una cambiale al solo fine di realizzare il fine di garanzia - nel senso che esso è consegnato a garanzia di un debito e deve essere restituito al debitore qualora questi adempia regolarmente alla scadenza della propria obbligazione, rimanendo nel frattempo nelle mani del creditore come titolo esecutivo da far valere in caso di inadempimento - è contrario a norme imperative contenute negli articoli i e 2 del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 e dà luogo ad un giudizio negativo sulla meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, alla luce del criterio di conformità a norme imperative, all'ordine pubblico ed al buon costume enunciato dall'art. 1343 c.c.. Pertanto, il giudice, in relazione a tale assegno, può dichiarare nullo il patto di garanzia e ritenere sussistente la promessa di pagamento di cui all'art. 1988 c.c." (Cass. n. 4368 del 19.04.1995).

Da qui la conseguenza che il promissario che agisce per l'adempimento dell'obbligazione ha il solo onere di dar prova della "promessa" e non, anche, quello di dar prova del rapporto giuridico dal quale la suddetta "promessa" trae origine; mentre incombe al promittente l'onere di provare l'inesistenza o l'estinzione del rapporto fondamentale (cfr. di recente T. Torre Annunziata n. 2582 del 06.10.2014).

Nel caso di specie, l'opponente non ha provato l'inesistenza del rapporto fondamentale. Anzi, l'esistenza del rapporto si desume da quanto riferito da AAA Ccc, in sede di libero interrogatorio, la quale ha ammesso di aver consegnato in garanzia alla DDD (Società sciolta anticipatamente, nominando all'uopo come liquidatore Dlll Aaa, socio della DDD ), in particolare al Sig. DLll, numero due assegni postali, riconoscendo così ogni obbligazione, e di non ricordare il motivo per cui non fu indicato il beneficiario.

Ulteriore prova si può cogliere nel verbale di pignoramento mobiliare negativo, fondato sul decreto ingiuntivo opposto, dal quale si evince la dichiarazione resa dall'opponente all'ufficiale giudiziario. Invero, l'opponente dichiarava « non posso provvedere ed attualmente non posso promettere un pagamento dilazionato » (testuale nel verbale).

Rileva, altresì, osservare che dal citato verbale il creditore procedente risulta la DDD e non la Società XXX (si ripete, poi, sciolta). In relazione al creditore procedente l'opponente, con la sua dichiarazione, ha confermato di essere debitrice della Società DDD.

Ne consegue, per quanto esposto, che la somma domandata con ricorso è dovuta, e, pertanto, l'opposizione non può trovare accoglimento.

La particolarità della questione trattata induce questo giudice a compensare le spese di lite.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando sull'opposizione al decreto ingiuntivo distinto dal n. 296/2013 - R.G. n. 292/2013 proposta da AAA Ccc nei confronti della DDD , in persona del suo legale rappresentante, ogni altra domanda ed eccezione disattesa, così provvede:

1) rigetta l'opposizione e per l'effetto conferma il decreto ingiuntivo, provvisoriamente esecutivo, distinto dal n. 296/2013 - R.G. 292/2013 del 28 Novembre - 11 Dicembre 2013;

2) compensa tra le parti le spese processuali.

Così deciso, il 28.09.2015

Il Giudice di Pace

Dott.ssa assunta Ventimiglia

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