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Cass. 18773/2016 - Lesioni di lieve entità: accertamento medico-legale del danno biologico.

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I commi 3-ter e 3-quater dell’art. 32 d.l.n.1/2012, sono da leggere in correlazione alla necessità predicata dagli artt. 138 e 139 cod. ass.  che il danno biologico sia "suscettibile di accertamento medico-legale", esplicando entrambe le norme i criteri scientifici di accertamento e valutazione del danno biologico tipici della medicina-legale (ossia il visivo-clinico-strumentale, non gerarchicamente ordinati tra loro, né unitariamente intesi, ma da utilizzarsi secondo le leges artis), siccome conducenti ad una "obiettività" dell’accertamento stesso, che riguardi sia le lesioni, che i relativi postumi (se esistenti). Sicché, appare evidente l’errore in diritto (sub specie di vizio di sussunzione) commesso dal giudice di appello, il quale ha escluso la risarcibilità del danno biologico temporaneo (quale unica pretesa azionata dall’attrice) nonostante che il referto medico avesse diagnosticato "contusioni alla spalla, al torace e alla regione cervicale guaribili in 7 giorni", le quali lesioni, dunque, non potevano essere ritenute, di per sé, "affezioni asintomatiche di modesta intensità non suscettibili di apprezzamento obiettivo clinico" alla stregua dell’art. 32, comma 3-quater, del d.l. n. 1 del 2012 (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza  26 settembre 2016, n. 18773).

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Cass. 20374/2015 Indennizzo diretto - Premio pagato dopo la scadenza del termine dei 15 giorni: danno risarcibile?

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Nella sentenza che segue la Corte di Cassazione ha ritenuto che il principio secondo il quale  il terzo danneggiato non è tenuto ad effettuare accertamenti se sia stato pagato il premio assicurativo o rilasciato solo il certificato ed il contrassegno, potendo fare ragionevole affidamento sull'apparenza della situazione, è applicabile anche nel caso in cui la domanda di risarcimento sia stata rivolta — come nella specie — nei confronti della propria assicurazione, ai sensi dell'art. 149 del decreto n. 209 del 2005  perché l'azione diretta che tale disposizione accorda al danneggiato, nei confronti del proprio assicuratore, non è altro che la medesima azione prevista dall'art. 144 cod. ass. per le ipotesi ordinarie (e della quale, pertanto, mutua l'intera disciplina), con l'unica particolarità che destinatario ne è l'assicuratore della vittima anziché quello del responsabile, in una sorta di accollo liberatorio ex lege del debito di quest'ultimo. Pertanto, cosi come l'assicuratore del responsabile non può opporre al terzo danneggiato il mancato pagamento del premio, là dove i suoi agenti abbiano comunque rilasciato illecitamente il contrassegno, la medesima eccezione non potrà essere sollevata nemmeno dall'assicuratore della vittima, se convenuto ai sensi dell'art. 149 sopra richiamato (Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 09 ottobre 2015, n. 20374).

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Iscrizione della causa a ruolo senza procura (Anna Esposito)

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Nella sentenza che segue, il Giudice di Pace, aderendo al consolidato orientamento della Corte di Cassazione, ha dichiarato la nullità dell'atto di citazione in quanto, atteso che la procura alle liti è il presupposto della valida costituzione del rapporto processuale, l'azione intrapresa dal procuratore sfornito di mandato non è suscettibile di ratifica nel corso del procedimento, salva soltanto la possibilità di rilascio della procura con effetto retroattivo nell'unico caso, di cui all'articolo 125, secondo comma. c.p.c.. Conseguentemente è insanabilmente nulla, e quindi, insuscettibile di produrre qualsiasi effetto giuridico, la citazione in primo grado o in appello sottoscritta dal procuratore non munito di procura alla lite rilasciata in data antecedente alla Costituzione in giudizio della parte rappresentata e non essendo possibile alcuna regolarizzazione attraverso l'esercizio dei poteri concessi al giudice istruttore dall'articolo 182 c.p.c. (Giudice di Pacedi Nola - sentenza 11 marzo 2016).

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Cass. 19354/2016. Contenuto della richiesta di risarcimento danni (artt.145 e 148 d.lgs. 209/2015)

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Con la sentenza che segue la Corte di Cassazione ha precisato che il combinato disposto degli artt. 145 e 148 cod. ass. va interpretato alla luce del principio della validità degli atti comunque idonei al raggiungimento dello scopo e, pertanto,  è sempre idonea al raggiungimento dello scopo la richiesta stragiudiziale di risarcimento quando sia priva di elementi che, pur espressamente richiesti dalla legge, siano nel caso concreto superflui al fine di accertare le responsabilità e stimare il danno. Nella fattispecie in esame, peraltro, continua la Corte, mostra freudianamente di essere consapevole la stessa compagnia convenuta, là dove ammette che la legge impone alle parti "la completa discovery dei dati utili alla valutazione della responsabilità (.. e alla quantificazione del danno"), implicitamente ammettendo che i dati inutili non vanno comunicati (Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 30 settembre 2016, n. 19354)

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Cass. 274/2015. Il pirata non si allontana subito dal luogo del sinistro. Nelle cause contro il FGVS la prova deve essere valutata con maggior rigore rispetto ai casi ordinari? Risponde la Corte di Cassazione.

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Viene esaminato, dalla Corte di Cassazione, il caso del pirata della strada che non si allontana subito dal luogo del sinistro.  In ordine alla deposizione del teste, la Corte di Appello  afferma che essa andrebbe valutata con "attento scrupolo". La Corte di Cassazione risponde: "Non è chiaro se la Corte abbia usato questa espressione come clausola di stile, ovvero per sostenere che nelle cause promosse contro l'impresa designata la valutazione delle prove debba avvenire con diverso e maggior rigore che nei casi ordinari. Nel primo caso, la motivazione ovviamente sarebbe insufficiente a sorreggere un giudizio di inattendibilità: infatti qualsiasi deposizione testimoniale, qualsiasi prova critica o storica, ed anzi qualsiasi atto del processo va valutato dal giudicante con "attento scrupolo". Sarebbe assurdo ritenere che, al di fuori delle cause che coinvolgano l'impresa designata, il giudicante potesse esaminare i testimoni con disattenta superficialità. Nel secondo caso, la motivazione sarebbe gravemente illogica, oltre che sovvertitrice di alcune fondamentali regole processuali. La posizione della vittima di sinistri causati da un veicolo non identificato, infatti, è parificata dall'ordinamento a quella della vittima di qualsiasi altro sinistro causato da veicoli identificati: e ciò sia sul piano sostanziale, sia sul piano processuale. (Corte Cassazione, Sezione Terza, sentenza del 13 gennaio 2015, n. 274).

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Cass. 19986/2016. Coniuge comproprietario-trasportato del veicolo: ha diritto al risarcimento danni.

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Alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione Europea (sentenza 1 dicembre 2011, Churchill Insurance/Wilkinson), giusta il principio solidaristico vulneratus ante omnia reficiendus,  il proprietario trasportato ha diritto, nei confronti del suo assicuratore, al risarcimento del danno alla persona causato dalla circolazione non illegale del mezzo, essendo irrilevante ogni vicenda normativa interna e nullo ogni patto che condizioni la copertura del trasportato all'identità del conducente ("clausola di guida esclusiva"). A tale stregua, debbono considerarsi pertanto coperti (nel menzionato periodo) dall'assicurazione obbligatoria anche i danni sofferti dal coniuge, trasportato sulla vettura assicurata, comproprietario del veicolo in regime di comunione legale di beni con il conducente  (Corte Cassazione,  Sezione Terza,  sentenza  06/10/2016, n. 19986).

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