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Cass. 15761/2016. Il fatto che la strada sia sconnessa con altre buche e rappezzi non costituisce un'esimente per l'ente pubblico.

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Nel caso in esame, la Corte territoriale aveva confermato la sentenza di rigetto del Tribunale ritenendo che l’appellante avesse la possibilità di verificare lo stato dei luoghi, essendo le sconnessioni della strada ben evidenti, come documentato dalle fotografie, e illuminate dalla luce del mattino (h. 13 del mese di luglio), e, pertanto, aveva  reputato che la disattenzione nell’incedere costituisse causa esclusiva dell’evento. La Corte di Cassazione con la sentenza che segue, ha ritenuto che, anche se il fatto colposo del danneggiato può concorrere nella produzione dell’evento dannoso (artt. 1227 e 2056 cod. civ.), non essendovi ragione di escludere, con riferimento all’art. 2051 cod. civ., l’applicabilità del comma 1 dell’art. 1227 cod. civ., il fatto che una strada risulti "molto sconnessa, con altre buche e rappezzi" non costituisce, di per sé, un’esimente per l’ente pubblico, anche perché un comportamento disattento dell’utente non è astrattamente ascrivibile al novero dell’imprevedibile. Altrimenti opinando dovrebbe ritenersi che, quanto più un ente pubblico mantenga le proprie strade in una situazione di incuria e di dissesto, tanto più lo stesso ente vada esente da responsabilità, dovendosi far carico solo all’utente tutte le conseguenze del dissesto stradale (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza  del 29/07/2016 n. 15761/16)

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Cass. 12599/2015. Se la compagnia di assicurazione corrisponde una somma, trattenuta dal danneggiato come acconto, non può, in sede di giudizio, contestare il verificarsi del sinistro

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Con la sentenza in esame, la Corte di Cassazione ha ritenuto fondata la doglianza con cui il ricorrente censura la sentenza di Appello nella parte in cui la  Corte territoriale, pur rilevando che la società assicuratrice ha eccepito soltanto la mancanza di elementi probatori sulle modalità dell'accaduto e pur dando atto che la stessa ha, "al fine di evitare strascichi giudiziari," corrisposto all'attuale ricorrente una somma non esigua,  ha poi ritenuto contestato dalla società assicuratrice il verificarsi stesso del sinistro in questione. Invero, ha affermato la Cassazione, la Corte di merito ha illogicamente accomunato la mancata dimostrazione del verificarsi del sinistro alla mancata dimostrazione delle modalità del sinistro, laddove quest'ultima non implica di per sé il non verificarsi dell'evento ed evidenziandosi peraltro che quando non sia possibile stabilire le cause e le modalità del sinistro può operare la sussidiaria presunzione di pari responsabilità sancita dall'art. 2054, secondo comma   (Civile Sent. Sez. III, sentenza del 18.06.2015 n. 12599).

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Cass. 20654/2016 - Art. 141 d.lgs.209/2005: il trasportato deve provare non solo il danno, ma anche l'effettivo accadimento del sinistro ed il nesso di causalità tra incidente e danni da risarcire.

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Il Tribunale, confermando la sentenza del Giudice di Pace, rigetta l'appello esprimendo un giudizio di inattendibilità del teste e ritenendo, conseguentemente, che l'incidente non sia stato provato. La Corte di Cassazione, nella sentenza in commento, pur ribadendo il principio secondo il quale il trasportato  non deve provare le concrete modalità dell'incidente allo scopo di individuare la responsabilità dei rispettivi conducenti, trattandosi di accertamento irrilevante ai fini di cui all'art. 141ex art. 141 del D.lgs.209/2011, ha ritenuto che per ottenere il risarcimento del danno, il trasportato deve non solo provare quest'ultimo, ma anche fornire la prova dell'effettivo accadimento del sinistro e del nesso di causalità tra l'incidente ed i danni da risarcire (Cassazione Civile,  Terza Sezione - sentenza del 13.10.2016 n. 20654)

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Liquidazione coatta amministrativa della ENTERPRISE INSURANCE COMPANY PLC

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COMUNICATO STAMPA DEL 26 OTTOBRE 2016

L'IVASS rende noto che l’ Autorità di Vigilanza di Gibilterra ha comunicato che il 26 ottobre 2016 la Suprema Corte di Gibilterra ha disposto la liquidazione coatta  della ENTERPRISE INSURANCE COMPANY PLC (Vedi Comunicato IVASS).

 


 

Se riporta lesioni, il trasportato non può testimoniare anche se ha rinunciato al risarcimento o il relativo diritto si è prescritto (M.Cuomo)

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Il Giudice di Pace, nella sentenza in commento, sulla base dei principi enunciati dalla Corte di Cassazione, ha ritenuto che la vittima di un sinistro stradale è incapace, ex art. 246 c.p.c., a deporre nel giudizio avente ad oggetto la domanda di risarcimento del danno proposta da altra persona danneggiata in conseguenza del medesimo sinistro, a nulla rilevando né che il testimone abbia dichiarato di rinunciare al risarcimento, né che il relativo credito si sia prescritto.  La capacità a testimoniare,  ai sensi dell’art. 246 c.p.c., dipende dalla presenza in un interesse giuridico (non di mero fatto) che potrebbe legittimare la partecipazione del teste al giudizio (Giudice di Pace di Nola - sentenza del 15.10.2016).

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Cass. 17625/2016. Insidia stradale: il danneggiato non deve provare la pericolosità della strada.

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Al fine di stabilire come debba ripartirsi l'onere della prova tra danneggiato e custode, nei casi in cui si applichi l'art. 2051 c.c., la Corte di Cassazione, da diverso tempo, ha distinto due ipotesi. Quando il danno è causato da cose dotate di un intrinseco dinamismo, l'attore ha il solo onere di provare il nesso di causa tra la cosa ed il danno, mentre non è necessaria la dimostrazione della pericolosità della cosa. Quando il danno è causato da cose inerti e visibili (marciapiedi, scale, strade, pavimenti, e simili), il danneggiato può provare il nesso di causa tra cosa e danno dimostrandone la pericolosità. La pericolosità della cosa fonte di danno non è, dunque, fatto costitutivo della responsabilità del custode, ma è semplicemente un indizio dal quale desumere, ex art. 2727 c.c. , la sussistenza d'un valido nesso di causa tra la cosa inerte e il danno (Corte Cassazione, Sezione Sesta, ordinanza del 05.09.2016, n. 17625).

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