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Errore nell'anno della data di comparizione: irrilevanza (M.Cuomo)

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L'atto di citazione rinotificato alla convenuta indica, quale data di comparizione, quella del 17 marzo 2013, anziché quella del 17 marzo 2014. Con la sentenza che segue il Giudice di Pace ha ritenuto,  aderendo al monolitico orientamento giurisprudenziale, che la nullità della citazione per mancanza dell'indicazione dell'udienza di comparizione sussiste solo se manchi totalmente detta indicazione, ovvero se essa sia assolutamente incerta, cioè tale da non rendere possibile, nemmeno con un minimo di diligenza e di buon senso, di individuare la data effettivamente fissata. Del resto, ha continuato il giudicante, non ricorre la causa di nullità della citazione nel caso in cui tale indicazione si mostri erronea per un materiale e riconoscibile scambio di una cifra dell'anno, tale che, la data medesima andrebbe a collocarsi in un tempo ormai trascorso rispetto a quello della notificazione (Giudice di Pace di Ottaviano - sentenza 12.04.2014).


UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI OTTAVIANO

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace DOTT.SSA MARIA CUOMO, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa iscritta al n. 3459/13 RGNR, assegnata a sentenza il 07/04/14

TRA

GGG ANTONIO nato il <…> a <…> - cod. fisc. <…> - residente ivi alla Via <…>, 23 - rapp.to e difeso dall'avv. Mmm AAA (Cod. Fisc. <…> - Fax 081-<…> - Pec: <…>@pec.it) presso la quale è elett.te dom.to in <…> alla via <…>, 34, giusta procura a margine della citazione; - parte attrice -

CONTRO

LAVANDERIA "<…>" di <…> (Cod. Fisc. <…> - P. IVA <…>), con sede in <…>, alla via <…>, 69, in persona della titolare <…>; - parte convenuta contumace -

OGGETTO: Risarcimento danni. CONCLUSIONI: Come da verbale

RAGIONI Dl FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Preliminarmente si osserva che non si è proceduto alla redazione dello svolgimento del processo, in ossequio al nuovo art. 132 c.p.c. come novellato ex lege 69/09, entrata in vigore il 417/09.

La domanda proposta da GGG ANTONIO nei confronti della convenuta lavanderia <…> di <…>, diretta ad ottenere il risarcimento danni conseguenti all'errata prestazione professionale, da parte di quest'ultima, nella pulitura del vestito di sua proprietà e, quindi, la richiesta di risarcimento del danno è fondata e, per quanto di ragione, va accolta.

In primo luogo, tenuto conto della documentazione prodotta e delle risultanze istruttorie si ritiene correttamente incardinato il contraddittorio tra le parti titolari del diritto ad agire e a resistere.

Benché l'atto di citazione rinotificato alla convenuta indichi, quale data di comparizione, quella del 17 marzo 2013, anziché quella del 17 marzo 2014, si ritiene di poter aderire all'orientamento giurisprudenziale, ormai consolidato e monolitico, secondo il quale "la nullità della citazione per mancanza dell'indicazione dell'udienza di comparizione sussiste solo se manchi totalmente detta indicazione, ovvero se essa sia assolutamente incerta, cioè tale da non rendere possibile, nemmeno con un minimo di diligenza e di buon senso, di individuare la data effettivamente fissata" (Cass. 19.05.2006, n. 11780; Cass. 6.12.1999, n. 13618).

Del resto, non ricorre la causa di nullità della citazione in riferimento alla indicazione della data di udienza, nella ipotesi in cui, come nel caso di specie, tale indicazione si mostri erronea per un materiale e riconoscibile scambio di una cifra del numero corrispondente, tale che, la data medesima andrebbe a collocarsi in un tempo ormai trascorso rispetto a quello della notificazione e, pertanto, impossibile nella rappresentazione della parte attrice notificante, mentre diverrebbe valida e corretta se letta, secondo una coerente coordinazione con la data della notificazione, per un'epoca posteriore (Cass. 05.06.1987, n. 4893).

Per quanto innanzi , visto che non "ricorre propriamente" una ipotesi di incompletezza nell'indicazione della data di comparizione tale da "non essere possibile al destinatario dell'atto individuare, con un minimo di diligenza e di buon senso, la data che si intendeva effettivamente indicare", la citazione deve considerarsi valida" (Cass. 22.06.2011, n. 13691), per essere oltremodo evidente l'errore meramente materiale che, quindi non ha invalidato l'atto, nonostante la parte notificante pur indicando correttamente il giorno ed il mese della udienza di comparizione, si è erroneamente riferita all'anno al 2013 piuttosto che a quello del 2014.

Ciò implica , visto il rispetto dei termini a comparire stabiliti dall'art. 163 bis cpc in combinato disposto con l'art. 318 c.p.c., la declaratoria di contumacia della stessa convenuta in quanto la mancata costituzione deve ritenersi imputabile ad una precisa scelta processuale e non ad un vizio dell'atto introduttivo.

Per quel che concerne il merito, osserva questo Giudicante che, dalla istruttoria espletata, risultano provate le ragioni rappresentate dalla parte attrice nell'atto introduttivo del giudizio.

E' emerso, dalle dichiarazioni testimoniali raccolte, che il sig. GGG ebbe a commissionare alla convenuta lavanderia, la pulitura di un vestito. Il contratto intercorso tra le parti si qualifica come contratto d'opera, la cui disciplina è prevista agli art. 2222 e segg. del Codice Civile, cui si aggiunge la normativa speciale di settore, di cui alla L. 84 del 22 febbraio 2006, sull'attività professionale di tinto-lavanderia.

L'art. 4 della legge n. 84/2006, in particolare, ha stabilito per le tinto-lavanderie "l'obbligo di diligenza di cui all'art. 1176, secondo comma, del Codice civile", con la conseguenza che, la diligenza nell'eseguire il lavoro a regola d'arte, non è solo quella generica del buon padre di famiglia, ma la diligenza più accurata che incombe al lavoratore professionale (nello stesso senso, già Cass. 29.11.1984, n. 6257).

Il contratto d'opera, dunque, si caratterizza per l'assunzione del rischio di attività in capo al prestatore dell'opera che, ai sensi dell'art. 2226 c.c., è tenuto alla garanzia per le difformità ed i vizi dell'opera.

In tale caso, applicandosi al contratto de quo, per espressa previsione normativa, la disciplina di cui all'art. 1668 c.c., il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese del prestatore d'opera oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno nel caso di colpa del prestatore d'opera.

La tutela apprestata al committente-consumatore, ex art. 1668 c.c., si inquadra, dunque, nell'ambito della responsabilità contrattuale per inadempimento, il cui riferimento normativo è rappresentato dalla norma di cui all'ari. 1218 c.c., secondo il quale "il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile".

Pertanto, nell'illecito contrattuale, le tradizionali regole di distribuzione dell'onere probatorio subiscono una radicale inversione, presumendosi, in caso di inadempimento, la colpa del debitore, superabile solo laddove questi riesca a provare che l'inadempimento o il ritardo nell'adempimento non siano a lui riferibili per impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile.

All'attore, quindi, sarà chiesto di provare la fonte del suo diritto, allegando semplicemente l'inesattezza dell'adempimento della controparte, mentre sarà onere del prestatore convenuto dimostrare l'esatto adempimento delle obbligazioni assunte o l'esistenza di cause non riconducibili alla propria sfera dì controllo le quali abbiano impedito il corretto adempimento della prestazione dedotta in contratto.

Nel caso sottoposto alla cognizione di questo magistrato, tra le parti, si è concluso un contratto d'opera in forza del quale la sig.ra <…>, titolare della lavanderia "<…>", si era obbligata, a fronte del pagamento di un corrispettivo, ad effettuare la pulizia dell'abito del sig. GGG che all'atto della restituzione, constatava e contestava, l'esistenza di un danno derivante dall'errato lavaggio e/o dall'errata stiratura per il quale ha richiesto il risarcimento.

Non vi è dubbio sul collegamento causale fra i danni riportati dal vestito ed il lavaggio o comunque tra l'attività eseguita dalla lavanderia ed i danni, tenuto conto, come risulta dalla documentazione agli atti anche della coincidenza temporale e delle risultanze della prova testimoniale.

Individuato, dunque, il nesso causale fra la errata prestazione della convenuta ed il danno, la sua colpa deve ritenersi ex Iege presunta, essendo onere della stessa parte convenuta, quello di dimostrare eventualmente, che, nel tempo intercorso tra il lavaggio ed il rilievo del danno ad opera dell'attore, si sia inserito un diverso ed autonomo evento causale, in grado di interrompere tale nesso.

In tema di prestazione d'opera (artt. 2222 - 2228 c.c.) il cliente avrà diritto al risarcimento del danno, sempre che abbia provveduto alla contestazione del danno entro otto giorni dalla scoperta e, comunque, entro un anno dalla consegna.

Dalle dichiarazioni testimoniali emerge che tale termine di decadenza sia stato rispettato, in quanto la contestazione del danno, scoperto il sabato (14.07.2012), solo al momento dell'apertura dell'involucro con il quale il vestito era stato consegnato, è avvenuta il lunedì (16.07.2012), primo giorno utile dopo il fine settimana.

Ritenuto, quindi che nel caso di specie non ricorre l'ipotesi contemplato dal co. 1 dell'art. 2226 c.c., in quanto, al momento della consegna non vi è stata alcuna verifica dell'opera, la quale soltanto ne avrebbe implicato l'accettazione sic et simpliciter, non può che procedersi alla condanna della convenuta al risarcimento del danno così come richiesto.

Per quanto al quantum , tenuto conto del fatto che , come provato, il vestito era stato acquistato, dal sig. GGG, in occasione del matrimonio del figlio e che, solo in tale occasione era stato utilizzato; tenuto conto del fatto che i danni arrecati all'abito sono tali da impedirne ogni ultroneo ed anche residuale utilizzo; tenuto conto del valore dell'abito e del prezzo ritenuto di dover procedere ad una valutazione equitativa ex art. 1226 c.c., si stima giusto riconoscere all'attore a titolo di risarcimento la somma pari ad euro 780,00 corrispondente al valore del vestito ed alla perdita patrimoniale subita dal danneggiato.

Sulla somma riconosciuta vanno calcolati gli interessi legali dalla domanda. Le spese seguono la soccombenza.

Visti i nuovi parametri forensi introdotti dal D.M. del 10/3/14 n. 55 in G.U. 02/04/2014, entrato in vigore il 03/14/2014; tenuto conto del valore del danno; della natura e della complessità della controversia; delle questioni trattate; dell'esito del giudizio; del combinato disposto degli articoli 82 e 91 C.P.C. ; dell'attività professionale svolta dal Procuratore sia nella fase stragiudiziale che giudiziale; del numero delle parti in causa; le competenze vengono liquidate come da dispositivo

P.Q.M.

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da GGG ANTONIO contro LAVANDERIA <…> Dl <…> così provvede:

- Dichiara la contumacia della convenuta LAVANDERIA <…> DI <…>;

- Ritenuta sussistente la responsabilità della stessa in ordine alla causazione dell'evento dannoso, scaturente dal difettoso adempimento della prestazione assunta, avente ad oggetto il lavaggio del vestito del sig. Ggg condanna la stessa al pagamento, in favore della parte attrice, della somma pari ad euro 780,00, oltre agli interessi legali da calcolarsi come in motivazione ed al pagamento delle competenze che liquida in complessivi euro 700,00 di cui euro 150,00 per spese, oltre al rimborso forfettario sulle spese nella percentuale dei 15%, oltre IVA e CPA da attribuirsi al procuratore anticipatario ex art. 93 c.p.c..

Così deciso in Ottaviano il 12/4/14

IL GIUDICE DI PACE

dott.ssa Maria Cuomo

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