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Errore diagnostico: risarcimento del danno non patrimoniale (M.Cuomo).

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L'attrice, a seguito della errata consegna della lastra che diagnosticava una patologia tumorale al seno, eseguiva ulteriori indagini invasive e strumentali per far fronte a quella che credeva essere la sua malattia. Dopo due mesi dalla data della indagine effettuata presso la struttura sanitaria convenuta,  le veniva comunicato che vi era stato un errore nella consegna del referto. Con la sentenza che segue, il Giudice di Pace, accogliendo la domanda di risarcimento danni proposta dall'attrice, ha ritenuto che l 'errore diagnostico,  anche nel caso in cui non abbia avuto alcuna influenza negativa sull'evoluzione, sul trattamento e sulla prognosi di una patologia, è comunque idoneo ad ingenerare nel paziente uno stato d'ansia e, quindi, un danno non patrimoniale (Giudice di Pace di Nola - ex Ottaviano - sentenza del 30.05.2014).


UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI NOLA

EX UFFICIO DEL GUDICE DI PACE DI OTTAVIANO

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace DOTT.SSA. MARIA CUOMO, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa iscritta al n. 2539/13

assegnata a sentenza il 28/5/14

promossa da

RRR Lll C.F. <…>, residente in <…> (NA) alla via <…> ed elettivamente domiciliata in <…>(NA) alla Via <…> presso lo studio dell’Avv. <…> codice fiscale <…>, dal quale è rapp.ta e difesa come da mandato margine della citazione . Ai sensi dell’art.3-bis del d.l 6 Luglio 2011,n.98, il procuratore ha indicato il fax: 081. <…> e l’indirizzo di posta elettronica certificata: <…>.<…>@pecavvocatinola.it ai fini delle comunicazioni); - parte attrice -

CONTRO

Casa di Salute <...>., in persona del legale rapp.tep.t., con sede in <...> (Na), alla Via <...>, P. IVA <...> ed elett.te dom.ta in <…> alla Via <…>, presso lo studio dell’Avv. <…>, c.f. <…>, che la rappresenta e difende giusta procura in calce all’atto di citazione notificato da controparte (ai sensi dell’art. 176 c.p.c. e s.m.i., il difensore ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni inerenti al presente giudizio anche a mezzo fax al n. 081/<…>, ovvero all’indirizzo di posta elettronica certificata Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) - parte convenuta-

OGGETTO: Risarcimento danni

CONCLUSIONI: Come da verbale

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Preliminarmente si osserva che non si è proceduto alla redazione dello svolgimento del processo, in ossequio al nuovo art. 132 c.p.c. come novellato ex lege 69/09, entrata in vigore il 4/7/09 .

La domanda proposta da RRR LLL con l’atto introduttivo del giudizio, ritualmente notificato, volta ad ottenere la declaratoria di responsabilità della Casa di salute <...> per la errata diagnosi medica e, quindi, volta ad ottenere la condanna della parte convenuta , al risarcimento dei danni subiti in conseguenza di tale comportamento , nella misura quantificata in euro 5.000,00 è fondata e va accolta per quanto di ragione.

La titolarità ad agire e a resistere in giudizio in capo alle parti, attrice e convenuta risulta idoneamente provata anche in virtù della mancata contestazione da parte della società convenuta.

L'autonomia dell'azione di rivalsa non ha consentito a questo giudice di accogliere l' istanza di chiamata in causa della spa MILANO ass.ni , previa rimessione in termini , alla quale la parte convenuta potrà sempre rivolgersi ai fini della manleva .

Sul punto si è pronunciata anche la Suprema Corte che ha ribadito come la contestazione della legittimazione passiva da parte del convenuto, con l'indicazione di un terzo quale soggetto effettivamente legittimato da luogo ad un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo, dal quale deriva a carico del giudice solo la facoltà, non sindacabile in sede di gravame presupponendo una valutazione discrezionale, di ordinare la chiamata in causa del terzo, ai sensi dell'art. 107 cod. proc. civ. (Cass., Sez. 3, 1 dicembre 2004, n. 22596; Cass., Sez. lav., 22 marzo 2002, n. 4129; Cass., Sez. 1, 19 aprile 1996, n. 3752; Cass 315/13; Cass 6208/13 Cass. civ. Sez. I, Sent., 19-05-2014, n. 10951).

Ciò posto, per quel che concerne il merito, osserva questo Giudicante che, diversamente da quanto sostenuto dal procuratore della casa di salute, può ritenersi sicuramente provato il fatto storico stante la mancata contestazione della circostanza relativa alla errata consegna alla parte attrice di un referto riferentesi a persona diversa .

Il nuovo art. 115 c.p.c. così come riformato, con la legge 69/2009, afferma a chiare lettere il principio di non contestazione, nel sistema processuale civile per il quale i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita devono essere posti a fondamento della decisione del giudice; esattamente, il nuovo art. 115 c.p.c. recita che <<salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero, nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita>>. In pratica, diventano prove sia quelle proposte dalle parti e sia le mancate contestazioni, affermando il Legislatore, con la congiunzione “nonché”, che pure queste ultime , devono essere poste a fondamento della decisione del giudice. Dalla mera lettera del novellato art. 115 c.p.c., emerge quindi, che: - il principio dell’equiparazione tra mancata contestazione e prova è limitato ai casi in cui le parti siano costituite, così escludendo le ipotesi di contumacia10; difatti, l’art. 115 c.p.c. è riferito alle “parti costituite” (eventualmente anche non comparse); - il suddetto principio è applicabile sia al caso di mancate contestazioni del convenuto che alle mancate contestazioni dell’attore; infatti, la portata soggettiva della norma è riferibile ad entrambe le parti processuali, essendo stato usato l’inciso “parte costituita” e non “convenuto” oppure “attore”; - la contestazione deve essere specifica11; in difetto di specificità, c’è il rischio che la genericità sia parificata alla mancata contestazione; è sia la mancata contestazione, che quella non specifica, a divenire prova; - la contestazione deve essere riferita ai fatti, per cui la mancata qualificazione giuridica delle contestazioni è irrilevante; non è richiesto, in altri termini, di qualificare i fatti in modo diverso da quanto fatto da controparte; - non è richiesto di spiegare le ragioni della contestazione, per cui è possibile limitarsi ad una contestazione specifica dei singoli accadimenti, ma senza darne la spiegazione subito; ci si può limitare a dire, ad esempio, non “è accaduto quanto affermato ai punti…”; - la contestazione deve “colpire” tutti i fatti, sia principali che secondari12, in modo specifico; la contestazione, in base alla lettera della legge, ex art. 115 c.p.c., riguarda “i fatti”, senza alcuna distinzione tra quelli principali e quelli secondari.

Ogni dubbio sul punto, quindi , deve ritenersi superato.

Parte attrice ha, quindi, provato che a seguito della errata consegna della lastra che diagnosticava una patologia tumorale al seno, era stata costretta ad eseguire altre indagini strumentali ed invasive per far fronte a quella che credeva essere la sua patologia; in particolare, ella ha provato di aver dovuto eseguire una nuova ecografia mammaria bilaterale nonchè l'ago aspirato presso la fondazione Pascale di Napoli con l'aggiunta di una nuova ecografia in data 03/10/09 presso il dipartimento di medicina territoriale DSE 33 di Napoli.

Solo in data 4/11/09 , dopo due mesi dalla data della indagine effettuata presso la struttura sanitaria della parte convenuta, alla RRR veniva comunicato che vi era stata l'errata consegna del referto.

Il teste escusso, Nnn Caaa LLL ha dichiarato che a causa della errata consegna della lastra che riportava una errata diagnosi la signora RRR ha vissuto momenti di disperazione dai quali, nonostante la successiva evoluzione positiva della vicenda, era ancora scossa e segnata.

Tenuto conto di quanto innanzi , osserva questo Magistrato che l'errore diagnostico se , come asserito dal procuratore della parte convenuta, non ha avuto, fortunatamente , una influenza negativa sull'evoluzione, trattamento e prognosi della neoplasia del seno, perchè inesistente, sicuramente ha comportato non solo un comprensibile risentimento personale che ha portato l'attrice non solo a sentirsi offesa ed arrabbiata verso gli autori della negligenza diagnostica ma anche a sopportare seppure per poco tempo, una situazione di stress ; di disagio e di disperazione che certamente hanno influito sulle sua vita relazionale, emozionale e psicofisica.

Deve, quindi, ritenersi provata l'esistenza di un nesso causale tra la negligenza diagnostica e la sindrome depressiva (manifestata con disperazione e pianto), descritta dal teste escusso , in quanto il collocamento temporale di tale stato , comprova la sussistenza di un rapporto eziologico causa - effetto tra la errata diagnosi ed il peggioramento delle condizioni di vita della RRR.

Ciò premesso, ribadita l'indiscussa sussistenza di una negligenza diagnostica imputabile ai sanitari della Casa di salute <...>; ritenuto provato il vissuto stato di ansia da errata diagnosi per la durata di circa due mesi che può essere, grossolanamente, assimilato ad un periodo di inabilità temporanea parziale, con difficile quantificazione riferita all'aspetto relativo alla sofferenza a cui va aggiunto il perdurare nella attrice del risentimento di rancore e rabbia per l'asserito torto subito; considerato che, in ogni caso, il referto consegnato alla paziente era corretto e che tale circostanza non risulta disconosciuta dalla attrice; valutati tutti questi elementi complessivamente ; ritenuta giustificata e giustificabile, nel caso che ci occupa, la necessità di una valutazione equitativa del danno ex art. 1226 c.c. , per la concreta impossibilità per la parte danneggiata di dimostrare e quantificare il danno subito, questo Giudice ritiene giusto riconoscere alla istante il risarcimento nella misura di Euro 2.500,00, oltre interessi dalla data di pubblicazione della sentenza al saldo.

Invero, diversamente da quanto sostenuto dal procuratore della CASA di SALUTE convenuta, questo magistrato non ritiene sussistente nel caso in esame una ipotesi di errore scusabile, posto che , se l'appartenenza della lastra a soggetto diverso dalla attrice fosse stato immediatamente percepibile, certamente sarebbe stato rilevato subito anche dai sanitari cui la attrice si è rivolta per le ulteriori indagini.

Ugualmente, non risulta fornita la prova del fatto che sulle lastre consegnate alla paziente vi fosse l'indicazione del nome .

La sola circostanza relativa alla corretta consegna del referto, valutata nel contesto delle prove acquisite agli atti, adeguatamente valutata, non può che portare alla conferma della valutazione innanzi espressa.

Del resto, in tema di responsabilità dell'ente ospedaliero o clinico in relazione ai danni riportati dal paziente, in particolare, per una diagnosi errata o, comunque, incompleta, è pacifico che siffatta responsabilità deve essere ricondotta nell'ambito di quella professionale medica, per cui deve ritenersi applicabile la disciplina di cui all'art. 2236 c.c.

In merito alla responsabilità del sanitario, è venuto meno il meccanismo di ripartizione dell'onere della prova ai sensi dell'art. 2697 c.c. Esso è identico sia che il creditore agisca per l'adempimento dell'obbligazione, sia che agisca al fine di ottenere il risarcimento del danno per l'inadempimento. Così, in merito alla prova del nesso di causalità, l'inadempimento rilevante è soltanto quello che costituisce la causa ovvero la concausa efficiente del danno; ne consegue pertanto che il creditore che agisca per l'inadempimento ha l'onere di allegare un inadempimento qualificato, ovvero astrattamente idoneo alla produzione del danno. E' onere del debitore, poi, dimostrare che siffatto inadempimento non vi sia stato o che, pur essendovi stato non ha causato il danno.

Orbene, nel caso di specie la parte attrice ha diritto a veder risarcito il danno sofferto a causa dell'evento dedotto , essendo mancata qualsiasi prova da parte della società convenuta.

L'errore diagnostico , così come nel caso di specie, anche nel caso in cui non abbia avuto alcuna influenza negativa sull'evoluzione, sul trattamento e sulla prognosi di una patologia è comunque idoneo ad ingenerare nel paziente uno stato d'ansia (e quindi un danno non patrimoniale).

Le spese seguono la soccombenza .

Visti i nuovi parametri forensi introdotti dal D.M. del 10/3/14 n. 55 in G.U. 02/04/2014, entrato in vigore il 03/14/14; tenuto conto del valore del danno; della natura e della complessità della controversia; delle questioni trattate; dell’esito del giudizio; del combinato disposto degli articoli 82 e 91 c.p.c. ; dell’attività professionale svolta dal Procuratore sia nella fase stragiudiziale che giudiziale; del numero delle parti in causa; le competenze vengono liquidate come da dispositivo

P.Q.M.

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da RRR LLL contro la Casa di salute <...> in persona del legale rapp.te p.t. così provvede:

- Accoglie parzialmente la domanda ; Riconosciuta la responsabilità della CASA DI SALUTE <...> nella determinazione dell'evento dannoso la condanna al pagamento in favore di RRR LLL della somma, all’attualità, pari ad Euro 2.500,00, oltre interessi DALLA pubblicazione della sentenza al saldo .

- Condanna la parte convenuta al pagamento delle competenze di lite che liquida in complessivi € 1325,00 in essi compresi € 120,00 per spese oltre IVA e CPA e rimborso forfettario sulle spese nella percentuale pari al 15% ,che vanno attribuite al procuratore ex art. 93 c.p.c.

Così deciso in Nola il 30/05/14

IL GIUDICE DI PACE

DOTT.SSA MARIA CUOMO

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