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Incasso fraudolento bonifico postale domiciliato: responsabilità delle Poste e risarcimento danni (M. Cuomo)

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Con la sentenza in commento, il Giudice di Pace ha ritenuto illegittimo il comportamento tenuto dalla spa POSTE ITALIANE per aver omesso di conservare ovvero per aver rifiutato di consegnare la ricevuta originale sulla quale era apposta la firma della persona che, fraudolentemente, aveva incassato il bonifico postale domiciliato destinato alla attrice. Invero, dopo aver premesso che le disposizioni del Testo Unico bancario sono applicabili anche alla spa POSTE ITALIANE, il Giudice  ha ricordato, come statuito dalla Suprema Corte, che il diritto del cliente ad ottenere dall’istituto bancario la consegna di copia della documentazione relativa alle operazioni dell’ultimo decennio, si configura come un diritto sostanziale la cui tutela è riconosciuta come situazione giuridica “finale” e non strumentale. Ne consegue che, per il riconoscimento di tale diritto non assume alcun rilievo l’utilizzazione che il cliente intenda fare della documentazione, una volta ottenutala, e deve escludersi in particolare che tale utilizzazione debba essere necessariamente funzionale all’esercizio di diritti inerenti il rapporto contrattuale corrente con l’istituto di credito, ben potendo invece essere finalizzata a far emergere un illecito di un terzo soggetto ed anche di un dipendente della Banca (Giudice di Pace di Ottaviano - sentenza del 13.03.2013).


UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI OTTAVIANO

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace Dott.ssa MARIA CUOMO, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa iscritta al n. 423/12 RGNR ASSEGNATA A SENTENZA IL 06/03/13

promossa da

AAA SSS, nata il <…> a <…> (NA) e residente in <…> (NA), alla Via <…> n. 3, C.F.: <…> ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv. Sss NNN (c.f.: <…>) sito in Ottaviano alla Via <…> dal quale è rappresentata e difesa giusta procura a margine della citazione ; - parte attrice –

CONTRO

S.p.A. Poste Italiane, Società con Socio Unico, PI 01114601006- C.F. 97103880585, con sede legale in Roma al V.le Europa n° 190 c.a.p. 00144, in persona del suo legale rappresentante pro tempore , rapp.to e difeso dall’avv. Mmm Lll — CF <…> - della Struttura Affari Legali — Area Territoriale Sud — Dislocazione di Napoli, Piazza Matteotti n° 2 giusta procura generale alle liti conferita per atto del <…> di Roma. Repertorio n. <…> - Raccolta n. <…> del <…>, la quale ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni presso il seguente indirizzo e- mail <…> ovvero al n° di fax <…> e con la stessa elett.te dom.to presso l’Ufficio postale di Ottaviano - convenuta -

OGGETTO: Risarcimento danni per mala gestio e ricostituzione della classe di merito.

CONCLUSIONI: Come da verbale

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Preliminarmente si osserva che non si è proceduto alla redazione dello svolgimento del processo, in ossequio al nuovo art. 132 c.p.c. come novellato ex lege 69/09, entrata in vigore il 4/7/09.

La domanda proposta dalla parte attrice con l’atto di citazione ritualmente notificato volta ad ottenere la declaratoria di responsabilità della SPA POSTE ITALIANE e, conseguentemente, la sua condanna al pagamento della somma pari ad euro 2.316,46 pari all'importo del bonifico fraudolentemente incassato ed al risarcimento degli ulteriori danni patrimoniali e non patrimoniali da quantificarsi equitativamente il tutto oltre interessi e rivalutazione come per legge dall'evento al saldo e vittoria delle spese di lite è fondata e va accolta per quanto di ragione.

La titolarità del diritto ad agire ed a resistere nel presente giudizio, in capo alle parti risulta documentalmente provata e non contestata per cui deve ritenersi che il contraddittorio sia stato correttamente instaurato.

Disporre Bonifici Domiciliati è una pratica semplice e, sempre più diffusa, costituendo una delle modalità preferite dall'INPS per procedere al pagamento delle proprie prestazioni. Per attivare il servizio basta compilare e inviare a Poste Italiane il modulo scaricabile da Banco Posta Impresa online; successivamente, il correntista può trasmettere, tramite lo stesso collegamento, le informazioni necessarie per il pagamento, quali: l' importo della disposizione, i dati identificativi del beneficiario, la causale e le eventuali istruzioni per il pagamento.

Il correntista deve comunicare al beneficiario le informazioni utili per l' incasso della somma, che può essere riscossa entro l' ultimo giorno lavorativo del mese solare successivo a quello di invio della disposizione.

Il beneficiario può presentarsi allo sportello di qualsiasi ufficio postale e può riscuotere l' importo previa presentazione del documento di riconoscimento e del codice fiscale.

Per rendere il pagamento ancora più sicuro, il correntista ha la possibilità di inserire nella disposizione una parola chiave che il beneficiario deve comunicare di sportello al momento del pagamento.

Così come ritenuto dalla parte attrice,le disposizioni del Testo Unico bancario sono applicabili anche alla spa POSTE ITALIANE.

L'art. 8 della L. 17 febbraio 1992 relativa alle Norme sulla Trasparenza Bancaria, al comma 4 stabilisce il diritto del cliente ad ottenere dalla Banca copia della documentazione di ogni singola operazione posta in essere in relazione a determinati contratti bancari. In particolare la norma in questione così stabilisce: “Il cliente ha diritto di ottenere, entro un congruo termine, e comunque non oltre sessanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere a partire dal quinto anno precedente nell’ambito di rapporti di deposito o conto corrente, con facoltà per gli enti e i soggetti di cui all’art. 1 di ottenere il rimborso delle spese”. Tale disposto normativo era tuttavia limitato ai soli contratti di deposito e di conto corrente e relativo alle operazioni poste in essere negli ultimi cinque anni.

L’art. 119 ultimo comma del d. lgs. 385/93 (Testo Unico Bancario) ha ampliato il contenuto di cui al riportato art. 8 comma 4 L. 154/92 ed in particolare così stabilisce: “Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni hanno il diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni”.

Il Testo Unico Bancario ha pertanto esteso il diritto già riconosciuto dalla Legge sulla Trasparenza Bancaria, originariamente apportando tre innovazioni: le operazioni bancarie delle quali viene richiesta la documentazione possono inerire qualsiasi contratto perfezionato e dunque non sono più limitate ai soli rapporti di deposito e di conto corrente; il termine entro il quale deve essere consegnata la documentazione richiesta non può eccedere i novanta giorni e non più i sessanta originariamente previsti dall’art. 8 comma 4 L. 154/92; infine il cliente ha il diritto di chiedere la documentazione delle operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni e non più soltanto degli ultimi cinque anni.

Il rendiconto deve avvenire sempre a spese del soggetto richiedente.

Una ulteriore innovazione è stata poi introdotta dall’art. 24 d. lgs. 4 agosto n. 342, che ha infatti modificato l’originario art. 119 ultimo comma d. lgs. 385/93, stabilendo che il diritto alla documentazione delle singole operazioni deve essere riconosciuto non soltanto al cliente, ma anche al successore a qualunque titolo ed a chi subentra nell’amministrazione dei beni del cliente. Pertanto con tale ultima estensione si è riconosciuto al curatore fallimentare – il quale difatti amministra il patrimonio del fallito sotto la direzione del giudice delegato – la facoltà di esercitare il diritto in esame, benchè relativo ad operazioni bancarie del soggetto fallito. Ne consegue che il curatore potrà richiedere copia della documentazione anche se inerente a rapporti che si siano automaticamente sciolti a seguito dell’avvenuta dichiarazione di fallimento.

Il diritto ad ottenere la documentazione relativa ad operazioni bancarie, legittimato nelle differenti disposizioni normative di cui sopra, ha lo scopo di evitare pretestuosi rifiuti da parte della Banca richiesta, tesi a negare un diritto – ora definitivamente consacrato – del cliente.

In proposito si osserva che la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha sancito che il diritto del cliente ad ottenere dall’istituto bancario la consegna di copia della documentazione relativa alle operazioni dell’ultimo decennio, si configura come un diritto sostanziale la cui tutela è riconosciuta come situazione giuridica “finale” e non strumentale. Ne consegue che, per il riconoscimento di tale diritto non assume alcun rilievo l’utilizzazione che il cliente intenda fare della documentazione, una volta ottenutala, e deve escludersi in particolare che tale utilizzazione debba essere necessariamente funzionale all’esercizio di diritti inerenti il rapporto contrattuale corrente con l’istituto di credito, ben potendo invece essere finalizzata a far emergere un illecito di un terzo soggetto ed anche di un dipendente della Banca (Cass. civ. sez. I, sent. n. 11733 del 19/10/1999). Quest’ultima, pertanto, non può rifiutare una richiesta avanzata in ossequio a quanto sancito dall’art. 119 ultimo comma d. lgs. 385/93.

Alla luce di quanto innanzi, va ritenuta la illegittimità del comportamento tenuto dalla spa POSTE ITALIANE per aver omesso di conservare ovvero per aver rifiutato la consegna della ricevuta originale sulla quale era apposta la firma della persona che, fraudolentemente, ha incassato il bonifico postale domiciliato destinato alla attrice, considerato che , da tale omissione è conseguita, perchè è provata documentalmente, l'archiviazione del procedimento penale scaturito dalla denuncia sporta dalla persona che avrebbe dovuto beneficiare del bonifico stesso e che, aveva interesse alla punizione del colpevole.

Considerato, quindi, che, la prova del corretto adempimento della prestazione incombeva sulla parte convenuta e che, tale prova non è stata fornita; valutato negativamente il comportamento del legale rapp.te della SPA POSTE ITALIANE che ha omesso di presentarsi per rendere l'interrogatorio formale per la facoltà riconosciuta ex art. 232 c.p.c. , al magistrato di ritenere come ammessi i fatti dedotti , valutati anche alla luce degli atti prodotti (Cass. Civ. 2/2/95 n. 1264) e delle ulteriori risultanze istruttorie ( Cass. Civ. 5/11/01 n. 13635), non può che ritenersi fondato il diritto della parte attrice ad ottenere non solo il pagamento della somma pari ad euro 2.316,46 con gli interessi dalla data del bonifico a quello del saldo, ma anche il suo diritto al risarcimento dei danni che, per la impossibilità oggettiva di procedere alla loro quantificazione si stima giusto determinare equitativamente ex art. 1226 c.c. in euro 500,00 cui vanno aggiunti gli interessi dalla domanda al saldo.

Le spese di lite devono essere poste a carico della parte soccombente e, stante la dichiarazione resa dal Procuratore della parte attrice, esse gli vanno attribuite .

Visto il Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi contenuto nel D.M. del 20/07712 n. 140, in G.U. n. 195 del 22/08/2012; da tenere in considerazione, a prescindere dall’attività svolta dai procuratori in precedenza ( sul punto Tribunale Varese, sez. I civile, sentenza 26.09.2012 n° 1252 laddove è scritto che “L’art. 41 del decreto contiene una espressa norma di diritto intertemporale in cui è previsto che le disposizioni di nuovo conio si applichino “alle liquidazioni successive alla entrata in vigore” del DM stesso (quindi, dal 23.8.2012). Il regolamento, ai fini della applicabilità ai processi pendenti, indica, dunque, quale parametro di riferimento, non il momento in cui si è conclusa l’attività del professionista (momento statico) ma il momento in cui il giudice deve provvedere a liquidare il compenso (momento dinamico). Ciò vuol dire che è irrilevante il referente temporale che fa da sfondo all’attività compiuta e rileva, invece, la data storica vigente al momento dell’attività giudiziale-procedimentale di quantificazione del compenso spettante”) tenuto conto del valore del danno complessivo; della natura e della complessità della controversia; delle questioni trattate; dell’esito del giudizio; dell’attività professionale svolta dal Procuratore; del numero delle parti in causa, esse vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da AAA SSS contro la SPA POSTE ITALIANE in persona del legale rapp.te, così provvede:

Accoglie la domanda e, per l’effetto, ritenuta integrata la responsabilità della spa POSTE ITALIANE per il pagamento effettuato in favore di una persona diversa dal beneficiario e la responsabilità per aver omesso di conservare ovvero di consegnare la ricevuta originale sulla quale era stata apposta la firma della persona che ha incassato il bonifico, condanna la SPA POSTE ITALIANE in pers. leg. rapp.te p.t. pagamento della somma pari ad euro 2.316,46 con gli interessi dalla data del bonifico a quello del saldo, ed al risarcimento dei danni nella misura di euro 500,00 cui vanno aggiunti gli interessi dalla domanda al saldo.

- Condanna la SPA POSTE ITALIANE in persona del legale rapp.te, , al pagamento delle spese del giudizio che liquida in complessivi € 1.370,00, di cui € 120,00 per spese, € 1.250,00 per diritti ed onorari, oltre IVA e CPA da attribuirsi al procuratore ex art. 93 c.p.c.

Così deciso in Ottaviano il 13/3/13

IL GIUDICE DI PACE

DOTT. SSA MARIA CUOMO

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