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Danno da vacanza rovinata - Infortunio: caduta in albergo (M.Cuomo).

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Inadempimento contrattuale - Infortunio in vacanza: caduta sulle scale dell'albergo - Responsabilità ex art. 2051 cod. Civ. - Risarcimento danni per lesioni e risarcimento danno da vacanza rovinata. Applicabilità del Foro del Consumatore (Giudice di Pace di Ottaviano - sentenza 17/03/2011).

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI OTTAVIANO

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace DOTT.SSA MARIA CUOMO, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa civile iscritta al n. 1424/08 RG, passata in decisione all’udienza del 14/3/011

TRA

CCC MMM AAA nata il a San Giuseppe Vesuviano ed ivi res. alla <...>, rapp.ta e difesa dall’AVV. Ppp Rrr presso il quale elett.te domicilia in San Giuseppe Vesuviano alla Via <...>, giusta procura a margine dell’atto introduttivo; - parte attrice -

CONTRO

SSS TRAVEL (con sede in) in persona del legale rapp.te Lll Ppp , rapp.ta e difesa dall’Avv. Ddd Mmm e dall’Avv. Rrr Iii , tutti elett.te dom.ti presso lo studio di quest’ultimo in<...> alla <...>, giusta procura a margine della comparsa di costituzione e risposta , - convenuta-

NONCHE’

HOTEL VVVSSS in persona del legale rapp.te, con sede in alla Via <...>– convenuto contumace –

NONCHE’

PROMO TTTMMMSRL in persona del legale rapp.te, p.t. , Ooo Aaa, con sede in <...> alla Via <...> P.IVA , rapp.ta e difesa dall’Avv. Ccc Sss(CF ...), con studio in <...> alla Via <...>, fax n. 0000, tutti elett.te dom.ti in <...> alla Via <...> , presso lo studio dell’Avv. Ccc Mmm tel 000/000 – fax. 000/000, giusta procura a margine della comparsa di costituzione ; Terzo chiamato in causa-

NONCHE’

SRLBBSS SRL in persona del legale rapp.te, con sede in alla Via ed elett.te dom.ta in Napoli alla Via <...> presso lo studio dell’Avv. Mmm Ggg che la rappresenta e difende in virtù di mandato in calce alla copia notificata dell’atto di integrazione del contraddittorio; Terzo chiamato in causa -

NONCHE’

SPA ASSICURAZIONE in persona del legale rapp.te elett.te dom.ta in Napoli alla <...> presso lo studio dell’Avv. Mmm Ggg che la rappresenta e difende in virtù di mandato in calce alla copia notificata dell’atto di integrazione del contraddittorio; Terzo chiamato in causa -

OGGETTO: INADEMPIMENTO CONTRATTUALE .

CONCLUSIONI: come da verbale.

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Preliminarmente si osserva che non si è proceduto alla redazione dello svolgimento del processo, in ossequio al nuovo art. 132 c.p.c. come novellato ex lege 69/09, entrata in vigore il 4/7/09, tenuto conto dell’art. 58 della stessa legge 69/09 che ha espressamente previsto l’immediata applicazione del nuovo art. 132 c.p.c. anche ai procedimenti pendenti in primo grado.

La domanda proposta dalla sig.ra CCC è parzialmente fondata e, per quanto di ragione, va accolta.

Va, all’uopo, sottolineato come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza, la “legitimatio ad causam”, attiva e passiva, consiste nella titolarità del potere e del dovere di promuovere o subire un giudizio in ordine al rapporto sostanziale dedotto in causa, mediante la indicazione di fatti in astratto idonei a fondare il diritto azionato, secondo la prospettazione dell’attore, prescindendo dall’effettiva titolarità del rapporto dedotto in causa, con conseguente dovere del giudice di verificarne l’esistenza in ogni stato e grado del procedimento. Laddove, invece, la titolarità della situazione giuridica sostanziale, attiva e passiva, si configura come una questione che attiene al merito della lite e rientra nel potere dispositivo e nell’onere deduttivo e probatorio della parte interessata (cfr. Cass. civ., sez. III, 30 maggio 2008, n. 14468; Cass. civ., sez. I, 10 gennaio 2008. n. 355; Cass. civ., sez. I, 16 maggio 2007, n. 11321; Case. civ., sez. I, 22 febbraio 2007. n. 4169; Cass. civ., sez. III, 6 marzo 2006, n. 4796).

Di conseguenza, il difetto di titolarità deve essere provato da chi lo eccepisce e deve formare oggetto di specifica e tempestiva deduzione in sede di merito, mentre il difetto di legittimazione ad causam deve essere oggetto di verifica, di merito da parte del giudice anche d’ ufficio in ogni stato e grado del giudizio ( cfr ex pluribus Cass civ sez III 26 settembre 2006 n 20819).

La legittimazione ad agire costituisce allora una condizione dell’azione, una condizione per ottenere cioè dal giudice una qualsiasi decisione di merito, la cui esistenza è da riscontrare esclusivamente alla stregua della fattispecie giuridica prospettata dall’attore, prescindendo dall’effettiva titolarità del rapporto dedotto in causa.

Appartiene, invece, al merito della causa, concernendo la fondatezza della pretesa, l’accertamento in concreto del se l’ attore e il convenuto siano, dal lato attivo e passivo, effettivamente titolari del rapporto fatto valere in giudizio ( cfr. Cass. civ., sez. III, 3 dicembre 1999, n.. 13467; Cass. civ., sez. I, 24 luglio 1997 n. 916; Cass. civ., sez. II, 13 gennaio 1995, n. 377).

In altri termini, la legittimazione ad agire o a contraddire, quale condizione dell’azione, si fonda sulla mera allegazione fatta in domanda, sicché una concreta ed autonoma questione intorno ad essa si delinea soltanto quando l’attore faccia valere un diritto altrui, prospettandolo come proprio, ovvero pretenda di ottenere una pronunzia contro il convenuto pur deducendone la relativa estraneità ai rapporto sostanziale controverso.

Va , quindi, rigettata l’eccezione di incompetenza per territorio, dovendosi ritenere applicabile, alla presente fattispecie, il foro del consumatore, tale dovendosi qualificare l’attrice, ed essendosi in presenza di una vicenda che scaturisce da un contratto.

Ritenuta, quindi, la qualità di consumatore della parte attrice, va osservato che la più recente giurisprudenza di legittimità (vedi Cass. 20.8.2004 n. 16336; 10.8.2004 n. 15475; 28.11.2003 n. 18290; Cass. S.U. 1.10.2003 n. 14669) è ormai consolidata nel ritenere che, in tema di contratti stipulati tra professionista ( nel caso in esame il tour operator ) e consumatore, l’art. 1469 bis, terzo comma, cod. civ., nel presumere la vessatorietà della clausola che stabilisca come sede del foro competente una località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore, ha introdotto un foro esclusivo speciale derogabile dalle parti solo con trattativa individuale. Ne consegue che è da presumere vessatoria anche la clausola che stabilisca un foro coincidente con uno dei fori legali di cui agli artt. 18 e 20 cod. proc. civ, se è diverso da quello del consumatore, perché l’art. 1469 ter, terzo comma, cod. civ. – per il quale non sono vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di legge – non può essere interpretato vanificando in modo surrettizio la tutela del consumatore.

Comunque, nel caso di specie, avuto riguardo al luogo in cui è sorta l’obbligazione , e cioè al luogo ove il contratto è stato concluso ( in San Giuseppe Vesuviano presso l’Agenzia Vvv Hhh), non par dubbio che si debba ritenere sussistente la competenza per territorio del Giudice adito.

La Sig.ra CCC ha proposto azione nei confronti della convenuta SSS TRAVEL e dell’ HOTEL VVVSSS nonché nei confronti della srl PROMO TTTMMMSRL oltre che della SRLBBSS srl al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa dell’infortunio occorso in data 13/8/07 presso la struttura ricettiva HOTEL VVSS che ha compromesso il godimento della vacanza di cui al pacchetto turistico richiamato.

L’attrice, infatti, ha lamentato la mancata assicurazione della incolumità degli avventori per la presenza di scale poste all’esterno della struttura ricettiva , costituenti il passaggio obbligato dal ristorante alle camere, prive di corrimano e protezioni antiscivolo, sulle quali ella era caduta riportando lesioni personali refertate al presidio ospedaliero di Pantelleria .

Al fine di decidere la presente controversia vanno premesse le seguenti considerazioni di carattere generale.

La disciplina della vacanza "tutto compreso", contenuta nel d.lgs. 17.3.1995 n. 111 (di attuazione della direttiva n. 90/314/CE), è attualmente confluita negli articoli da 82 a 100 del d.lgs. 6.9.2005 n. 206, c.d. "codice del consumo".

Il contratto di viaggio vacanza "tutto compreso" (ed. pacchetto turistico o package) si caratterizza per la prefissata combinazione di almeno due degli elementi rappresentati dal trasporto, dall'alloggio e da servizi turistici agli stessi non accessori (itinerario, visite, escursioni con accompagnatori e guide turistiche, ecc.), costituenti parte significativa di tale contratto, con durata superiore alle ventiquattro ore ovvero estendentisi per un periodo di tempo comportante almeno un soggiorno notturno (Cfr. Cass. 24.7.2007, n. 16315).

In tale tipo contrattuale la "finalità turistica" (o "scopo di piacere") non è un motivo irrilevante, ma si sostanzia nell'interesse preminente che lo stesso è funzionalmente diretto a soddisfare, connotandone la causa concreta e determinando, perciò, l'essenzialità di tutte le attività e dei servizi strumentali alla realizzazione del preminente scopo vacanziero (Cfr. Cass. 24.4.2008, n. 10651; Cass. 24.2.2007, n. 16315).

Il "pacchetto turistico" può essere venduto od offerto al consumatore-viaggiatore nel territorio nazionale sia dall'organizzatore di viaggio che dal venditore; l'organizzatore (tour operator) è il soggetto che realizza la combinazione degli elementi caratterizzati la prestazione e si obbliga in nome proprio e verso corrispettivo forfettario a procurare a terzi pacchetti turistici, mentre il venditore (agenzia turistica) è il soggetto che vende o si obbliga a procurare pacchetti turistici già realizzati dall'organizzatore verso un corrispettivo forfetario.

Il quadro normativo prevede che l'attività di vendita di pacchetti turistici possa avvenire direttamente sia da parte dello stesso organizzatore sia tramite un venditore.

La normativa prevede, inoltre, una speciale disciplina a tutela del turista-consumatore, quale fruitore di un pacchetto turistico, nei confronti sia dell'organizzatore del viaggio che del venditore.

L'intermediario di viaggi ( corrispondente all’Agenzia che fa da tramite tra il tour operator ed il viaggiatore) risponde degli atti e delle omissioni dei suoi impiegati e agenti, qualora agiscano nell'esercizio delle loro funzioni, come se fossero suoi propri atti o sue proprie omissioni e risponde di qualsiasi inosservanza che commette nell'adempimento dei suoi obblighi e, comunque, dei doveri che gli competono quale intermediario di viaggi diligente.

A carico dell'organizzatore la normativa prevede molteplici obblighi sia nella fase precontrattuale, relativi principalmente alla completa informazione su tutte le caratteristiche del viaggio e dei servizi, in quanto decisivi nella formazione del consenso del consumatore (articoli 87 e 88), sia in quella successiva alla conclusione del contratto ed inerenti ad eventuali disagi e disservizi verificatisi nel corso del periodo di fruizione del pacchetto turistico e tali da provocare, in tutto o in parte, un pregiudizio alla vacanza (articolo 91 comma 4).

In merito al mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico, l'organizzatore ed il venditore sono tenuti al risarcimento del danno secondo le rispettive responsabilità (articolo 93).

Inoltre (art. 93, 2° comma), è espressamente previsto che "l'organizzatore o il venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto a risarcire il danno sofferto dal consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti".

L'esonero di responsabilità previsto, infatti, dall'art. 96 per inesatta esecuzione dipendente da terzo non si riferisce agli ausiliari del cui operato il tour operator risponde ex art. 93, ma riguarda i terzi estranei all'organizzazione ed alla fornitura delle prestazioni previste nel contratto.

Con tale estensione di responsabilità, indubbiamente rafforzativa di quella prevista invece nel CCV (che prevede la prova liberatoria della mancanza di culpa in eligendo nella scelta del terzo prestatore di servizi, prova liberatoria non prevista dall'art. 93 co. 2 Codice del Consumo) si è venuta delineando una sorta di responsabilità oggettiva per rischio di impresa.

Quanto all'individuazione del terzo prestatore di servizi di cui l'organizzatore sia responsabile appare condivisibile l'orientamento giurisprudenziale che reputa responsabile il tour operator per danni subiti dal viaggiatore a causa di inadempimento di un vettore locale, (cfr. Trib. Roma 30 aprile 2003 in Giur. rom. 2003, 307, Trib. Roma 31 maggio 2004 in Dirit. trasp.) e sembra altresì che tale responsabilità possa essere invocata anche rispetto al vettore aereo che risulta qualificabile come ausiliario del tour operator, salva l'azione di rivalsa dell'organizzatore.

La normativa prevede, poi, la responsabilità dell'organizzatore sia per danni alla persona (art. 94), che per danni diversi da quelli alla persona (art. 95) entro i limiti delle convenzioni internazionali che disciplinano la materia e di cui sono parte l'Italia e l'Unione Europea, stabilendo (al successivo art. 96) un esonero da responsabilità solo nel caso in cui la mancata o inesatta esecuzione del contratto è imputabile al consumatore o è dipesa dal fatto di un terzo a carattere imprevedibile o inevitabile, ovvero da una caso fortuito o di forza maggiore.

Va, quindi, tenuta in considerazione la disciplina di cui alla legge 27 dicembre 1977, n. 1084 Pubblicata nel Suppl. ord. alla Gazz. Uff. 17 febbraio 1978, n. 48. (Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (CCV), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970).

Ai sensi della indicata Convenzione, per Contratto di viaggio si intende sia un contratto di organizzazione di viaggio, sia un contratto di intermediario di viaggio. Il contratto di organizzazione di viaggio è qualunque contratto tramite il quale una persona si impegna a suo nome a procurare ad un'altra, per mezzo di un prezzo globale, un insieme di prestazioni comprendenti il trasporto, il soggiorno separato dal trasporto o qualunque altro servizio che ad essi si riferisca. Per contratto di intermediario di viaggio si intende qualunque contratto tramite il quale una persona si impegna a procurare ad un'altra, per mezzo di un prezzo, sia un contratto di organizzazione di viaggio, sia uno o dei servizi separati che permettono di effettuare un viaggio o un soggiorno qualsiasi. Non sono considerati come contratti di intermediario di viaggio le operazioni «interline» o altre operazioni simili fra vettori L’ Organizzatore di viaggi, quindi, è qualunque persona che abitualmente assuma l'impegno di un insieme di prestazioni comprendenti il trasporto, il soggiorno separato dal trasporto o qualunque altro servizio che ad essi si riferisca sia a titolo di attività principale o meno, sia a titolo professionale o meno. L’intermediario di viaggi, invece, è qualunque persona che abitualmente assuma l'impegno di procurare ad un'altra, per mezzo di un prezzo, sia un contratto di organizzazione di viaggio, sia uno dei servizi separati che permettono di effettuare un viaggio o un soggiorno, sia a titolo di attività principale o meno, sia a titolo professionale o meno. Naturalmente, il “ Viaggiatore” è qualunque persona che usufruisca di una delle prestazioni di cui innanzi fornite dall’organizzatore ovvero dall’intermediario.

La Convezione recepita dalla legge del 1977, si applica a qualunque contratto di viaggio concluso da un organizzatore di viaggi o da un intermediario di viaggi qualora la sua sede di lavoro principale o in mancanza di tale sede, il suo domicilio abituale o la sede di lavoro per tramite della quale il contratto di viaggio è stato concluso, si trovi in uno Stato contraente; conseguentemente tale disciplina deve ritenersi applicabile anche nella risoluzione della presente controversia.

Secondo la disposizione legislativa richiamata, nell'adempimento degli obblighi derivanti dai contratti di viaggio, l'organizzatore di viaggi e l'intermediario di viaggi proteggono i diritti e gli interessi dei viaggiatori secondo i principi generali del diritto e i buoni usi in questo campo. In vista dell'adempimento degli obblighi derivanti dai contratti, il viaggiatore deve fornire tutte le necessarie informazioni che gli sono espressamente richieste e rispettare i regolamenti relativi al viaggio, al soggiorno o a qualsiasi altro servizio.

L'organizzatore di viaggi è tenuto a rilasciare un documento di viaggio portante la sua firma che può essere sostituita da un timbro. Il documento di viaggio ( contenente il luogo e la data di emissione; il nome e l’ indirizzo dell'organizzatore di viaggi; il nome del viaggiatore o dei viaggiatori ; i luoghi e le date di inizio e termine del viaggio come pure dei soggiorni; tutte le precisazioni necessarie relative al trasporto, al soggiorno come pure a tutti gli altri servizi accessori compresi nel prezzo; il prezzo globale corrispondente a tutti i servizi previsti nel contratto; le circostanze e le condizioni in cui il viaggiatore potrà chiedere l'annullamento del contratto; qualunque clausola che stabilisca una competenza arbitrale; tutte le altre indicazioni che le parti, di comune accordo, giudicano utile di inserire) fa fede, fino a prova contraria, delle condizioni del contratto.

La violazione da parte dell'organizzatore di viaggi degli obblighi che gli competono ai sensi di quanto indicato nelle disposizioni di legge, non intacca né l'esistenza né la validità del contratto che resta regolato dalla Convenzione. L'organizzatore di viaggi risponde di qualunque pregiudizio derivante da questa violazione.

Nel caso di mancato annullamento ed in caso di mancato puntuale adempimento del contratto, l'organizzatore di viaggi risponde anche degli atti e delle omissioni dei suoi impiegati e agenti, come se fossero suoi propri atti o sue proprie omissioni.

Conseguentemente, l'organizzatore di viaggi risponde di qualunque pregiudizio causato al viaggiatore a motivo dell'inadempimento totale o parziale dei suoi obblighi di organizzazione quali risultano dal contratto o dalla Convenzione indicata , salvo che egli non provi di essersi comportato da organizzatore di viaggi diligente.

Lo stesso avviene per qualunque pregiudizio causato al viaggiatore nel corso dell'esecuzione di queste prestazioni, salvo che l'organizzatore di viaggi non provi di essersi comportato da organizzatore di viaggi diligente nella scelta della persona che esegue il servizio.

Qualunque contratto stipulato dall'intermediario di viaggi con un organizzatore di viaggi o con persone che gli forniscono dei servizi separati, è considerato come se fosse stato concluso dal viaggiatore.

Quando il contratto di intermediario di viaggi si riferisce ad un contratto di organizzazione di viaggio, oltre all'indicazione del nome e dell'indirizzo dell'organizzatore di viaggi sul documento di viaggio viene inserito anche il nome e l'indirizzo dell'intermediario di viaggi nonché una dichiarazione dalla quale si evinca che quest'ultimo agisce in qualità di intermediario del primo.

Il documento di viaggio e gli altri documenti menzionati all'articolo 18 fanno fede, fino a prova contraria, delle condizioni del contratto.

L'intermediario di viaggi risponde degli atti e delle omissioni dei suoi impiegati e agenti, qualora agiscano nell'esercizio delle loro funzioni, come se fossero suoi propri atti o sue proprie omissioni.

L'intermediario di viaggi, così come l’organizzatore di viaggi, risponde di qualsiasi inosservanza che commette nell'adempimento dei suoi obblighi, e comunque dei doveri che gli competono quale intermediario di viaggi diligente.

Quando il pregiudizio causato dall'inadempimento totale o parziale di un obbligo regolato dalla presente Convenzione, può dar luogo ad un reclamo extra-contrattuale, l'organizzatore di viaggi e l'intermediario di viaggi NON possono avvalersi delle disposizioni della Convenzione recepita dalla legge innanzi indicata che escludono la loro responsabilità o che determinano o limitano le indennità da loro dovute, quando il viaggiatore prova che una inosservanza commessa da loro o dalle persone di cui rispondono, è avvenuta o con l'intenzione di provocare il danno o in modo implicante una mancanza deliberata di considerazione delle conseguenze pregiudizievoli che possono derivare da tale comportamento oppure da una ignoranza inescusabile di tali conseguenze.

La disciplina innanzi richiamata va integrata , come detto, con le disposizioni di cui all’art. 93 del codice del consumo che, in caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni derivanti dal pacchetto turistico, prevede che sia l’organizzatore che il venditore , sia pure secondo le rispettive responsabilità (dovendosi ritenere esclusa una ipotesi di responsabilità solidale), sono tenuti al risarcimento del danno nei confronti del turista se non provano che il mancato o inesatto adempimento sia stato causato da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile, oppure, ex art. 96 del codice del consumo, imputabile al consumatore, al fatto di un terzo a carattere imprevedibile od inevitabile o a caso fortuito o forza maggiore.

E’ evidente che l’impossibilità di configurare una responsabilità solidale tra l’organizzatore ed il venditore, ovvero intermediario, comporterà una valutazione e separazione degli obblighi loro imposti, dovendosi tenere presente che, così come indicato nella legge 1084/77, non può non tenersi in considerazione del fatto che l’intermediario, di norma, agisce quale mandatario del cliente nel procurare il pacchetto turistico, per la qual cosa potrà rispondere di “culpa in eligendo” nella scelta del tour operator o per l’inadempimento di obblighi strettamente connessi alla sua attività.

Non potrà in ogni caso escludersi la responsabilità anche dell’intermediario, in via solidale con l’organizzatore, qualora venga fornita la prova del fatto che l’intermediario, in tema di vendita di un pacchetto vacanze, abbia omesso di fornire al cliente tutte le informazioni sullo stato dell’albergo, così che con il suo silenzio abbia, in effetti, determinato il cliente a scegliere quella struttura proposta piuttosto che altre.

Passando all’esame del merito va detto che, tenuto conto delle dichiarazioni rese dai testimoni, può affermarsi con certezza che, nelle circostanze di tempo e di luogo indicate nell’atto introduttivo, la signora CCC ebbe a cadere sulle scale che presentavano una pavimentazione sconnessa; erano prive di corrimano nonché di protezioni antiscivolo.

Va precisato che, ambo le deposizioni parzialmente discordanti vanno valutate tenendo conto anche dell’interesse dei testi nella decisione della causa ( il primo è direttore dell’albergo; la seconda ha riferito di essere stata condizionata dalla inabilità della signora CCC).

Quindi, tenuto conto del fatto che il certificato di pronto soccorso allegato in atti è datato 16/8/07 deve ritenersi credibile che, al momento del fatto, la parte attrice non abbia attribuito particolare attenzione all’evento ( cfr deposizione resa dal sig. Bbb Ppp che sotto il vincolo del prestato giuramento ha confermato : “ Sono il direttore dell’Albergo Hotel VVVSSS sito in Pppa . Sono a conoscenza dei fatti in quanto mi trovavo nel giorno in cui si è verificato il sinistro nel ristorante dell’Hotel. Preciso che quel giorno fui chiamato da uno degli addetti e mi venne riferito che la signora CCC MMM AAA era caduta. Informato dell’accaduto mi stavo recando sul luogo del fatto ma veniva contattato nuovamente dallo stesso addetto il quale mi riferiva che si era trattato di un falso allarme e che la signora CCC stava bene....” ) ma inattendibile la deposizione resa dal teste Ccc Ttt nella parte in cui ha affermato “Preciso che la signora quando è stata in ospedale la prima volta e cioè il giorno 13 agosto 2007 non ci hanno rilasciato il certificato di pronto soccorso….” ( una struttura sanitaria pubblica, rilascia sempre il referto medico perché il passaggio del paziente va sempre annotato nei registri del nosocomio).

Per il medesimo interesse sotteso alle dichiarazioni, va ritenuto provato che l’evento avvenne sulle scale esterne riprodotte nei rilievi fotografici allegati alla produzione di parte attrice ( il teste Bbb non era presente e l’evento non è avvenuto nel ristorante - cfr la sua deposizione) e non nelle altre parti della struttura evidenziate nelle foto allegate alla produzione della SRL PROMO TTTMMMSRL che, però non riproducono i gradini in pietra di cui ha parlato lo stesso teste Bbb ( cfr deposizione nella parte in cui riferisce. “ Non ci sono scale per uscire dal ristorante ma sono presenti dei gradini in pietra sul vialetto che porta dalla piscina al ristorante” ).

Orbene quelle scale di cui ha riferito la parte attrice nell’atto introduttivo e di cui ha parlato il teste CccO, così come rappresentate nelle foto, non impugnate e non disconosciute, appaiono realizzate in pietra unita con malta cementizia; prive, effettivamente, sia di protezioni antiscivolo che di corrimano; la loro forma irregolare ed il piano sconnesso, può costituire un pericolo per gli avventori della struttura;

Conseguentemente, considerato l’uso cui esse sono destinate e, soprattutto l’uso del pubblico ( inteso come avventori), si deve ritenere sussistente in capo al proprietario l’obbligo di predisporre adeguate cautele e protezioni, nonostante i riferiti vincoli ambientali.

In mancanza, ex art. 2051 c.c. lo stesso proprietario in solido con il gestore e con il responsabile della struttura , vanno ritenuti responsabili degli eventi dannosi conseguenti al mantenimento dello stato dei luoghi nelle condizioni descritte e, quindi, responsabili della omessa custodia ovvero manutenzione degli stessi.

L’art. 2051 c.c. (la cui violazione si ritiene integrata nel caso in esame), introduce una disciplina speciale per i danni arrecati dalle cose di cui si ha la custodia.

In particolare , il rapporto di specialità sussiste con riguardo alla clausola generale del “neminem laedere” disciplinata dall’art. 2043 c.c. la quale, può, comunque, concorrere con l’art. 2051 c.c. e trovare applicazione in via sussidiaria.

Ai sensi della disposizione di cui si tratta, come detto, “ ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito” .

Secondo l’opinione espressa dalla dottrina maggioritaria ( opinione evidentemente condivisa dalla Suprema Corte), l’art. 2051 c.c. configura una fattispecie di responsabilità oggettiva, nel senso che l’elemento della colpa non assume alcuna rilevanza per affermare o escludere l’applicabilità della disciplina del suddetto articolo.

Il fondamento della responsabilità risiede esclusivamente sulla relazione tra la cosa ed il custode nonché sulla opportunità di attribuire al custode, le conseguenze patrimoniali pregiudizievoli derivanti causalmente dalla cosa da lui utilizzata ( cosiddetto rischio da custodia ).

La norma, infatti, parla di danno da cosa in quanto tale , per il suo finalismo intrinseco o per la sua capacità eziologica di produrre determinati effetti e non, invece, di danno da custodia della cosa o da non adeguata gestione e controllo della stessa.

Proprio il riferimento normativo al rapporto eziologico cosa- danno, è evocativo della totale irrilevanza della condotta colposa del custode della cosa stessa: Il legislatore ha ritenuto sufficiente, per l’imputabilità dell’evento dannoso al custode, che il danneggiato dimostri che il danno è stato provocato dalla cosa.

La prova liberatoria si basa sulla dimostrazione dell’esistenza del caso fortuito e non del comportamento diligente del custode.

Il danneggiato, dunque, si ripete, deve provare solo il rapporto eziologico tra la cosa ed il danno; ha l’onere di dimostrare che la cosa ha costituito una condizione necessaria per il verificarsi del danno. E’ onere del custode provare la specifica causa fortuita, unica in grado di rompere il nesso causale ( cfr Cass. Civ. Sez. III 20/10/2005 n. 20317 ).

Tenuto conto delle considerazioni di cui innanzi, e delle risultanze istruttorie acquisite nel processo, appare evidente come le difese delle parti convenuta e terze chiamate in causa non possono essere condivise , essendo stata fornita la prova del danno e del nesso causale tra l’evento e le lesioni ed essendo stata, altresì, non provata, dalle parti convenuta e terzi chiamati in causa l’esistenza di un caso fortuito .

Tenuto conto delle ragioni della caduta, si ritiene di dover escludere, perché non provato, nemmeno un concorso di colpa ex art. 1127 c.c. in capo alla parte danneggiata.

Considerando che la vendita del soggiorno presso la struttura faceva parte del pacchetto turistico organizzato dalla SSS TRAVEL, in virtù della normativa richiamata , deve ritenersi sussistente in capo alla stessa , una responsabilità per i disservizi subiti dalla cliente , alla stregua del tour operator, in solido con il ridetto HOTEL VVVSSS la SRL PROMO TTTMMMSRL e laBBSS SRL SRL .

Ciò non di meno, considerata la tipologia del disservizio, conseguenza della mancata adozione di idonee cautele a protezione delle scale, in accoglimento della domanda di manleva proposta nei confronti dell’Hotel VVVSSS e del suo gestore BBSS SRL, questi ultimi andranno condannati al rimborso di tutto quanto la parte convenuta SSS TRAVEL fosse costretta a versare in dipendenza della sentenza; Visto, poi, che l’evento oggetto del giudizio rientra tra quelli garantiti dalla polizza stipulata con la SPA ASSICURAZIONE, in accoglimento della domanda di garanzia, questa società va condannata al rimborso di tutte le somme che le predette società dovessero essere tenute a corrispondere.

Per quanto al risarcimento dei danni, sicuramente, alla attrice va riconosciuto il risarcimento delle lesioni riportate.

Per la valutazione , questo magistrato si rimette esclusivamente alla CTU siccome adeguatamente motivata e priva di vizi logici e/o scientifici: il CTU nominato, previo riconoscimento del nesso di causalità ha quantificato il loro ammontare in gg. 10 di ITT; gg. 10 di ITP al 50% con postumi di danno biologico nella percentuale del 2%

Tenuto conto del fatto che trattasi di micro permanenti, questo Magistrato ritiene che il danno possa essere così liquidato:

Età del danneggiato : 51 anni

Percentuale di invalidità permanente : 2%

Giorni di invalidità assoluta : 10 gg.

Giorni di invalidità parziale al 50%: 10 gg.

Danno Biologico Permanente

Valore del punto per invalidità del 2% : € x 1.1 € 813,79

Percentuale di riduzione per età di 51 anni : 20.5% (€ 813,79 x 2) - 20.5%

totale € 1.293,93

Danno Biologico Temporaneo

Inabilità assoluta : € 43,16 x 10 gg € 431,60

Inabilità parziale al 50%: € 43,16 x 10 gg x 50% € 215,80

totale € 647,40

Totale : €1.941,33

Per quanto al danno morale ed alla richiesta di risarcimento del danno da vacanza rovinata deve darsi atto del fatto che, il teste Ccc escusso ha confermato che, a causa delle lesioni, l’attrice è stata influenzata nello svolgimento della vacanza ( sul punto appare poco credibile la deposizione resa dal Bbb per il palese interesse alla dimostrazione del contrario), sia per la impossibilità di svolgere attività all’esterno della struttura (escursioni e visite); sia per impossibilità di svolgere le comuni attività personali. Nonostante la genericità di tali dichiarazioni, deve ritenersi che, considerata la tipologia e la entità delle lesioni; nonché le circostanze nelle quali l’evento si è verificato, certamente la CCC ha avuto un patema d’animo che ha influito sull’andamento delle vacanze.

Va ricordato, quanto al riparto dell'onere probatorio, in tema di inadempimento o inesatto inadempimento di un'obbligazione, che la più recente e condivisibile giurisprudenza della Suprema Corte si fonda sul principio enunciato in termini generali dalle Sezioni Unite con la sentenza 30 ottobre 2001, n. 13533.

Le Sezioni Unite, nel risolvere un contrasto di giurisprudenza tra le sezioni semplici, hanno enunciato il principio secondo cui il creditore che agisce per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l'adempimento deve dare la prova della fonte negoziale o legale del suo diritto, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell'inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell'onere della prova del fatto estintivo, costituito dall'avvenuto adempimento.

Analogo principio è stato enunciato con riguardo all'inesatto adempimento, rilevando che al creditore istante è sufficiente la mera allegazione dell'inesattezza dell'adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per mancata osservanza dell'obbligo di diligenza, o per difformità quantitative o qualitative dei beni), gravando ancora una volta sul debitore l'onere di dimostrare l'avvenuto, esatto adempimento.

La Suprema Corte ha ribadito tale principio con riferimento specifico al contratto di viaggio turistico ed ha affermato che dal contratto di organizzazione di viaggio regolato dal d.lg. n. 111 del 1995 scaturisce in capo all'operatore turistico un'obbligazione non di mezzi, ma di risultato per cui, in caso di inadempimento od inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico, è a carico dello stesso operatore l'allegazione e la dimostrazione che il mancato o inesatto adempimento sono stati determinati da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile, che può consistere soltanto, secondo quanto prevede l'art. 17 del predetto d.lg., nel fatto del terzo a carattere imprevedibile o inevitabile, ovvero nel caso fortuito o nella forza maggiore (Cfr. Cassazione civile, sez. III 9 novembre 2004, n. 21343).

Ciò premesso in punto di diritto, alla luce delle dichiarazioni rese dal teste nonché alla luce della documentazione prodotta devono ritenersi, quindi, accertate le seguenti circostanze di fatto:

a) A causa della inosservanza dell’obbligo di custodia delle scale della struttura ricettiva, la signora CCC è caduta;

b) che, a causa delle lesioni la CCC non ha potuto godere dei benefici che avrebbe voluto ottenere dalla vacanza ;

In mancanza di prova circa la inevitabilità ovvero circa la non addebitabilità dell’evento, deve ritenersi accertata la responsabilità contrattuale delle parti convenute e delle parti terze chiamate in causa, sotto il profilo dell'inesatto adempimento dell'obbligazione assunta a seguito della conclusione del contratto di "pacchetto turistico" acquistato dalla CCC .

L’inadempimento ha integrato la fattispecie della c.d. vacanza rovinata, da cui discende la mancata possibilità di raggiungere appieno lo scopo precipuo del contratto di viaggio ovvero la possibilità di relax e ristoro programmati.

La c.d. vacanza rovinata è, infatti, quel pregiudizio rappresentato dal disagio apprezzabile e dalla seria afflizione del viaggiatore per non aver potuto godere pienamente della vacanza come occasione di svago e di riposo conformemente alle proprie aspettative ovvero come stress e minor godimento della vacanza.

Ed è evidente, per le circostanze documentate, come sopra riassunte, che tanto è avvenuto nella fattispecie in esame.

Consegue, quindi, l'obbligo della convenuta , quale venditrice del pacchetto turistico SSS TRAVEL , nonché della SRL PROMO TTTMMMSRL oltre che della SRLBBSS SRL di risarcire i danni subiti dalla parte attrice.

Quanto alla liquidazione di questo danno , fatta applicazione del principio di regolarità causale di cui all'articolo 1223 c.c., vanno distinti il danno non patrimoniale ed il danno patrimoniale, nelle sue due componenti di danno emergente e lucro cessante (Cfr. in merito Cass. SU. 11.11.2008 n. 26972; Cass. n. 8827/2003 e Cass. 8828/2003 nonché Corte Cost. n. 233/2003).

Con riferimento al danno patrimoniale, va detto che alcuna prova sul punto è stata fornita dalla parte attrice , come diretta conseguenza della violazione degli obblighi contrattuali e quindi nulla va riconosciuto.

Quanto al danno non patrimoniale, va richiamata l'attuale giurisprudenza della Suprema Corte (Cfr. Cass. n. 8827/2003, Cass. 8828/2003, Cass. SU. 11.11.2008, n. 26972, cit.) che ha attuato un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'articolo 2059 c.c., come fonte e delimitazione del contenuto del danno non patrimoniale che viene definito unitariamente come danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona, senza che possa essere suddiviso in diverse poste risarcitorie che hanno solo valore descrittivo ed al cui interno trova allocazione anche il danno da lesione del diritto inviolabile della salute (articolo 32 Cost).

L'ambito di risarcibilità del danno non patrimoniale non si identifica, quindi nei soli casi determinati dalla legge (articolo 185 c.p.c., articolo 21 n. 117/98; articolo 44 comma 7 d.lg. 286/98, articolo 21 n. 89/2001), ma ricomprende anche ogni lesione di diritti inviolabili della persona costituzionalmente riconosciuti (a titolo esemplificativo, lesione del diritto alla salute, danno da perdita o compromissione del rapporto parentale nel caso di morte o di procurata grave invalidità del congiunto per lesione dei diritti inviolabili della famiglia ex articoli 2, 29 e 30 Cost.; danno conseguente alla violazione del diritto alla reputazione, all'immagine, al nome, alla riservatezza, diritti inviolabili della persona incisa nella sua dignità preservata dagli articoli 2 e 3 Cost.).

L'interpretazione costituzionalmente orientata dell'articolo 2059 c.c. consente, quindi, di affermare che anche nella materia della responsabilità contrattuale è dato il risarcimento dei danni non patrimoniali.

Dal principio del necessario riconoscimento, per i diritti inviolabili della persona, della tutela minima costituita dal risarcimento, consegue che la lesione dei diritti inviolabile della persona che abbia determinato un danno non patrimoniale comporta l'obbligo di risarcire tale danno, quale che sia la fonte della responsabilità, contrattuale o extracontrattuale (Cfr. Cass. S.U. 11.11.2008 n. 26972, cit).

In definitiva, una lettura costituzionalmente orientata delle norme dettate nell'ambito della responsabilità contrattuale, comporta che: l'articolo 1218 c.c., nella parte in cui dispone che il debitore che non esegue la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, va riferito sia al danno patrimoniale che al danno non patrimoniale, qualora l'inadempimento abbia determinato la lesione di diritti inviolabili della persona (Cfr. Cass. S.U. 11.11.2008, n. 26972 cit.).

La copertura normativa del danno non patrimoniale subito dalla parte attrice va rinvenuta nell'art. 2 della Costituzione, in quanto trattasi di danno arrecato in violazione del diritto costituzionalmente garantito ad esplicare la propria personalità anche in vacanza, intesa quale luogo privilegiato di ricreazione e rigenerazione della persona, oltre che di manifestazione delle sue attività realizzatrici.

Del resto la risarcibilità di siffatto danno va rinvenuta anche nel d.lg. 111/1995 sui viaggi "tutto compreso", come trasfuso nelle norme contenute negli articoli da 82 a 100 del d.lg. 6.9.2005, n. 206, c.d. "codice del consumo", per come interpretato alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia.

Tanto l'art. 15 della legge n. 1084 del 27.12.1977 di ratifica della Convenzione di Bruxelles sui contratti di viaggi internazionali (ove si dispone il risarcimento di "qualsiasi pregiudizio"), quanto l'art. 14 del d.lg. 111/1995, recettivo della direttiva comunitaria 90/314/CEE, concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti "tutto compreso", quale deve essere interpretato alla luce della pronunzia della Corte di Giustizia resa nella causa n. 168/2000, non prevedono limitazioni di sorta e devono ritenersi ricomprensivi anche del danno non patrimoniale.

Il supremo giudice comunitario ha chiarito, infatti, che il danno risarcibile sulla scorta della direttiva in questione è anche quello "non corporale" sulla base 1) dell'esistenza di un obbligo di risarcire i danni morali in taluni Stati membri, con la conseguenza che la sua mancanza in altri determinerebbe delle "distorsioni di concorrenza notevoli, tenuto conto del fatto che si rilevano frequentemente danni morali in tale settore", 2) della considerazione che la detta direttiva e più particolarmente il suo art. 5 ("per quanto riguarda i danni arrecati al consumatore dall'inadempimento o dalla cattiva esecuzione del contratto, gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché l'organizzatore e/o il venditore siano considerati responsabili, a meno che l'inadempimento o la cattiva esecuzione non siano imputabili né a colpa loro né a colpa di un altro prestatore di servizi") "mira a offrire una tutela ai consumatori e che, nell'ambito dei viaggi turistici, il risarcimento del danno per il mancato godimento della vacanza ha per gli stessi un'importanza particolare".

La liquidazione di siffatto danno, tenuto conto della sua natura , va effettuata in via equitativa.

Per quanto alla CCC , tenuto conto della natura del patema e del lieve pregiudizio subito ( avendo potuto la stessa comunque sfruttare gli altri confort della struttura) , si ritiene giusto stimarlo complessivamente in euro 200,00;

Tali importi vengono riconosciuti all'attualità, comprensivi degli interessi di mora:

Alla parte attrice andranno, però, riconosciuti gli interessi legali dalla data di pubblicazione della sentenza al saldo.

Le spese sostenute da parte attrice seguono la soccombenza e, tenuto conto del valore del decisum; del mancato deposito della nota specifica; delle tariffe approvate, esse vanno liquidate come da dispositivo e vanno attribuite al procuratore che le ha richieste.

Considerate le ragioni della decisione, si ritengono sussistenti giusti motivi per procedere alla compensazione delle spese di lite tra le altre parti

P.Q.M.

Il Giudice di pace di Ottaviano nella persona della dott.ssa Maria Cuomo, definitivamente pronunziando sulla domanda proposta da CCC MMM AAA nei confronti della SSS TRAVEL e dell’HOTEL VVVSSS-- oltre che nei confronti della SRL PROMO TTTMMMSRL e della SRLBBSS SRL nonché sulla domanda di manleva proposta dalla SSS TRAVEL nei confronti dell’HOTEL VVVSSS oltre che nei confronti della SRL PROMO TTTMMMSRL e della SRLBBSS SRL e sulla domanda di manlveva proposta dalla della SRL PROMO TTTMMMSRL e della SRLBBSS SRL nei confronti della spa ASSICURAZIONE ASS.NI , ogni altra istanza, difesa, eccezione e deduzione respinta, così provvede:

- Dichiara la contumacia dell’ HOTEL VVVSSS;

- Per la causale di cui in premessa, in parziale accoglimento della domanda proposta, condanna la SSS TRAVEL; l’HOTEL VVVSSS; la SRL PROMO TTTMMMSRL e la BBSS SRL SRL in persona dei rispettivi legali rapp.ti al risarcimento in favore della parte attrice CCC MMM AAA , della somma complessiva pari ad euro 2.141,33 di cui di euro 200,00 a titolo di risarcimento da vacanza rovinata , oltre interessi legali dalla data di pubblicazione della sentenza al saldo;

- Condanna la SSS TRAVEL, l’HOTEL VVVSSS, la SRL PROMO TTTMMMSRL e laBBSS SRL SRL, in persona dei legali rappresentanti p.t., al pagamento delle spese processuali in favore della parte attrice che liquida in complessivi euro 1.580,00 di cui euro 110,00 per spese; euro 720,00 per diritti ed euro 750,00 per onorario, oltre rimborso spese generali, I.V.A. e Cassa nella misura e come per legge, ed oltre al rimborso forfettario delle spese ex art. 14 LP , con attribuzione all’Avv. Rrr ex art. 93 c.p.c.;

- Condanna la SSS TRAVEL, l’HOTEL VVVSSS, la SRL PROMO TTTMMMSRL e la SRLBBSS SRL al rimborso delle spese di CTU nella misura pari ad euro 350,00 oltre accessori se giustificati, giusta decreto di liquidazione in atti;

- In accoglimento della domanda di manleva, condanna l’HOTEL VVVSSS e la SRL SRLBBSS a tenere indenne la SSS TRAVEL dal pagamento di qualunque somma la stessa fosse costretta a versare in conseguenza della sentenza ;

- In accoglimento della domanda di manleva proposta dalla SRL PROMO TTTMMMSRL e dalla BBSS SRL SRL, condanna la SPA ASSICURAZIONE, a tenere indenne le predette parti dal pagamento di qualunque somma le stesse fossero tenute a versare in dipendenza della presente sentenza;

- Compensa tra tutte le altre parti le spese di lite;

Così deciso in Ottaviano il 17/3/11 .

IL GIUDICE DI PACE

DOTT.SSA MARIA CUOMO

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