AvvocatiOttaviano.it

Il sito degli avvocati del Mandamento di Ottaviano

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri


Cass. 17092/2012. Amianto - morte lavoratore - danno non patrimoniale - risarcimento - parametri

E-mail Stampa PDF

In materia di risarcimento danni, in caso di lesione di un diritto fondamentale della persona, la regola, secondo la quale il risarcimento deve ristorare interamente il danno subito, impone di tenere conto dell'insieme dei pregiudizi sofferti, ivi compresi quelli esistenziali, purché sia provata nel giudizio l'autonomia e la distinzione degli stessi, dovendo il giudice, a tal fine, provvedere all'integrale riparazione secondo un criterio di personalizzazione del danno, che, escluso ogni meccanismo semplificato di liquidazione di tipo automatico, tenga conto, pur nell'ambito di criteri predeterminati, delle condizioni personali e soggettive del lavoratore e della gravità della lesione e, dunque, delle particolarità del caso concreto e della reale entità del danno (Cassazione civile, sez. lavoro, sentenza 08.10.2012 n° 17092).


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STILE Paolo - Presidente

Dott. BALESTRIERI Federico - Consigliere

Dott. BERRINO Umberto - Consigliere

Dott. ARIENZO Rosa - Consigliere

Dott. BLASUTTO Daniela - rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11983/2008 proposto da:

<...>, elettivamente domiciliato in <...>, presso lo studio dell'avvocato <...>, rappresentato e difeso dall'avvocato <...>, giusta delega in atti; - ricorrente -

<...> S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, successivamente <...> S.P.A. IN LIQUIDAZIONE, in persona del Curatore Fallimentare, elettivamente domiciliata in <...>, presso lo studio dell'avvocato <...>, rappresentata e difesa dall'avvocato <...>, giusta delega e procura speciale notarile in atti; -  controricorrente -

avverso la sentenza n. 170/2008 della CORTE D'APPELLO di L'AQUILA, depositata il 19/03/2008 R.G.N. 702/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 17/07/2012 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO;

udito l'Avvocato <...> per delega <...>;

udito l'Avvocato <...>;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FRESA Mario, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

Con sentenza depositata il 18.3.2008, la Corte di Appello di L'Aquila rigettava il gravame proposto da <...> avverso la sentenza del Tribunale di Teramo che, in accoglimento della domanda di accertamento proposta dalla <...> s.p.a., aveva dichiarato la legittimità del licenziamento irrogato all'appellante dalla predetta società datrice di lavoro. La giusta causa si riferiva allo svolgimento dell'attività di cameriere presso una pizzeria in giornate nelle quali il <...> era rimasto assente dal lavoro per un episodio di lombosciatalgia acuta da sforzo.

Osservava la Corte territoriale che costituivano dati pacifici in giudizio lo svolgimento della suddetta occupazione per numerosi giorni nel periodo di assenza dal posto di lavoro per inabilità temporanea assoluta e lo spostamento, effettuato a bordo di una motocicletta lungo un percorso impegnativo di circa venti chilometri, che il <...> doveva compiere per il raggiungimento della pizzeria. Tali circostanze, unitamente alle modalità della prestazione lavorativa dì cameriere, richiedente un impegno fisico presumibilmente non inferiore a quello tipico delle mansioni di addetto all'imballaggio svolte alle dipendenze della soc. <...>, erano incompatibili, alla stregua del notorio, con la dedotta lombosciatalgia, con la conseguenza che o la suddetta patologia non era realmente esistente o, se lo era, il lavoratore avrebbe dovuto astenersi da qualsiasi comportamento che potesse pregiudicare le sue prospettive di guarigione; in entrambi i casi era ravvisabile un comportamento colpevolmente inadempiente, di gravità tale da inficiare radicalmente il rapporto fiduciario. A tale conclusione era possibile pervenire senza dare ingresso all'istanza istruttoria del <...>, volta all'ammissione di una c.t.u. medico-legale.

Per la cassazione di tale sentenza <...> propone ricorso, affidato a cinque motivi.

Resiste con controricorso la società <...>.

Entrambe le parti hanno depositato memorie ex articolo 378 c.p.c..

Successivamente si è costituito il Fallimento della <...> s.p.a., in persona del curatore, autorizzato a resistere in giudizio con decreto emesso dal giudice delegato il 3 luglio 2012.

Diritto

Con il primo motivo, si denunzia violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 116 cod. proc. civ., in relazione all'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, per non avere la Corte territoriale accolto l'istanza di ammissione di c.t.u. medico-legale al fine di stabilire se il lavoro svolto presso la pizzeria avesse potuto aggravare le condizioni di salute del ricorrente o ritardarne la guarigione. La Corte di appello, senza avvalersi di alcun accertamento tecnico, aveva espresso un giudizio di non compatibilità - tra l'espletamento di dette attività e la lombo sciatalgia - privo di qualsiasi obiettivo riscontro, mentre nella memoria di costituzione in primo grado il <...> aveva specificamente dedotto che le posture tipiche del cameriere (posizioni della regione tronco-dorsale, brevi camminamenti, effettuazione di soste e periodo di riposo) ben potevano essere assunte da un soggetto lombosciatalgico senza aggravamento nè ritardo nella guarigione.

Con il secondo e il terzo motivo, si lamenta violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 115 cod. proc. civ., in relazione all'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, per avere la Corte territoriale affermato che l'incompatibilità della condotta del lavoratore con i doveri scaturenti dal rapporto di lavoro poteva essere ritenuta sussistente alla stregua del notorio. Al contrario, il fatto notorio - inteso come fatto acquisito alle conoscenze della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile e incontestabile - non poteva essere richiamato nella fattispecie sia perchè quello che il giudice di merito aveva così qualificato era in realtà un giudizio di valore implicante una serie di accertamenti di natura tecnica, sia comunque per non costituire la affermata "incompatibilità" una circostanza rientrante nella conoscenza comune della collettività, ma al più il frutto di conoscenze o esperienze particolari di quel giudice. In ogni caso, la mancata ammissione della c.t.u. medico-legale aveva impedito al ricorrente di potere vincere la presunzione che il giudice aveva affermato derivare dal fatto notorio; difatti, il ricorrente aveva allegato di essere affetto da lombosciatalgia cronica e di avere lavorato solo per poche ore e per qualche sera presso la pizzeria con mansioni paragonabili a quelle di un direttore di sala senza perciò avere aggravato la patologie e/o ritardato la guarigione. Tutte circostanze che, attraverso l'accertamento tecnico, avrebbero consentito di disattendere il suddetto giudizio solo presuntivo.

Con il quarto motivo, il ricorrente denuncia l'insufficiente motivazione della sentenza impugnata laddove questa ha affermato la possibilità di due sole alternative: "...o il dipendente era in grado di lavorare ed allora aveva il dovere di non sottrarsi alla obbligazione di rendere la sua prestazione, ovvero non era in grado, ed aveva il dovere di astenersi da qualsiasi comportamento che potesse pregiudicare le sue prospettive di guarigione". A tale alternativa il giudice di appello era pervenuto sulla base del presupposto - privo di riscontro oggettivo - che l'impegno fisico richiesto per il compimento dell'attività di cameriere fosse "presumibilmente non inferiore" a quella richiesta per lo svolgimento delle mansioni cui il ricorrente era adibito presso la società appellata (attività di imballaggio). Tale ragionamento era inficiato dal vizio logico di non avere considerato come possibile l'ipotesi data dallo svolgimento di un'attività richiedente un minore sforzo fisico rispetto a dette mansioni.

Con il quinto ed ultimo motivo, il ricorrente, sulla premessa di avere subito una grave lesione del diritto di difesa per effetto della decadenza dalla prova testimoniale dichiarata in primo grado a causa dell'assenza del suo originario difensore, deduce che il giudice di appello avrebbe dovuto ammettere in secondo grado i mezzi di prova da ritenere indispensabili ai fini della decisione, quale la prova per testi vertente sulle modalità indicate al punto 2 del ricorso in appello.

Con i primi quattro motivi, si denunziano errores in iudicando e vizi di motivazione unitariamente riconducibili al giudizio valutativo espresso dal giudice di appello che, senza acquisire elementi di cognizioni attraverso una c.t.u. medico-legale, oggetto di specifica istanza istruttoria, aveva ritenuto di potere comunque affermare l'incompatibilità dell'impegno fisico richiesto dallo svolgimento dell'attività di cameriere con il dovere del <...>, assente dal posto di lavoro per infortunio, di non aggravare con il proprio comportamento durante l'assenza le possibilità di guarigione. A tale carenza il giudice di merito aveva poi ovviato facendo ricorso improprio al fatto notorio e comunque non consentendo all'appellante di vincere la presunzione derivante dalla prova indiziaria.

I motivi sono infondati.

L'oggetto dell'accertamento medico-legale invocato dall'appellante, per quanto si desume dal ricorso, stante il principio di autosufficienza dello stesso, era interamente incentrato sulle caratteristiche dei movimenti tipici che può assumere un cameriere nell'espletamento dei suoi compiti di servizio ai tavoli, quali: "1) posizione tronco-dorsale sia in piedi che seduto; 2) posizione tronco-dorsale piegata la massimo per la consegna della singole portate su un tavolo (avente altezza non minore di mt. 1,00/1,15); 3) brevi camminamenti per brevi minuti; 4) prevalente postura della regione tronco-dorsale eretta, per il controllo dei clienti; 5) effettuazione di soste e di periodi di riposo". Tale attività era poi messa a confronto con quella propria delle mansioni (da ultimo) assegnate al ricorrente e consistenti nell'espletamento dell'attività di imballaggio, che - secondo quanto dedotto dalla stessa parte - comporta pericolose sollecitazioni della regione tronco dorsale e sono altamente lesive per un soggetto affetto da malattia lombosciatalgica.

Deve tuttavia osservarsi che, se è vero che l'accertamento richiesto avrebbe consentito un approfondimento delle circostanze su cui si incentra l'attuale impugnazione, è altrettanto vero che il relativo riscontro, quand'anche effettuato, non avrebbe esaurito la serie logico-giuridica delle argomentazioni su cui la sentenza impugnata si fonda.

Questa ha, difatti, evidenziato come anche la percorrenza di una tratta di diversi chilometri a bordo di un motociclo con fondo stradale difficoltoso costituisse (l'altro) comportamento pregiudizievole per le possibilità e i tempi della guarigione, in nesso causale diretto con la patologia lombosciatalgica. Anche tale condotta era indicata nella lettera di contestazione e nel successivo licenziamento per giusta causa.

La sentenza ha dunque valutato unitariamente le due componenti di sollecitazione dell'apparato osteoarticolare, quella insita nella necessità di percorrere lunghe e non agevoli tratte stradali a bordo di un motociclo e quella connessa allo svolgimento dell'attività di cameriere.

Il ricorso per cassazione si incentra solo sul secondo fattore, del quale si lamenta la mancata verifica di incidenza causale, omettendo di considerare la prima componente, che la stessa sentenza impugnata chiaramente indica come causalmente efficiente, al pari dell'altro fattore.

Non solo non è stato censurato tale essenziale passaggio motivazionale della sentenza, tale da far degradare a fatto non decisivo per il giudizio (da cui l'insussistenza del vizio di cui all'articolo 360 c.p.c., n. 5) il mancato accertamento dell'incidenza dello svolgimento dell'attività di cameriere sulle possibilità di guarigione della lombosciatalgia acuta, ma pure le censure con cui si assume l'error in iudicando, essendo incentrate esclusivamente sulla riconducibilità o meno al notorio e sulla possibilità di vincere la relativa presunzione, nessuna valenza assumono con riferimento al giudizio, pure presuntivo, avente ad oggetto l'altra concorrente condotta, la quale resta non investita da censure. Non risulta che siano state interessate da specifiche istanze istruttorie le questioni riferibili alla natura del percorso stradale, alla sua lunghezza e al mezzo di trasporto utilizzato dal <...>, di talchè l'eventuale accertamento medico-legale avente ad oggetto esclusivamente la compatibilità della lombosciatalgia con l'espletamento dell'attività di cameriere non avrebbe valenza determinante.

Al riguardo, deve pure osservarsi che non può ritenersi estraneo al giudizio vertente sul corretto adempimento dei doveri di buona fede e correttezza gravanti sul lavoratore un comportamento che, inerente ad attività extralavorativa, denoti l'inosservanza di doveri di cura e di non ritardata guarigione (cfr. Cass. n. 9474 del 2009, con cui è stata cassata la decisione della corte territoriale che aveva ritenuto non contrastante con i doveri del dipendente nel periodo malattia la condotta di un lavoratore che, pendente un ciclo riabilitativo per l'insorgenza di coxoartrosi, guidava una moto di grossa cilindrata, prendeva bagni di mare e prestava attività di direttore sanitario presso altro presidio sanitario).

Circa il quinto motivo del ricorso, a prescindere dall'assenza di qualsiasi censura di ordine processuale avente ad oggetto la dichiarata decadenza dalla prova (decadenza alla quale il giudice di appello non avrebbe potuto ovviare con l'esercizio di poteri istruttori d'ufficio se non in presenza di specifici presupposti, nella specie nemmeno dedotti), deve parimenti rilevarsi che i capitoli della prova testimoniale articolati in primo grado non sono stati riportati puntualmente, in violazione del principio di autosufficienza, di talchè, anche solo per tale ragione, il motivo è inammissibile, in quanto non rispettoso delle prescrizione di cui all'articolo 366 cod. proc. civ., n. 6. Ove poi si dovesse dare rilievo a quanto sinteticamente riportato dal ricorrente nella narrativa del ricorso di legittimità, gli elementi di fatto su cui verteva la richiesta istruttoria testimoniale riguardavano sempre, ed unicamente, la circostanza di "avere lavorato per poche ore e per qualche sera presso la pizzeria di un amico con mansioni paragonabili a quelle di un direttore di sala e quindi senza la necessità di dover compiere alcuno sforzo".

In conclusione, in alcun modo è stata interessata dalla presente impugnazione la ragione di fatto costituita dalla probabilità, assunta con giudizio di verosimiglianza causale, che esercitasse un'incidenza peggiorativa sulla patologia osteoarticolare il (concorrente) comportamento costituito dall'uso reiterato e prolungato di un mezzo di trasporto che comporta sollecitazioni dell'apparato osteoarticolare.

Per tali ragioni il ricorso va respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controparte, delle spese del presente giudizio, liquidate in euro 40,00 per esborsi, euro 3.000,00 per onorario, oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A..

Commenti

Registrarsi per inviare commenti all'articolo o repliche a commenti
 
Articoli collegati :

» Micropermanenti: risarcibili anche in assenza di indagini strumentali (M.Cuomo)

Il Giudice di Pace, con la sentenza in esame, ha ritenuto la risarcibilità delle lesioni di lieve entità anche in assenza di accertamento clinico strumentale. Ha sostenuto, infatti, che con la legge 27/2012, in sede di conversione del D.L. 1 del...

» Danno morale: non dovuto se non allegato e non provato (A.Esposito).

Nulla è dovuto per il danno morale, se non allegato e non provato. Tanto ha affermato il Giudice di Pace aderendo al principio enunciato dalla Suprema Corte a Sezioni Unite, con la sentenza numero 26972 dell’11 novembre 2008. La lettura...

» Cass. 17320/2012. Morte immediata - danno biologico e danno morale - iure proprio e iure hereditario

Nel caso di morte immediata o intervenuta a breve distanza dallo evento lesivo, non è predicabile la tutela risarcitoria del danno biologico e del danno morale in favore della vittima. Nel caso in cui la vittima sopravviva per un tempo apprezzabile...

» Cass.16516/2012. Danno non patrimoniale - integrale ristoro - adeguata personalizzazione.

Il danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cod. civ. costituisce un’unica voce di danno, che è però suscettibile di atteggiarsi con varie modalità e secondo molteplici aspetti, nei singoli casi: dal danno biologico, medicalmente...

» Cass. 5230/2012. Danno Biologico - danno Morale - duplicazione risarcitoria - criteri

Il danno non patrimoniale derivante dalla lesione dell'integrità fisica del lavoratore, identificato nella sommatoria di danno biologico (all'integrità fisica) e danno morale (consistente nella sofferenza per l'ingiuria fisica subita), non...

» Sinistro stradale - Lesioni personali - Danno Biologico - Danno Morale - Sussistenza (A. Esposito)

Nell'ambito della categoria generale del danno non patrimoniale, la cui risarcibilità è limitata, per espressa previsione normativa, ai soli casi previsti dalla legge, il danno morale pur non individuando un'autonoma categoria di danno, in quanto...

» Cass. 2228/2012. Risarcimento del danno non patrimoniale: va sempre personalizzato

Con questa sentenza la Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo il quale in tema di risarcimento di danno non patrimoniale il risarcimento va personalizzato anche se liquidato in via equitativa. Pertanto, i criteri di liquidazione...

» Tribunale Torre Annunziata - Danno morale: valutazione equitativa del giudice

Il Tribunale di Torre Annunziata- sez. Castellammare di Stabia - con la sentenza in esame ha ritenuto che " il danno morale, oltre ad avere una sua autonomia ontologica rispetto al danno biologico, ha anche autonomia risarcitoria rispetto a...

» Cass.18641/2011: Risarcibilità del danno morale

Da una attenta lettura, le pronunce delle sezioni unite di questa corte non hanno mai predicato un principio di diritto funzionale alla scomparsa per assorbimento ipso facto del danno morale nel danno biologico, avendo esse viceversa indicato al...

» Cass. 16424/2011: Danno esistenziale: inammissibilità di autonoma categoria.

Non è ammissibile nel nostro ordinamento l’autonoma categoria di “danno esistenziale”, inteso quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona atteso che, ove in essa si ricomprendano i pregiudizi scaturenti dalla lesione di...

» Danno Biologico: aumento del quinto ex art. 139 CdA (M.Cuomo)

Il Giudice di Pace, con la sentenza che segue ha, ai sensi  dell'art. 139 del Codice delle Assicurazioni, aumentato l'ammontare del danno biologico di un quinto, considerato che, secondo l'evoluzione giurisprudenziale di merito, alla luce della...

» Cass. n.19816/2010: Risarcimento danno non patrimoniale

La parte danneggiata da un comportamento illecito che oggettivamente presenti gli estremi del reato ha diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali, ai sensi dell'art. 2059 cod. civ., i quali debbono essere liquidati in unica somma, da...

» Cass.n° 7786/2010: Ancora sulla risarcibilità del danno morale

La Cassazione ha ripreso, non contestandola, la questione della risarcibilità del danno morale che le SS.UU. avevano ritenuto non autonomamente risarcibile (Cassazione civile, Sezione 3, Sentenza n. 7786 del 31/3/2010).

» Cass.SS.UU.n.3677/2009 - Danno non patrimoniale

Le SS.UU. della Corte di Cassazione hanno ribadito  i seguenti principi di diritto: “Il danno c.d. esistenziale, non costituendo una categoria autonoma di pregiudizio, ma rientrando nel danno morale, non può essere liquidato separatamente solo...

» Tribunale Milano - Danno non patrimoniale

Tribunale di MilanoSezione V CivileSentenza 9 giugno 2009, n. 7515Le Sezioni Unite sono tassative nell’espungere dal sistema ogni possibilità di frammentazione, a fini risarcitori, del danno non patrimoniale.Infatti, non vi sono ragioni per...

» Cass.SS.UU.n.26972/2008 - Danno non patrimoniale

Le Sezioni unite della Corte di Cassazione si sono espresse sulla risarcibilità del danno morale ex art. 2059 cod. civ. La pronunzia ha ribadito che il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi previsti dalla legge, i quali si dividono in...

Giudice di Pace di Nola

Eventi Formativi

<<  Set 2018  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
       1  2
  3  4  5  6  7  8  9
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Un brocardo al giorno...

Leges ab omnibus intelligi debent.

Inveni nos in Facebook

Facebook Image

Accesso-Registrazione

logo.png