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Indennizzo diretto: necessaria la presenza del responsabile civile solo se richiesto l'accertamento della responsabilità - Principio di non contestazione (M.Cuomo)

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Con la sentenza che segue il Giudice di Pace ha ritenuto che, nel caso di azione ex artt. 145 e 149 del D.Lgs.209/2005,  la presenza del responsabile civile è necessaria unicamente nel caso in cui  venga richiesto l'accertamento della sua responsabilità nella produzione del sinistro, non esistendo l'espressa previsione di litisconsorzio necessario -  Principio di non contestazione: i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita devono essere posti a fondamento della decisione del giudice (Giudice di Pace di Nola - ex Ottaviano - sentenza del 30.05.2014).



UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI NOLA

EX GIUDICE DI PACE DI OTTAVIANO

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace DOTT.SSA MARIA CUOMO, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa iscritta al n. 598/12 RGNR

Assegnata a sentenza il 21/5/14

promossa da

MMM Ppp nato ad <…> (NA) il <…> ed ivi residente al <…>, 47, C.F.: <…>, rappresentato e difeso, giusta procura a margine del presente atto, dall’Avv. p. Aaa NNN, C.F.: <…>, presso lo studio della quale elett.te domiciliata in <…> (NA) alla Via degli <…> ( fax: 081. <…>; e-mail: <…>@libero.it); - parte attrice -

CONTRO

GENERALI ITALIA S.P.A.(C.F. 0885351007), con sede in Mogliano Veneto alla Via Marocchesa 14, quale successore a titolo particolare nel diritto controverso, a seguito dell’atto di conferimento del complesso aziendale per atto notai <…> del <…>, repertorio n. <…>, di Ina Assitalia Ass.ni S.p.A. (P.IVA 00885351007), rappresentata e difesa dall’avv. Ppp La MMM, C.F. <…>, in virtù di procura alle liti rilasciata con scrittura privata autenticata del Notaio <…> - presso il cui studio elett.te domicilia in <…> n. 30 e che la rappresenta e difende in virtù di procura per atto Notar <…> ( rep. <…>, racc. <…>) conferitole dalla Generali Business Solution S.p.A.- in persona dei legali rappresentanti p.t. sig. <…> e sig. <…>, procuratrice e rappresentante delle Società mandanti del Gruppo Generali. L’avv. <…> ha dichiarato, nella qualità, ai sensi dell’art. 176, comma 2, c.p.c., di voler ricevere le comunicazioni presso il proprio numero di fax 081/<…>, così indicato ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2 del DPR 11febbraio 2005 n. 68 ovvero presso il proprio indirizzo di posta elettronica certificato: <…>@avvocatinapoli.legalmail.it– parte convenuta;

NONCHE'

OOO Mmm, C.F.: <...>, residente in <...> (SA) alla Via <...>; - parte convenuta contumace -

OGGETTO: Risarcimento danni derivante da incidente automobilistico .

CONCLUSIONI: Come da verbale

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Preliminarmente si osserva che non si è proceduto alla redazione dello svolgimento del processo, in ossequio al nuovo art. 132 c.p.c. come novellato ex lege 69/09, entrata in vigore il 4/7/09 .

La domanda proposta da MMM PPP con l’atto introduttivo del giudizio, ritualmente notificato, volta ad ottenere l’accertamento in ordine alla sussistenza dei presupposti di cui all’art. 149 del dlgvo 209/05 e, quindi, la condanna della spa GENERALI al pagamento in suo favore, quale conducente del veicolo tg. XX 0X0 XX della somma quantificata in euro 9.777,05 ovvero al pagamento della diversa somma ritenuta di giustizia, è fondata e, per quanto di ragione, deve essere accolta.

Preso atto della documentazione prodotta, va affermata la perfetta integrazione del contraddittorio tra i soggetti TITOLARI DEL DIRITTO AD AGIRE E A RESISTERE nel presente giudizio .

Sui documenti prodotti in copia si osserva che, in tema di prova documentale, l’onere stabilito dall’art. 2719 c.c. di disconoscere espressamente la copia fotografica o fotostatica di una scrittura con riguardo sia alla conformità della copia al suo originale che alla sottoscrizione o al contenuto della scrittura stessa, implica che il disconoscimento sia fatto in modo formale e specifico e, successivamente alla produzione della copia in giudizio con la conseguenza che, qualora la relativa eccezione venga dedotta genericamente. senza riferimento circoscritto ad un determinato documento, la contestazione non preclude l’utilizzazione della copia come mezzo di prova (Cass. Civ. 14/3/06 n. 5461 e 5/1/05 n. 150 e sul punto anche Cass. Civ. sez. VI Ordinanza del 12/10/2011 n. 20951 nella quale si legge “In tema di copie fotografiche di scritture – cui vanno legittimamente assimilate le copie fotostatiche o fotocopie – l’art. 2719 del c.c. ne prescrive l’espresso disconoscimento con disposizione applicabile alle ipotesi tanto di disconoscimento della conformità della copia al suo originale, quanto di disconoscimento dell’autenticità della scrittura o della sottoscrizione. In entrambe le ipotesi, quindi, deve considerarsi applicabile la disciplina degli articoli 214 e 215 c.p.c., con la conseguenza , quindi, che dette copie si hanno per riconosciute, tanto nella loro conformità all’originale quanto alla scrittura e nella sottoscrizione, ove la parte comparsa non le abbia formalmente disconosciute alla prima udienza o nella prima risposta successiva alla loro produzione. Diverso è, inoltre, l’effetto della contestazione a seconda che abbia avuto ad oggetto la conformità della copia all’originale ovvero l’autenticità della scrittura o della sottoscrizione. Nel primo caso, infatti, la circostanza non impedisce al giudice di accertare tale conformità “aliunde”, anche tramite presunzioni, mentre, nel secondo caso, preclude definitivamente l’utilizzabilità del documento, salva la procedura di verificazione” ).

Tenuto conto di quanto innanzi, ogni eccezione sul punto deve ritenersi superata..

Va, ugualmente rigettata l'eccezione di nullità dell'atto introduttivo del giudizio. Il vizio di insufficiente determinazione dell'oggetto della domanda, ossia di petitum e causa petendi, sussiste solo quando gli elementi identificatori del diritto fatto valere non siano ricavabili da esame complessivo dell'atto introduttivo, non limitato alla parte di esso destinata a contenere le conclusioni (C. 18783/2009; C. 5743/2008; C. 17180/2007; C. 4828/2006; C. 7074/2005; C. 17023/2003; C. 7585/2003; C. 7507/2001; C. 7448/2001; C. 3911/2001; C. 188/1996). La Corte nelle pronunce richiamate ha ribadito che la mancata formulazione delle conclusioni (finanche nell'atto di appello) è sanabile ex tunc, a mezzo di integrazione, se enunciati i motivi nella narrativa dell'atto (C. 8526/2004) e non ha ritenuto nulla la domanda carente della quantificazione della somma pretesa (C. 12567/2009), così come ha ritenuto valido l'atto di citazione mancante della indicazione della causa petendi, stante il dovere del giudice di qualificare giuridicamente la fattispecie dedotta dall'attore (C. 28986/2008).

La parte attrice ha agito in giudizio invocando l’applicazione dell’art. 149 del d.l.g.vo 209/05 – c.d. indennizzo diretto - il quale espressamente dispone che : “In caso di sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilita' civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all'impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato.

Non esiste, nel caso di indennizzo diretto, l'espressa previsione del litisconsorzio necessario con il responsabile civile ma, considerata la richiesta di accertamento della responsabilità dell'altro veicolo nella determinazione dell'incidente, giustamente vi è stata la vocatio in ius del proprietario del veicolo antagonista, dovendosi ritenere inammissibile la proposizione di una domanda senza il suo legittimo contraddittore .

Preso atto, quindi, della copia della lettera di costituzione in mora allegata alla produzione di parte attrice, va ritenuta la conformità al dettato legislativo perché completa di ogni dettaglio; del resto, la società ha disposto la visita medica dell'infortunato, con ciò confermando che la mora ha raggiunto il proprio scopo, con ciò confermando .

Vista, quindi, la trasmissione della costituzione in mora anche alla SPA NUOVA TIRRENA che garantiva il veicolo ANTAGONISTA, ed il rispetto dei termini indicati dall’art. 145 del dlgvo 209/05, della domanda va ritenuta la procedibilità .

Stante la mancata costituzione, della parte responsabile civile va dichiarata la contumacia.

Per quel che concerne il merito, osserva questo Giudice che, trattandosi di un'azione per indennizzo diretto, parte attrice aveva l'onere di dimostrare la sussistenza dei presupposti per l'applicazione delle disposizioni dell'art. 149 del dlgvo 209/05 oltre che l'onere di dimostrare l'esistenza del nesso causale tra l'evento ed il danno.

Per quanto alla sussistenza dei presupposti dell'azione di indennizzo, parte attrice ha omesso di depositare qualsiasi documento attestante la regolare copertura assicurativa dei due veicoli ma tale lacuna è stata superata con l'escussione del teste il quale ha riferito che ambedue le vetture erano assicurate, indicando il nome delle società di cui esponevano i contrassegni in corso di validità.

Peraltro, il nuovo art. 115 c.p.c. così come riformato, con la legge 69/2009, afferma a chiare lettere il principio di non contestazione, nel sistema processuale civile per il quale i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita devono essere posti a fondamento della decisione del giudice; esattamente, il nuovo art. 115 c.p.c. recita che <<salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero, nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita>>. In pratica, diventano prove sia quelle proposte dalle parti e sia le mancate contestazioni, affermando il Legislatore, con la congiunzione “nonché”, che pure queste ultime , devono essere poste a fondamento della decisione del giudice. Dalla mera lettera del novellato art. 115 c.p.c., emerge quindi, che: - il principio dell’equiparazione tra mancata contestazione e prova è limitato ai casi in cui le parti siano costituite, così escludendo le ipotesi di contumacia10; difatti, l’art. 115 c.p.c. è riferito alle “parti costituite” (eventualmente anche non comparse); - il suddetto principio è applicabile sia al caso di mancate contestazioni del convenuto che alle mancate contestazioni dell’attore; infatti, la portata soggettiva della norma è riferibile ad entrambe le parti processuali, essendo stato usato l’inciso “parte costituita” e non “convenuto” oppure “attore”; - la contestazione deve essere specifica; in difetto di specificità, c’è il rischio che la genericità sia parificata alla mancata contestazione; è sia la mancata contestazione, che quella non specifica, a divenire prova; - la contestazione deve essere riferita ai fatti, per cui la mancata qualificazione giuridica delle contestazioni è irrilevante; non è richiesto, in altri termini, di qualificare i fatti in modo diverso da quanto fatto da controparte; - non è richiesto di spiegare le ragioni della contestazione, per cui è possibile limitarsi ad una contestazione specifica dei singoli accadimenti, ma senza darne la spiegazione subito; ci si può limitare a dire, ad esempio, non “è accaduto quanto affermato ai punti…”; - la contestazione deve “colpire” tutti i fatti, sia principali che secondari12, in modo specifico; la contestazione, in base alla lettera della legge, ex art. 115 c.p.c., riguarda “i fatti”, senza alcuna distinzione tra quelli principali e quelli secondari.

Con riferimento al caso che ci occupa, la società costituita non ha contestato i presupposti dell'azione , per cui ogni dubbio sul punto deve ritenersi superato.

Per quanto alla sostenuta inesistenza di responsabilità del MMM nella determinazione del sinistro, va sottolineato che nella decisione della controversia il giudice deve attenersi esclusivamente a quanto allegato e provato dalle parti in corso di causa. L’art. 2697 c.c., dispone che, chiunque intende far valere un diritto in giudizio, deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento; lo stesso articolo statuisce che chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, ovvero eccepisce l’estinzione o la modifica del diritto fatto valere dall’attore, deve fornire la prova dei fatti su cui l’eccezione si fonda.

Trattandosi, di un incidente automobilistico, la vertenza va decisa tenendo in considerazione le disposizioni di cui all’art. 2054 2° comma c.c. posto che, il comportamento colposo di uno dei conducenti non determina, di per sé, il superamento della presunzione di corresponsabilità di cui all'articolo 2054 comma 2°, del cc, essendo a tale fine necessario accertare se l'altro conducente si sia pienamente uniformato alle norme sulla circolazione ed a quelle di comune prudenza.

In tema di responsabilita' da sinistro stradale con scontro di veicoli, infatti, solo l'accertamento della colpa esclusiva di uno dei conducenti libera l'altro dalla presunzione della concorrente responsabilita' di cui all'articolo 2054 cod. civ., comma 2, nonche' dall'onere di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno ( Cass. Civ. III n. 9425 del 27/4/11); la prova liberatoria per il superamento di detta presunzione di colpa non deve necessariamente essere fornita in modo diretto - e cioe' dimostrando di non aver arrecato un apporto causale alla produzione dell'incidente ma puo' anche indirettamente risultare tramite l'accertamento del collegamento eziologico esclusivo dell'evento dannoso con il comportamento dell'altro conducente (Cass., 22.4.2009, n. 9550).

Il dovere di solidarietà desumibile dagli art. 2 Cost. e 1175 c.c., peraltro, impone a tutti i conducenti di cooperare per evitare che il sinistro si verifichi, non potendo trincerarsi dietro la circostanza di non aver commesso alcuna violazione delle norme comportamentali.

L'unico caso in cui non si è tenuti alla manovra di emergenza si verifica allorché, attese le circostanze del caso concreto, una qualche manovra astrattamente idonea di emergenza risulta impossibile: in tale contesto, va ricordato come la norma di cui all'art. 140 C.d.S., ponendo a carico di ogni conducente l'obbligo di attivarsi per salvaguardare la propria e l'altrui incolumità, sancisce il generale principio per cui anche il conducente favorito dal diritto di precedenza deve attivarsi per prevenire le altrui scorrettezze che siano in qualche modo prevedibili (Tribunale di Roma Sezione 13 civile Sentenza 20.10.2009, n. 21443).

Con riferimento al caso che ci occupa, tenuto conto del fatto che, risulta provato come il veicolo condotto da parte attrice venne TAMPONATO dal veicolo tg. YY 0Y0 YY LE , deve ritenersi superata in favore del MMM la presunzione di corresponsabilità prevista dall'art. 2054 2° comma c.c. , perchè nulla avrebbe potuto fare per rendere anche meno gravi le conseguenze dell'incidente.

Deve pure escludersi un concorso ex art. 1227 c.c. atteso che il teste escusso, sig. BBB Mmm, indifferente, ha confermato che, pur indossando le cinture di sicurezza, a causa del tamponamento, il conducente del veicolo tamponato riportò lesioni personali lamentando dolori al collo, alla spalla al braccio ed al gomito destro.

Per tale motivo, questo Giudice, non può che ritenere sussistente in capo alla S.p.A. GENERALI , ora GENERALI ITALIA l’obbligo del risarcimento in favore del conducente del veicolo proprio assicurato .

Per quel che concerne il quantum, questo magistrato, data l’entità e la tipologia delle lesioni, ha ritenuto di disporre CTU medica, per avere certezza in ordine alla quantificazione del danno, anche alla luce della diversa valutazione delle lesioni tra il fiduciario di parte attrice e quello di parte convenuta .

Letto l’elaborato peritale, poiché lo stesso appare immune da vizi , anche alla luce dell'ulteriore risposta fornita dal CTU in sede di chiarimenti, il sottoscritto ne condivide le risultanze.

Il consulente, infatti, previo riconoscimento del nesso causale tra l'evento ed il danno, visti i certificati, ha riconosciuto, un danno da ITT per giorni 20 ; un danno da ITP al 50% per giorni 40; con postumi di danno biologico nella percentuale del 2%.

Ai fini della quantificazione delle stesse, tenuto conto delle disposizioni di cui all’articolo 139 del d.lg.vo 209/05, laddove è inserita la precisazione del danno biologico (“per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica una incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito”), e dei criteri di liquidazione; visto il comma 3 dello stesso articolo, laddove è scritto che “l’ammontare del danno biologico liquidato ai sensi del comma 1 può essere aumentato dal giudice in misura non superiore ad un quinto con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato”; Considerato, ancora, che, secondo l’evoluzione giurisprudenziale di merito, alla luce della pronuncia della Suprema Corte di Cassazione n. 26972 del 2008, va affermata la possibilità di risarcire la sofferenza morale del danneggiato personalizzando il risarcimento del danno biologico nei limiti di cui agli artt. 138 e 139 del codice delle assicurazioni ( Trib. Piacenza 4/6/09 n. 401 in Banca dati Juris Data; Trib. Palermo, III Sez. Civ. 3/6/09 in Altalex- quotidiano di Informazione giuridica n. 2620 del 15/9/09; Trib. Venezia 27/2/09, in Giur. Merito 2009), dovendosi intendere definitivamente accantonata la figura del cosiddetto danno morale soggettivo (Trib. Monza sez. lavoro, 125/09 n. 241 in Giustizia a Milano 2009; Trib. Milano Sez. III 15/4/09 n. 5013 in Giustizia a Milano 2009; Trib. Palermo 12/3/09 in Banca dati Juris Data); viste le tabelle di aggiornate dal D.M. Sviluppo Economico ; tenuto conto della intrinseca incidenza delle lesioni subite dalla parte danneggiata sulla sua vita, ( anche per la persistenza della sintomatologia dolorosa), si ritiene che il danno riportato dalla parte attrice vada personalizzato e possa essere aumentato di 1/5 così come previsto dall’art. 139 del dlgvo 209/05 e debba essere così liquidato:

Età del danneggiato : 20 anni
Percentuale di invalidità permanente : 2%
Giorni di invalidità assoluta : 20 gg.
Giorni di invalidità parziale al 50%: 40 gg.
Giorni di invalidità parziale al 25%: gg.
________________________________________
Danno Biologico Permanente
Valore del punto per invalidità del 2% : € 791,95 x 1.1 € 871,15
Percentuale di riduzione per età di 20 anni : 5%
(€ 871,15 x 2) - 5% € 1.655,18
Danno Biologico Temporaneo
Inabilità assoluta : € 46,20 x 20 gg € 924,00
Inabilità parziale al 50%: € 46,20 x 40 gg x 50% € 924,00
Inabilità parziale al 25%: € 46,20 x gg x 25% € 0,00
€ 1.848,00
Personalizzazione : € (1.655,18 + 1.848,00) x 20% € 700,64
Spese documentate : € 0,00
Totale : € 4.203,82

Nulla per le spese siccome non documentate.

Sulla somma complessivamente riconosciuta all'attualità, andranno calcolati gli interessi, che giusta pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Sent. n. 1712/95, nella quale si legge che l’orientamento giurisprudenziale di conteggiare sulla somma rivalutata gli interessi a far tempo dal dì dell’evento finisce con il produrre una iniqua locupletazione in favore del danneggiato il quale ha diritto agli interessi quale compensazione per la mancata disponibilità del controvalore in danaro del bene oggetto della lesione - controvalore che all’inizio è rappresentato dalla sorta capitale via via rivalutantesi), vanno calcolati non sulla somma liquidata all’attualità, bensì sulle somme esprimenti il danno al momento del sinistro, nonché sulle somme relative ai periodi intermedi tra la data dell’evento dannoso ed il momento della decisione, rivalutate in base agli indici medi.

Gli interessi, pertanto, vanno calcolati sulla minor somma corrispondente a quella liquidata all’attualità (ottenuta dividendo detta somma per il coefficiente ISTAT relativo alla data del fatto), via via annualmente rivalutata sulla base degli indici ISTAT dalla data del fatto a quella della presente sentenza, con esclusione degli interessi sugli interessi.

Dalla data di pubblicazione della sentenza sulla somma così come liquidata all’attualità, devono aggiungersi gli interessi legali sino al soddisfo.

Le spese di lite vanno poste a carico della soccombenza .

Visti i nuovi parametri forensi introdotti dal D.M. G. del 10/3/14 n. 55 in G.U. 02/04/2014 , entrato in vigore il 03/14/14; tenuto conto del valore del danno; della natura e della complessità della controversia; delle questioni trattate; dell’esito del giudizio; dell’attività professionale svolta dal Procuratore; del numero delle parti in causa; le competenze vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da MMM PPP contro la spa GENERALI ASS.NI, ora GENERALI ITALIA nonchè contro OOO MMM , così provvede:

- D ichiara la contumacia di OOO MMM;

- Accoglie la domanda e , per l’effetto, riconosciuta la esclusiva responsabilità del conducente del veicolo della OOO nella determinazione nonchè la sussistenza dei requisiti di cui all’art. 149 del dlgvo 209/05, condanna la spa GENERALI ITALIA ASS.NI al pagamento in favore della parte attrice, della somma pari ad euro 4.203,82 all’attualità, oltre interessi da calcolarsi come in motivazione;

- Condanna la parte convenuta al pagamento delle competenze di lite che liquida, in euro 1.510,00 di cui € 120,00 per spese; oltre IVA e CPA e rimborso delle spese generali nella percentuale del 15 %, da attribuirsi al procuratore ex art. 93 c.p.c.

- Condanna la convenuta al rimborso delle spese di CTU nella misura di euro 350,00 oltre accessori se documentati, giusta decreto in atti .

- Così deciso in Ottaviano il 30/5/14

IL GIUDICE DI PACE

DOTT. SSA MARIA CUOMO

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Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Ottobre 2014 19:28  
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Giudice di Pace di Nola

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