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Liquidazione coatta amministrativa della ENTERPRISE INSURANCE COMPANY PLC

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COMUNICATO STAMPA DEL 26 OTTOBRE 2016

L'IVASS rende noto che l’ Autorità di Vigilanza di Gibilterra ha comunicato che il 26 ottobre 2016 la Suprema Corte di Gibilterra ha disposto la liquidazione coatta  della ENTERPRISE INSURANCE COMPANY PLC (Vedi Comunicato IVASS).

 


 

Se riporta lesioni, il trasportato non può testimoniare anche se ha rinunciato al risarcimento o il relativo diritto si è prescritto (M.Cuomo)

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Il Giudice di Pace, nella sentenza in commento, sulla base dei principi enunciati dalla Corte di Cassazione, ha ritenuto che la vittima di un sinistro stradale è incapace, ex art. 246 c.p.c., a deporre nel giudizio avente ad oggetto la domanda di risarcimento del danno proposta da altra persona danneggiata in conseguenza del medesimo sinistro, a nulla rilevando né che il testimone abbia dichiarato di rinunciare al risarcimento, né che il relativo credito si sia prescritto.  La capacità a testimoniare,  ai sensi dell’art. 246 c.p.c., dipende dalla presenza in un interesse giuridico (non di mero fatto) che potrebbe legittimare la partecipazione del teste al giudizio (Giudice di Pace di Nola - sentenza del 15.10.2016).

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Cass. 17625/2016. Insidia stradale: il danneggiato non deve provare la pericolosità della strada.

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Al fine di stabilire come debba ripartirsi l'onere della prova tra danneggiato e custode, nei casi in cui si applichi l'art. 2051 c.c., la Corte di Cassazione, da diverso tempo, ha distinto due ipotesi. Quando il danno è causato da cose dotate di un intrinseco dinamismo, l'attore ha il solo onere di provare il nesso di causa tra la cosa ed il danno, mentre non è necessaria la dimostrazione della pericolosità della cosa. Quando il danno è causato da cose inerti e visibili (marciapiedi, scale, strade, pavimenti, e simili), il danneggiato può provare il nesso di causa tra cosa e danno dimostrandone la pericolosità. La pericolosità della cosa fonte di danno non è, dunque, fatto costitutivo della responsabilità del custode, ma è semplicemente un indizio dal quale desumere, ex art. 2727 c.c. , la sussistenza d'un valido nesso di causa tra la cosa inerte e il danno (Corte Cassazione, Sezione Sesta, ordinanza del 05.09.2016, n. 17625).

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Cass. 18773/2016 - Lesioni di lieve entità: accertamento medico-legale del danno biologico.

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I commi 3-ter e 3-quater dell’art. 32 d.l.n.1/2012, sono da leggere in correlazione alla necessità predicata dagli artt. 138 e 139 cod. ass.  che il danno biologico sia "suscettibile di accertamento medico-legale", esplicando entrambe le norme i criteri scientifici di accertamento e valutazione del danno biologico tipici della medicina-legale (ossia il visivo-clinico-strumentale, non gerarchicamente ordinati tra loro, né unitariamente intesi, ma da utilizzarsi secondo le leges artis), siccome conducenti ad una "obiettività" dell’accertamento stesso, che riguardi sia le lesioni, che i relativi postumi (se esistenti). Sicché, appare evidente l’errore in diritto (sub specie di vizio di sussunzione) commesso dal giudice di appello, il quale ha escluso la risarcibilità del danno biologico temporaneo (quale unica pretesa azionata dall’attrice) nonostante che il referto medico avesse diagnosticato "contusioni alla spalla, al torace e alla regione cervicale guaribili in 7 giorni", le quali lesioni, dunque, non potevano essere ritenute, di per sé, "affezioni asintomatiche di modesta intensità non suscettibili di apprezzamento obiettivo clinico" alla stregua dell’art. 32, comma 3-quater, del d.l. n. 1 del 2012 (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza  26 settembre 2016, n. 18773).

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Cass. 20374/2015 Indennizzo diretto - Premio pagato dopo la scadenza del termine dei 15 giorni: danno risarcibile?

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Nella sentenza che segue la Corte di Cassazione ha ritenuto che il principio secondo il quale  il terzo danneggiato non è tenuto ad effettuare accertamenti se sia stato pagato il premio assicurativo o rilasciato solo il certificato ed il contrassegno, potendo fare ragionevole affidamento sull'apparenza della situazione, è applicabile anche nel caso in cui la domanda di risarcimento sia stata rivolta — come nella specie — nei confronti della propria assicurazione, ai sensi dell'art. 149 del decreto n. 209 del 2005  perché l'azione diretta che tale disposizione accorda al danneggiato, nei confronti del proprio assicuratore, non è altro che la medesima azione prevista dall'art. 144 cod. ass. per le ipotesi ordinarie (e della quale, pertanto, mutua l'intera disciplina), con l'unica particolarità che destinatario ne è l'assicuratore della vittima anziché quello del responsabile, in una sorta di accollo liberatorio ex lege del debito di quest'ultimo. Pertanto, cosi come l'assicuratore del responsabile non può opporre al terzo danneggiato il mancato pagamento del premio, là dove i suoi agenti abbiano comunque rilasciato illecitamente il contrassegno, la medesima eccezione non potrà essere sollevata nemmeno dall'assicuratore della vittima, se convenuto ai sensi dell'art. 149 sopra richiamato (Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 09 ottobre 2015, n. 20374).

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Iscrizione della causa a ruolo senza procura (Anna Esposito)

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Nella sentenza che segue, il Giudice di Pace, aderendo al consolidato orientamento della Corte di Cassazione, ha dichiarato la nullità dell'atto di citazione in quanto, atteso che la procura alle liti è il presupposto della valida costituzione del rapporto processuale, l'azione intrapresa dal procuratore sfornito di mandato non è suscettibile di ratifica nel corso del procedimento, salva soltanto la possibilità di rilascio della procura con effetto retroattivo nell'unico caso, di cui all'articolo 125, secondo comma. c.p.c.. Conseguentemente è insanabilmente nulla, e quindi, insuscettibile di produrre qualsiasi effetto giuridico, la citazione in primo grado o in appello sottoscritta dal procuratore non munito di procura alla lite rilasciata in data antecedente alla Costituzione in giudizio della parte rappresentata e non essendo possibile alcuna regolarizzazione attraverso l'esercizio dei poteri concessi al giudice istruttore dall'articolo 182 c.p.c. (Giudice di Pacedi Nola - sentenza 11 marzo 2016).

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