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Domanda riconvenzionale: erronea qualificazione. Le attività del convenuto (M. Cuomo)

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Con la domanda riconvenzionale, il convenuto abbandona l'atteggiamento di mero contrasto della domanda dell'attore (che si esprime con difese ed eccezioni) e cerca di rendere il processo funzionale all'affermazione di un proprio diritto soggettivo, tentando di ottenere dal giudice una pronuncia costitutiva, modificativa o estintiva. La riconvenzionale si distingue dalla domanda principale da un punto di vista formale: si instaura in un processo già pendente e contro un soggetto che è già parte di quel processo. Non occorre perciò alcun atto di costituzione essendo sufficiente la mera comparsa; ed è nella comparsa di risposta che il convenuto deve indicare la riconvenzionale. Comparsa di risposta che va solo depositata essendo la controparte già parte del giudizio. Si considerano riconvenzionali le domande che il convenuto effettua nei confronti degli altri convenuti, e quelle dell'attore verso il convenuto (reconventio reconventionis) (Giudice di Pace di Ottaviano - sentenza 18.05.2012)


UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI OTTAVIANO

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace DOTT.SSA. MARIA CUOMO, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa iscritta al n. 559/11 RGNR

assegnata a sentenza il 16/5/12

promossa da

UUU Ccc, nata ad Ottaviano il <...> ed ivi res.te alla Via Ppp Ppp , (C.F. <...>), elett.te dom.ta in S. Ggg Ves.no (NA), Via Mmm, presso lo studio dell’avv. Mmm EEE (C.F. <...>), che la rapp.ta e difende, giusta procura a margine della citazione; - parte attrice –

CONTRO

AXA Ass.ni S.p.A. con sede in Milano alla via Leopardi n. 15, in persona del legale rapp.te p.t., rapp.ta e difesa in virtù di mandato in calce alla copia notificata dell’atto di citazione, dall’Avv.Mmm TTT, tutti elett.te dom.ti in <...> alla via G.<...> n.14 preso lo studio dell’Avv. Rrr MMM; – parte convenuta –

NONCHE’

MMM Pasquale nato a <...> (NA) il <...> ed ivi residente alla Via Ccc, n. (C.F.: <...>) elett.te dom.to in <...> alla Via <...> n. 1, presso lo studio degli Avv.ti Fff CCC e Ddd ZZZ, dai quali è rapp.to e difeso come da procura in calce al’atto di citazione notificato ( il procuratore ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni di cui agli artt. 133, 134, 176 c.p.c. al seguente numero di Telefax: 081/<...> o in alternativa all’ indirizzo di posta elettronica: ddd<...>@ordineavvocati<...>.it ) - parte convenuta -

OGGETTO: Risarcimento danni .

CONCLUSIONI: Come da verbale

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Preliminarmente si osserva che non si è proceduto alla redazione dello svolgimento del processo, in ossequio al nuovo art. 132 c.p.c. come novellato ex lege 69/09, entrata in vigore il 4/7/09 .

La domanda proposta dalla parte attrice con l’atto introduttivo del giudizio volta ad ottenere il riconoscimento della responsabilità del conducente l’autocarro FIAT tg. XX 0X0 XX nella produzione del sinistro avvenuto il 29/3/08 e quindi, la condanna dei convenuti in solido al risarcimento dei danni subiti dal veicolo FIAT 500 tg. YY 000000 nella misura di euro 800,00 ovvero nella diversa misura accertata, è fondata e va accolta per quanto di ragione.

Erroneamente il convenuto ha qualificato la propria domanda come riconvenzionale: di fronte alla domanda dell’attore, il convenuto chiamato in giudizio, in attuazione del principio del contraddittorio e, costituendosi, può assumere vari atteggiamenti: 1) limitarsi a contestare la sua fondatezza sul presupposto dell’inesistenza dei fatti costitutivi ( nel senso che il fatto storico non si è verificato o si è svolto con modalità diverse da quelle prospettate ex adverso) o della disposizione di legge (nel senso che essa manca o contiene una disciplina diversa da quella indicata dall’attore): ed in questo caso siamo nell’ambito della mera difesa; 2) proporre eccezione, introdurre cioè, (come si esprime con grande chiarezza l’art. 2697 c.c., dove, appunto, il contenuto dell’eccezione è indicato - cfr., anche, art. 2734 c.c.), fatti estintivi, modificativi, impeditivi del diritto dedotto in giudizio al fine di conseguire il rigetto della domanda ( Le eccezioni sono di due tipi, come risulta dagli artt. 112, 416, 167 e 345 c.p.c. -questi due ultimi articoli nella versione adottata dalla legge 353/90- : rilevabili di ufficio e riservate esclusivamente alla parte); 3) formulare domanda di accertamento incidentale; 4) proporre domanda riconvenzionale.

L’eccezione può essere considerata sotto vari profili. In primo luogo, si pone il rapporto con la mera difesa. La contrapposizione tra fatti costitutivi, da un lato, e fatti estintivi e modificativi dall’altro non è disagevole, in quanto i secondi si verificano in un momento temporale successivo rispetto al compiersi dei primi, laddove molto più difficoltosa è l’opera volta a distinguere i fatti costitutivi da quelli impeditivi. Il rapporto tra mera difesa ed eccezione rientra “naturaliter” nella trattazione dell’onere della prova.

Sotto un altro profilo, si può approfondire l’eccezione, con riguardo cioè alla sua idoneità ad ampliare l’oggetto del processo. Si ritiene comunemente, e giustamente, che l’eccezione non dilati l’oggetto del processo: essa amplia la cognizione del giudice, non la portata della decisione.

La domanda riconvenzionale ricorre, quindi, quando il convenuto, nel processo civile, esercita apposita domanda (e quindi, autonoma azione) verso l'attore: non si limita cioè a difendersi, ma chiede un provvedimento a sé favorevole e sfavorevole all'attore, andando oltre il rigetto della domanda proposta.

Con la domanda riconvenzionale, il convenuto abbandona l'atteggiamento di mero contrasto della domanda dell'attore (che si esprime con difese ed eccezioni) e cerca di rendere il processo funzionale all'affermazione di un proprio diritto soggettivo, tentando di ottenere dal giudice una pronuncia costitutiva, modificativa o estintiva. La riconvenzionale si distingue dalla domanda principale da un punto di vista formale: si instaura in un processo già pendente e contro un soggetto che è già parte di quel processo. Non occorre perciò alcun atto di costituzione essendo sufficiente la mera comparsa; ed è nella comparsa di risposta che il convenuto deve indicare la riconvenzionale. Comparsa di risposta che va solo depositata essendo la controparte già parte del giudizio. Si considerano Riconvenzionali le domande che il convenuto effettua nei confronti degli altri convenuti, e quelle dell'attore verso il convenuto (reconventio reconventionis). L'incidentalità da cui è connotata la riconvenzionale non deve trarre in inganno: si tratta di una domanda che allarga l'oggetto di cognizione fattuale del giudice e del suo potere decisorio. Qualche difficoltà si registra in ordine alla distinzione tra riconvenzionale e fenomeno dell'eccezione. La diversità si nota sul piano sostanziale: solo l'eccezione è rilevabile dopo la scadenza del termine di prescrizione, e solo l'eccezione è opponibile a patto che il contratto non sia ancora stato eseguito.

A seguito della novella del 1990 ha trovato riconoscimento nel nostro ordinamento, in forza dell'art 183 cpc, la figura della "reconventio reconventionis":. è possibile che, a fronte della domanda riconvenzionale promossa dal convenuto, a sua volta, l'attore proponga un’altra domanda riconvenzionale ( ad esempio l'attore agisce in giudizio per ottenere il pagamento di un determinato credito; il convenuto propone, a sua volta, domanda riconvenzionale diretta ad ottenere l'accertamento di un contro-credito, magari di importo superiore. L'attore a questo punto propone una reconventio reconventionis, ad esempio, proponendo una domanda di risoluzione del contratto su cui è fondato il contro-credito. Queste due domande sono collegate tra loro, ecco perché se si parla di reconventio reconventionis: si fa una domanda riconvenzionale con cui si risponde ad una precedente domanda riconvenzionale).

Diversa dalla domanda riconvenzionale è l' eccezione riconvenzionale (che resta comunque nell'ambito della mera difesa): si tratta di un'eccezione che si fonda su fatti che, di per sé, potrebbero costituire la causa petendi di un'azione autonoma, ma che realizzano la funzione processuale dell'eccezione: il convenuto non sollecita provvedimenti positivi a sé favorevoli, ma tende ad ottenere solo il rigetto della domanda attorea, opponendo al diritto azionato un altro diritto, valevole a privare il primo della sua efficacia.

Considerato quanto innanzi, il contenuto della pretesa del MMM , volta ad ottenere la declaratoria di improcedibilità della domanda proposta dalla UUU la sua estraneità nella causazione del sinistro, con conseguente rigetto della domanda attorea, si sostanzia in una mera difesa , che, peraltro, è rimasta priva di prova, per quello che si dirà in seguito.

L’eccezione di nullità dell’atto introduttivo del giudizio non è condivisibile atteso che, la nullità della citazione per omessa determinazione dell'oggetto della domanda postula la totale omissione o l'assoluta incertezza del "petitum", inteso sotto il profilo formale del provvedimento giurisdizionale richiesto, e nell'aspetto sostanziale, come bene della vita di cui si domanda il riconoscimento. Detta ipotesi non ricorre quando l'individuazione del "petitum" cosi inteso sia comunque possibile attraverso un esame complessivo dell'atto introduttivo del giudizio, non limitato alla parte di esso destinata a contenere le conclusioni, ma esteso anche alla parte espositiva, costituendo il relativo apprezzamento una valutazione di fatto riservata al giudice di merito, e non censurabile in sede di legittimità se congruamente e correttamente motivata. (Cassazione civile, sez. II, 27/01/2012, n. 1236). Peraltro, nel giudizio civile davanti al giudice di pace, il contenuto dell’atto di citazione è disciplinato esclusivamente dall’art. 318 c.p.c., il quale prescrive che il medesimo deve contenere l’indicazione del giudice e delle parti, l’esposizione dei fatti e l’indicazione dell’oggetto in ottemperanza al principio di massima semplificazione delle forme. E’ anche possibile integrare i fatti già dedotti ed allegare fatti nuovi entro i limiti temporali previsti dall’art. 320 c.p.c. con la conseguenza che, l’atto di citazione deve ritenersi nullo, solo nel caso in cui, per la mancata o incompleta esposizione dei fatti, non è possibile la instaurazione del contraddittorio ( Cass. Civ. I 30/4/2005 n. 9025; Conf,. Cass. Civ. I 13/4/05 n. 7685; Cass. Civ. III 4/6/2002 n. 8074).

Preso atto della documentazione prodotta ed alla luce delle difese esplicitate dalle parti, va rilevata la perfetta integrazione del contraddittorio tra i soggetti TITOLARI DEL DIRITTO AD AGIRE E A RESISTERE .

Sui documenti prodotti in copia si osserva che, in tema di prova documentale, l’onere stabilito dall’art. 2719 c.c. di disconoscere espressamente la copia fotografica o fotostatica di una scrittura con riguardo sia alla conformità della copia al suo originale che alla sottoscrizione o al contenuto della scrittura stessa, implica che il disconoscimento sia fatto in modo formale e specifico e, successivamente alla produzione della copia in giudizio con la conseguenza che, qualora la relativa eccezione venga dedotta genericamente. senza riferimento circoscritto ad un determinato documento, la contestazione non preclude l’utilizzazione della copia come mezzo di prova (Cass. Civ. 14/3/06 n. 5461 e 5/1/05 n. 150 e sul punto anche Cass. Civ. sez. VI Ordinanza del 12/10/2011 n. 20951 nella quale si legge “In tema di copie fotografiche di scritture – cui vanno legittimamente assimilate le copie fotostatiche o fotocopie – l’art. 2719 del c.c. ne prescrive l’espresso disconoscimento con disposizione applicabile alle ipotesi tanto di disconoscimento della conformità della copia al suo originale, quanto di disconoscimento dell’autenticità della scrittura o della sottoscrizione. In entrambe le ipotesi, quindi, deve considerarsi applicabile la disciplina degli articoli 214 e 215 c.p.c., con la conseguenza , quindi, che dette copie si hanno per riconosciute, tanto nella loro conformità all’originale quanto alla scrittura e nella sottoscrizione, ove la parte comparsa non le abbia formalmente disconosciute alla prima udienza o nella prima risposta successiva alla loro produzione. Diverso è, inoltre, l’effetto della contestazione a seconda che abbia avuto ad oggetto la conformità della copia all’originale ovvero l’autenticità della scrittura o della sottoscrizione. Nel primo caso, infatti, la circostanza non impedisce al giudice di accertare tale conformità “aliunde”, anche tramite presunzioni, mentre, nel secondo caso, preclude definitivamente l’utilizzabilità del documento, salva la procedura di verificazione” ).

Tenuto conto di quanto innanzi, posto che non vi è stata alcuna contestazione specifica in ordine ai documenti prodotti, ogni eccezione sul punto deve ritenersi superata..

Preso atto della copia della lettera di costituzione in mora allegata alla produzione di parte attrice, diversamente da quanto sostenuto dai procuratori delle parti convenute, ritenendo la stessa completa di ogni dettaglio, della domanda, va ritenuta la proponibilità.

Per quanto alle formalità della lettera di costituzione in mora, infatti , l’art. 145 del D. Lgs 209/2005 statuisce che “nel caso si applichi la procedura di cui all’articolo 148, l’azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, per i quali vi è obbligo di assicurazione, può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni, ovvero novanta in caso di danno alla persona, decorrenti da quello in cui il danneggiato abbia chiesto all’impresa di assicurazione il risarcimento del danno, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, anche se inviata per conoscenza, avendo osservato le modalità ed i contenuti previsti all’articolo 148” e l’art 148 dello stesso D.lgs al comma 1 dispone che “Per i sinistri con soli danni a cose, la richiesta di risarcimento, presentata secondo le modalità indicate nell’articolo 145, deve essere corredata dalla denuncia secondo il modulo di cui all’articolo 143 e recare l’indicazione del codice fiscale degli aventi diritto al risarcimento e del luogo, dei giorni e delle ore in cui le cose danneggiate sono disponibili per l’ispezione diretta ad accertare l’entità del danno. Entro sessanta giorni dalla ricezione di tale documentazione, l’impresa di assicurazione formula al danneggiato congrua offerta per il risarcimento ovvero comunica specificatamente i motivi per i quali non ritiene di fare offerta. li termine di sessanta giorni è ridotto a trenta quando modulo di denuncia sia stato sottoscritto dai conducenti coinvolti nel sinistro”; ed al comma 2 prevede che “L’obbligo di proporre al danneggiato congrua offerta per il risarcimento del danno, ovvero di comunicare i motivi per cui non si ritiene di fare offerta, sussiste anche per i sinistri che abbiano causato lesioni personali o il decesso. La richiesta di risarcimento deve essere presentata dal danneggiato o dagli aventi diritto con le modalità indicate al comma 1. La richiesta deve contenere l’indicazione del codice fiscale degli aventi diritto al risarcimento e la descrizione delle circostanze nelle quali si è verificato il sinistro ed essere accompagnata, ai fini dell’accertamento e della valutazione del danno da parte dell’impresa, dai dati relativi all’età, all’attività del danneggiato, al suo reddito, all’entità delle lesioni subite, da attestazione medica comprovante l’avvenuta guarigione con o senza postumi permanenti nonchè dalla dichiarazione ai sensi dell’articolo 142, comma 2, o, in caso di decesso, dallo stato di famiglia della vittima. L’impresa di assicurazione è tenuta a provvedere all’adempimento del predetto obbligo entro novanta giorni dalla ricezione ditale documentazione”.

Tenuto conto di quanto innanzi, della domanda può ritenersi anche la procedibilità.

Per quel che concerne il merito, osserva questo Giudice che, nella decisione della controversia deve attenersi esclusivamente a quanto allegato e provato dalle parti in corso di causa.

Durante il processo è stato ascoltato solo il teste indicato dalla parte attrice , atteso che il procuratore della parte convenuta, a partire dalla udienza del 05/10/11 non è più comparso in giudizio abbandonando la difesa.

Le dichiarazioni rese dal sig. Vvv NNN sono idonee, a parere di questo Giudicante, a sostenere la pretesa attorea.

Il teste, sotto il vincolo del prestato giuramento, ha confermato che la FIAT 500 all’atto del sinistro era ferma e che la stessa venne investita dall’autocarro in fase di retromarcia.

Tenuto conto di quanto sopra, in mancanza, come detto, di prove contrarie, tenuto conto dei danni così come riprodotti nei rilievi fotografici, deve ritenersi provato il nesso causale tra l’evento ed i danni e deve ritenersi pienamente superata in favore della parte attrice la presunzione di corresponsabilità nella determinazione del sinistro, così come invece prevista dall’art. 2054 c.c. 2° comma anche alla luce dei criteri di determinazione della responsabilità comunque contenuti nell’allegato “A” del Nuovo codice delle assicurazioni , considerato che il veicolo di parte attrice era in sosta e quello di parte convenuta eseguiva una manovra di retromarcia.

Appare, infatti, certamente violata da parte del conducente dell’autocarro antagonista, la disposizione di cui all’art. 140 CdS che costituisce il principio informatore della circolazione, il quale dispone che: “Gli utenti della strada devono comportarsi n modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale”; Risulta altresì che il conducente del veicolo di parte convenuta abbia violato le disposizioni di cui all’art. . 141 dello stesso codice il quale dispone che: “ E’ obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che avuto riguardo alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione. Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza , specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”; appare , infine, violata la disposizione dell’art. 154 del codice della strada che impone ai conducenti dei veicoli che intendano eseguire, tra le altre manovre, anche una manovra di retromarcia, di assicurarsi di poterla compiere in condizioni di sicurezza.

Per quanto sopra, deve ritenersi sussistente in capo ai convenuti, in solido, l’obbligo del risarcimento in favore del proprio assicurato .

Per quel che concerne il quantum, tenuto conto della documentazione esibita (fotografia e preventivo per euro 800,00 ), tenuto conto del fatto che trattasi di una vettura “storica” ma anche del fatto che le sue condizioni non appaiono molto buone; Considerato che, il preventivo ovvero una relazione di parte non ha piena valenza probatoria, come ritenuto dal Tribunale di Salerno nella sentenza del 02/01/2008 n. 3 , con la quale questo magistrato concorda nella quale si legge: “In tema di risarcimento dei danni subiti da un veicolo in seguito a sinistro stradale, il preventivo di riparazione non seguito da una fattura, in difetto di ulteriori elementi di prova di cui costituisca riscontro, è un documento che non può rivestire alcuna valenza probatoria, in quanto trattasi pur sempre di un atto di parte formatosi senza contraddittorio e non confermato dal compilatore. Quanto affermato vale a maggior ragione nell'ipotesi in cui non venga fornita la prova che i prezzi indicati siano conformi a quelli di listino e non venga indicato il costo unitario della manodopera e le ore necessarie per il ripristino del veicolo, venendo meno così la possibilità di ogni verifica sulla congruità”; Tenuto conto della pronuncia della Corte di Cassazione Sezione 3 civile del 18.04.2005, n. 8004 nella quale si legge che “Qualora sia provata, o non contestata, l'esistenza del danno, il giudice può far ricorso alla valutazione equitativa non solo quando è impossibile stimare con precisione l'entità' dello stesso, ma anche quando, in relazione alla peculiarità del caso concreto, la precisa determinazione di esso sia difficoltosa. Nell'operare la valutazione equitativa egli non è, poi, tenuto a fornire una dimostrazione minuziosa e particolareggiata della corrispondenza tra ciascuno degli elementi esaminati e l'ammontare del danno liquidato, essendo sufficiente che il suo accertamento sia scaturito da un esame della situazione processuale globalmente considerata”. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto congruamente motivata la sentenza di merito che aveva ritenuto sufficiente, ai fini della prova sull'ammontare del danno subito dal proprietario di un veicolo coinvolto in un sinistro stradale, la produzione del solo preventivo descrivente le riparazioni necessarie , in ragione dell'esiguità dei danni stessi e per non gravare le parti di ulteriori spese peritali); Considerato, ancora, che il Giudice deve decidere solo “iuxta alligata et probata” , per cui deve tener conto della descrizione dei danni operata dal teste; Tenuto conto dei prezzi notoriamente correnti sul mercato per la riparazione di veicoli similari e, considerata la marca della vettura danneggiata; ritenendo di poter condividere l’indicazione dei particolari danneggiati ma non il costo dei pezzi indicati come da sostituire e le ore di manodopera, siccome eccessivi e non giustificati; al fine di non gravare le parti di un ulteriore costo delle spese di CTU, questo Giudice, ritiene giusto procedere ad una valutazione equitativa ex art. 1226 c.c. e, di quantificare l’ammontare del danno in euro 550,00 all’attualità.

Oltre alla somma di cui innanzi va, riconosciuto il danno derivante dal fermo tecnico che alla luce della sentenza n. 1688 del 27/1/010 resa dalla corte di cassazione III SEZ. CIVILE può essere liquidato equitativamente in euro 120,00 corrispondenti ad euro 40,00 giornalieri per n. 3 giorni ritenuti sufficienti per le riparazioni. La Corte, infatti, nella pronuncia richiamata ha espressamente chiarito che “Con riferimento poi al cosiddetto danno da fermo tecnico subito dal proprietario dell'autovettura danneggiata a causa della impossibilità di utilizzarla durante il tempo necessario alla sua riparazione, è stato affermato che è possibile la liquidazione equitativa di detto danno anche in assenza di prova specifica in ordine al medesimo, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall'uso effettivo a cui esso era destinato. L'autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetta a un naturale deprezzamento di valore, del veicolo (Cass. 9 novembre 2006, n. 23916)”.

Sulla somma complessivamente riconosciuta andranno calcolati gli interessi, che giusta pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Sent. n. 1712/95, nella quale si legge che l’orientamento giurisprudenziale di conteggiare sulla somma rivalutata gli interessi a far tempo dal dì dell’evento finisce con il produrre una iniqua locupletazione in favore del danneggiato il quale ha diritto agli interessi quale compensazione per la mancata disponibilità del controvalore in danaro del bene oggetto della lesione - controvalore che all’inizio è rappresentato dalla sorta capitale via via rivalutantesi), vanno calcolati non sulla somma liquidata all’attualità, bensì sulle somme esprimenti il danno al momento del sinistro, nonché sulle somme relative ai periodi intermedi tra la data dell’evento dannoso ed il momento della decisione, rivalutate in base agli indici medi.

Gli interessi, pertanto, vanno calcolati sulla minor somma corrispondente a quella liquidata all’attualità (ottenuta dividendo detta somma per il coefficiente ISTAT relativo alla data del fatto), via via annualmente rivalutata sulla base degli indici ISTAT dalla data del fatto a quella della presente sentenza, con esclusione degli interessi sugli interessi.

Dalla data di pubblicazione della sentenza sulla somma così come liquidata all’attualità, devono aggiungersi gli interessi legali sino al soddisfo.

Tenuto conto della intervenuta abolizione delle tariffe professionali; posto che, ai sensi dell’art. 91 c.p.c. il giudice, salvo ricorrano motivi di compensazione. è tenuto a liquidare e porre a carico della parte soccombente le spese della lite sostenute dalla parte vittoriosa; considerato che una quota non trascurabile di esse è costituito dal compenso dell’opera del difensore, il quale è prestatore d’opera intellettuale ed in quanto tale, sottoposto alla previsione dell’art. 36 della Costituzione; tenuto conto del fatto che, sin quando sono state vigenti, le tariffe professionali forensi erano redatte avuto riguardo a tale norma costituzionale; ritenuto che la loro soppressione non elimina né inficia, in mancanza di altri parametri, la possibilità di utilizzarle ai fini di una valutazione equitativa, questo Giudice osservato il criterio di cui innanzi e, quindi, rifacendosi alle tariffe forensi, liquida le spese di giudizio equitativamente, come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da UUU Ccc contro la s.p.a AXA ASS.NI e contro MMM PASQUALE così provvede:

- Accoglie la domanda; Riconosciuta la esclusiva responsabilità del conducente del MMM nella determinazione dell’evento dannoso, lo condanna in solido con la società assicuratrice al pagamento in favore della parte attrice , della somma pari ad euro 670,00 in esso compreso il danno derivante dal fermo tecnico, oltre interessi da calcolarsi come in motivazione, in favore di UUU Ccc.

- Condanna i convenuti al pagamento delle spese del giudizio che, per quanto detto sopra , liquida in complessivi € 1.280,00, di cui € 80,00 per spese; € 600,00 per diritti ed € 600,00 per onorari, oltre IVA e CPA nonchè rimborso forfettario ex art. 15 L.P. che vanno attribuite all’avv. EEE ex art. 93 c.p.c. ;

- Così deciso in Ottaviano il 18/5/12 .

IL GIUDICE DI PACE

DOTT. MARIA CUOMO

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