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Nominativo del convenuto errato sulla pandetta alfabetica: ricorso per revocazione? (A.Ventimiglia)

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L'attore,  assumendo di essere rimasto, nel precedente giudizio, incolpevolmente contumace, dato che sulla pandetta alfabetica la causa era stata iscritta con nominativo errato mentre solo sul Ruolo Generale era stata apposta una correzione interlineando la parola errata ed aggiungendo, poi, la parola corretta -  impugna la sentenza per revocazione. Il Giudice di Pace, con il provvedimento che di seguito si riporta,  ha ritenuto che,  poichè le sentenze di primo grado sono suscettibili di tale rimedio solo quando sia scaduto il termine per l'appello e si tratti di revocazione straordinaria per i motivi di cui ai numeri 1, 2, 3, e 6 dell'art. 395,  l'attore non poteva far ricorso all'istituto della revocazione i cui motivi ben potevano fatti valere con l'appello, quale rimedio normale ed illimitato alla ingiustizia della decisione, atteso che i termini per tale mezzo di impugnazione non erano scaduti (Giudice di Pace di Nola - ex Ottaviano - Sentenza dell'11/12/2014).


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL GIUDICE DI PACE DI NOLA EX GIUDICE DI PACE DI OTTAVIANO in persona della dr.ssa Assunta Ventimiglia ha pronunciato la seguente

Sentenza

nella causa civile, iscritta al n° 4073 del Ruolo Generale degli affari civili dell'anno 2013, riservata a sentenza all'udienza del 03.10.2014; avente ad oggetto revocazione sentenza

Tra

Comune di San Giuseppe Vesuviano (P. IVA 01549271219), in persona del sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'Avv. <...>, che ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni al seguente numero di fax 081/<…> o al seguente indirizzo di posta elettronica certificata: <…>@pecavvocatinola.it ed elettivamente domiciliato in San Giuseppe Vesuviano alla Piazza Elena D'Aosta, l presso la sede dell'Avvocatura Municipale;

Attore

E

III Giuseppe, nato il <…> a <…> ( C.F. <…>) ed ivi residente alla Via <…>, elettivamente domiciliato in <…> alla Via <…>, 105 nello studio dell'Avv. Lll Ccc, che ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni al seguente numero di fax 081<…> o al seguente indirizzo pec: studiolegale<…>@pec.it, che lo rappresenta e difende in virtù di procura a margine della comparsa di costituzione e risposta;

Convenuto

Conclusioni

Come da verbale di udienza del 03.10.2014.

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Rileva osservare che III Giuseppe con atto di citazione chiamò davanti a questo ufficio giudiziario il Comune di San Giuseppe Vesuviano al fine di sentirlo condannare al pagamento, a titolo di risarcimento dei danni per le lesioni che lo stesso assumeva di aver sofferto in occasione del sinistro avvenuto il 25 .04.2011, in San Giuseppe Vesuviano, alla Via Lavinaio, II Tratto, della somma di € 5.000,00, oltre interessi e rivalutazione monetaria, dalla domanda all'effettivo soddisfo.

La causa veniva iscritta a ruolo al numero 3801/2011 ed assegnata al Giudice di Pace Dott. Fuscellaro.

Assunta la prova testimoniale, ammessa ed espletata la consulenza medica sulla persona di III Giuseppe, all'udienza del12.03.2012, la causa veniva riservata a sentenza.

Il giudizio veniva definito con la sentenza n. 118/2013, con la quale il Giudice di Pace di Ottaviano condannava il Comune di San Giuseppe Vesuviano al pagamento, in favore di III Giuseppe, della somma di € 8.980,00, oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese di lite.

Il Comune di San Giuseppe Vesuviano assumeva di essere rimasto, nel menzionato giudizio, incolpevolmente contumace in quanto sulla pandetta alfabetica la causa veniva iscritta contro il Comune di Ottaviano e che solo sul Ruolo Generale veniva apposta una correzione interlineando la parola "Ottaviano" ed aggiungendo, poi, la parola "San Giuseppe Vesuviano".

Tanto premesso il Comune di San Giuseppe Vesuviano notificava a III Giuseppe atto di citazione per revocazione della menzionata sentenza distinta dal n. 118/2013, emessa dal Giudice di Pace di Ottaviano.

L'Ente Territoriale assumeva che la predetta sentenza doveva essere revocata per i motivi di cui all'art. 395, n. 4, c.p.c. e art. 395, n. l. c.p.c., in quanto, come già detto, sulla pandetta alfabetica era stato indicato come convenuto il Comune di Ottaviano in luogo del Comune di San Giuseppe Vesuviano e che tale errore aveva impedito la sua costituzione in giudizio, ledendo, così, il diritto di difesa.

Si costituiva in giudizio III Giuseppe che eccepiva l'inammissibilità della richiesta del provvedimento revocatorio. In particolare eccepiva l'inammissibilità del primo motivo di revocazione ex art. 395, comma l n. 4, c.p.c., in quanto ogni richiesta doveva essere proposta con gli ordinari mezzi di impugnazione. Eccepiva, altresì, l'inammissibilità, infondatezza e contraddittorietà del secondo motivo di revocazione ex art. 395,comma l n. l, c.p.c., per insussistenza del dolo, in quanto non solo era stato indicato nel ruolo generale l'ente convenuto Comune di San Giuseppe Vesuviano quanto alla prima udienza era stato chiesto un rinvio per consentire la costituzione in giudizio del Comune di San Giuseppe Vesuviano. Nel merito, III Giuseppe, chiedeva il rigetto della domanda in quanto infondata, in fatto ed in diritto. In via subordinata il convenuto, in caso di accoglimento della domanda attrice, chiedeva, ai sensi dell'art.402, comma 2, c.p.c., la rinnovazione di tutti i mezzi istruttori richiesti ed espletati nel processo posto a base della sentenza.

Passando ad esaminare le ragioni di diritto della decisione rileva osservare che va dichiarata l'inammissibilità della domanda di revocazione della sentenza n.ll8/2013, proposta dal Comune di San Giuseppe Vesuviano.

Rileva osservare che ai sensi dell'art. 395 c.p.c. << le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado possono essere impugnate per revocazione ...... > >.

Nel caso in esame si tratta di una sentenza di primo grado che risulta notificata il 19.09.2013. Il Comune di San Giuseppe Vesuviano ha dichiarato che solo in data 09.10.2013, otteneva la copia conforme dei verbali di udienza nonché del Ruolo Generale e della Pandetta Alfabetica, da cui risultava l'errore e solo da tale data riusciva a ricostruire l'accaduto. Orbene, il Comune di San Giuseppe Vesuviano doveva proporre l'ordinario mezzo di impugnazione dell'appello davanti al Tribunale. In vero, dalla data del 09 ottobre 2013, data della scoperta dell'errore, il Comune era ancora nei termini per proporre l'appello, che sarebbero scaduti il 19.10.2013. Infatti, il termine per proporre l'appello è di trenta giorni (art. 325 c.p.c.) e decorrono dalla notificazione della sentenza ( art. 326 c.p.c.). Nel caso che ci occupa, la sentenza è stata notificata il 19.09.2013, l'errore è stato scoperto il 09.10.2013, pertanto il Comune aveva ancora 10 giorni per proporre l'appello, i cui termini sarebbero scaduti, come detto, il 19.l 0.2013.

L'art. 396 c.p.c., poi, prevede che: << le sentenze per le quali è scaduto il termine per l'appello possono essere impugnate per revocazione nei casi dei numeri 1), 2), 3) e 6) dell'articolo precedente, purché la scoperta del dolo o della falsità o il recupero dei documenti o la pronuncia della sentenza di cui al numero 6) siano avvenuti dopo la scadenza del termine suddetto.

Se i fatti menzionati nel comma precedente avvengono durante il corso del termine per l'appello, il termine stesso è prorogato dal giorno dell'avvenimento in modo da raggiungere i trenta giorni da esso>>.

Il menzionato articolo ammette la proponibilità della domanda di revocazione contro le sentenze di primo grado, limitatamente ad uno dei motivi di cui ai nn. l, 2, 3, e 6 dell'art.395 e la subordina alla duplice condizione che sia scaduto il termine per l'appello e che <<la scoperta del dolo o della falsità o il recupero dei documenti o la pronuncia di cui al n. 6 >> siano avvenuti dopo la detta scadenza.

Tornando al caso in esame, l'appello era ancora proponibile. Infatti, volendo applicare il II comma dell'art. 396 c.p.c., il Comune di San Giuseppe Vesuviano aveva termine fino all'08.11.2013 per proporre l'appello, ovvero trenta giorni dalla scoperta del dolo avvenuta il 09.10.2013.

Ai sensi del combinato disposto dell'art. 395 e 396 c.p.c., la revocazione è ammessa contro le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado, mentre le sentenze di primo grado sono suscettibili di tale rimedio solo quando sia scaduto il termine per l'appello e si tratti di revocazione straordinaria per i motivi di cui ai numeri l, 2, 3, e 6 dell'art. 395, con la conseguenza che la sentenza ancora appellabile non è in alcun modo suscettibile della revocazione, i cui motivi possono essere fatti valere con l'appello, quale rimedio normale ed illimitato alla ingiustizia della decisione ( Cass. 03.03.2001, n. 3104. In tal senso Cass. 21.04.1993, n. 4689).

In puntuale applicazione dei citati articoli la domanda di revocazione della sentenza n. 118/13 proposta dal Comune di San Giuseppe Vesuviano è inammissibile.

Le spese processuali seguono la soccombenza e vanno liquidate d'ufficio come in dispositivo tenuto conto del D.M. n. 55 del 10.03.2014, G.U. n. 77 del 02.04.2014, in vigore dal 03.04.2014.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando sulla domanda di revocazione proposta dal Comune di San Giuseppe Vesuviano, in persona del Sindaco p.t., nei confronti di III Giuseppe, ogni altra domanda ed eccezione disattesa, così provvede:

l ) dichiara inammissibile la domanda di revocazione della sentenza n. 118/13 del 23.04.2012;

2) condanna il Comune di San Giuseppe Vesuviano, in persona del Sindaco p.t., al pagamento delle spese di giudizio che liquida in complessivi € 600,00 di cui € 50,00 per spese ed € 550,00 per il compenso per l'attività professionale svolta, oltre rimborso spese generali, IV A e CP A, come per legge, con attribuzione all'Avv. Lll Ccc.

Così deciso, l'11.12.2014

Il Giudice di Pace

dott.ssa Assunta ventimiglia

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