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La prescrizione della cartella esattoriale varia in base al tipo di credito (A. Esposito)

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La cartella esattoriale non impugnata, essendo atto amministrativo, non può essere paragonata a una sentenza che ha accertato definitivamente il credito. Essa, pertanto, non ha sempre prescrizione decennale come il titolo giudiziale passato in giudicato, ma è soggetta al termine proprio della riscossione dei crediti come previsto dalla legge. Quindi il termine di prescrizione della cartella esattoriale varia in base al tipo di credito che ne è oggetto. Ne consegue che il termine di efficacia della cartella è di dieci anni solo quando ha ad oggetto tributi e crediti che per legge hanno prescrizione decennale ( IRPEF, IRAP, IVA ). Qualora invece, il credito intimato abbia un termine prescrizionale diverso, sarà entro quest’ultimo che la cartella avrà efficacia e potrà essere portata ad esecuzione. Pertanto, il termine di prescrizione della cartella di pagamento non opposta, avente a oggetto contravvenzioni per violazione delle norme del codice della strada, come nella fattispecie trattata nella sentenza in esame, è quinquennale (Giudice di Pace di Nola - sentenza 21 novembre 2016).

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Non è ammessa la ripetizione di quanto spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto (M. Cuomo)

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Nel caso in esame, il ricorrente dopo di aver proposto istanza di rateizzazione e di aver provveduto ad onorare le rate del debito, ha presentato ricorso al Giudice di Pace ottenendo l'annullamento della cartella esattoriale. Sulla base di tale pronuncia, con successivo giudizio, ha richiesto la ripetizione delle somme pagate. Il Giudice di Pace, con la sentenza in commento, ha ritenuto che la  pronuncia giudiziaria  posta a base della  azione di ripetizione,  non può intaccare  quello che è stato un adempimento spontaneo di una obbligazione, in ragione del fatto che,  non può  ritenersi  indebito quanto,  legittimamente, all'esito dell'accoglimento della  richiesta  di rateizzazione  presentata spontaneamente dal debitore, la società di cartolarizzazione e l'ente creditore abbiano  riscosso (Giudice di Pace di Nola, sentenza del 12 novembre 2016)

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Scardinamento ruolo dott. Antonio Ferrara

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Giudice di Pace di Nola

Scardinamento ruolo dott. Antonio Ferrara

(Completo - vedi elenco)

 


 

Cass.10412/2016. Potere di ricusazione: onere per la parte - La costituzione dell'attore deve avvenire entro dieci giorni decorrenti dalla prima notificazione

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Nella sentenza in esame la Corte di Cassazione ha ritenuto che il potere di ricusazione costituisce un onere per la parte, la quale, se non lo esercita entro il termine all'uopo fissato dall'art. 52 cod. proc. civ., non ha mezzi processuali per far valere il difetto di capacità del giudice; consegue che, in mancanza di ricusazione, la violazione da parte del giudice dell'obbligo di astenersi non può essere fatta valere in sede di impugnazione come motivo di nullità della sentenza. La Corte ha, poi, affermato che il termine per la costituzione dell'attore, nel caso in cui l'atto introduttivo del giudizio venga notificato a più persone, è di dieci giorni decorrenti dalla prima notificazione sia nel giudizio di primo grado che in quello d'appello; tale adempimento, ove entro tale termine l'attore non sia ancora rientrato in possesso dell'originale dell'atto notificato, può avvenire depositandone in cancelleria una semplice copia (c.d. "velina") (Corte Cassazione, Sezione Terza, sentenza del 20.05.2016 n. 10412)

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Cass. 15761/2016. Il fatto che la strada sia sconnessa con altre buche e rappezzi non costituisce un'esimente per l'ente pubblico.

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Nel caso in esame, la Corte territoriale aveva confermato la sentenza di rigetto del Tribunale ritenendo che l’appellante avesse la possibilità di verificare lo stato dei luoghi, essendo le sconnessioni della strada ben evidenti, come documentato dalle fotografie, e illuminate dalla luce del mattino (h. 13 del mese di luglio), e, pertanto, aveva  reputato che la disattenzione nell’incedere costituisse causa esclusiva dell’evento. La Corte di Cassazione con la sentenza che segue, ha ritenuto che, anche se il fatto colposo del danneggiato può concorrere nella produzione dell’evento dannoso (artt. 1227 e 2056 cod. civ.), non essendovi ragione di escludere, con riferimento all’art. 2051 cod. civ., l’applicabilità del comma 1 dell’art. 1227 cod. civ., il fatto che una strada risulti "molto sconnessa, con altre buche e rappezzi" non costituisce, di per sé, un’esimente per l’ente pubblico, anche perché un comportamento disattento dell’utente non è astrattamente ascrivibile al novero dell’imprevedibile. Altrimenti opinando dovrebbe ritenersi che, quanto più un ente pubblico mantenga le proprie strade in una situazione di incuria e di dissesto, tanto più lo stesso ente vada esente da responsabilità, dovendosi far carico solo all’utente tutte le conseguenze del dissesto stradale (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza  del 29/07/2016 n. 15761/16)

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Cass. 12599/2015. Se la compagnia di assicurazione corrisponde una somma, trattenuta dal danneggiato come acconto, non può, in sede di giudizio, contestare il verificarsi del sinistro

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Con la sentenza in esame, la Corte di Cassazione ha ritenuto fondata la doglianza con cui il ricorrente censura la sentenza di Appello nella parte in cui la  Corte territoriale, pur rilevando che la società assicuratrice ha eccepito soltanto la mancanza di elementi probatori sulle modalità dell'accaduto e pur dando atto che la stessa ha, "al fine di evitare strascichi giudiziari," corrisposto all'attuale ricorrente una somma non esigua,  ha poi ritenuto contestato dalla società assicuratrice il verificarsi stesso del sinistro in questione. Invero, ha affermato la Cassazione, la Corte di merito ha illogicamente accomunato la mancata dimostrazione del verificarsi del sinistro alla mancata dimostrazione delle modalità del sinistro, laddove quest'ultima non implica di per sé il non verificarsi dell'evento ed evidenziandosi peraltro che quando non sia possibile stabilire le cause e le modalità del sinistro può operare la sussidiaria presunzione di pari responsabilità sancita dall'art. 2054, secondo comma   (Civile Sent. Sez. III, sentenza del 18.06.2015 n. 12599).

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