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Cass. 7949/2017. Distanza tra autovelox e relativa segnalazione

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Con la sentenza che segue la Corte di Cassazione ha sancito che i segnali stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati "con adeguato anticipo" rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante. La distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare, è necessario che non vi sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a quattro km, mentre non è stabilita una distanza minima, né assume rilevo la mancata ripetizione della segnalazione di divieto dopo ciascuna intersezione per gli automobilisti che proseguano lungo la medesima strada  (Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza del 28 marzo 2017, n. 7949).

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Scardinamento Ruolo dott. Scognamiglio

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Giudice di Pace di Nola

Scardinamento ruolo dott. Luigi Scognamiglio

(Completo - vedi elenco)

 


 

Cass. 5532/2017. Autovelox: puo' essere installato solo sulle strade urbane di scorrimento.

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Con la sentenza che segue, la Corte di Cassazione ha ritenuto che il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità, senza obbligo di fermo immediato del conducente può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla legge mediante rinvio alla classificazione di cui all’art. 2, commi 2 e 3, cod. strada, e non altre; è, pertanto, illegittimo - e può essere disapplicato nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa - il provvedimento prefettizio che abbia autorizzato l’installazione delle suddette apparecchiature in una strada urbana che non abbia le caratteristiche "minime" della "strada urbana di scorrimento (Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza  6 marzo 2017, n. 5532).

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Cass. 5008/2017. Indennizzo diretto.Premio pagato in ritardo: la compagnia è tenuta al risarcimento del danno.

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Il rilascio del contrassegno assicurativo da parte dell'assicuratore della responsabilità civile di autoveicoli vincola quest'ultimo a risarcire i danni causati dalla circolazione del veicolo, quand'anche il premio assicurativo non sia stato pagato o la rata successiva sia stata pagata oltre il periodo di sospensione della copertura assicurativa di cui all' art. 1901 secondo comma c.c., ovvero ancora il  contratto di assicurazione non sia efficace, atteso che, nei confronti del danneggiato, ai fini della promovibilità dell'azione diretta nei confronti  dell'assicuratore del responsabile, rileva l'autenticità del contrassegno e non la validità del rapporto assicurativo.Tale principio  trova applicazione anche nella ipotesi in cui il danneggiato abbia rivolto la domanda di  risarcimento nei confronti della propria assicurazione, ovvero seguendo la procedura di risarcimento diretto disciplinata dall'art. 149 del D. Lgs. 7 settembre 2005 n.209 (Cass.Civile, sentenza del 28.02.2017numero5008).

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Canone per servizio di scarico e depurazione acque reflue: quando è competente il Giudice Ordinario (M. Cuomo)

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Il canone per il servizio di scarico e depurazione delle acque reflue va qualificato come tributo comunale fino alla data del 3 ottobre 2000, perche' soltanto a partire da questa data esso ha cessato di essere considerato tale dall'ordinamento, per effetto del Decreto Legislativo n. 18 agosto 2000, n. 258. Dalla qualificazione come tributo, fino al 3.10.2000, del canone o diritto di cui alla L. n. 319 del 1976, articolo 16, discende che la disciplina del suo accertamento e della sua riscossione deve avvenire, trattandosi di tributo locale, secondo le regole fondamentali contenute nel testo unico per la finanza locale, salva l'applicazione di discipline speciali contenute in singole leggi d'imposta. Pertanto, nella sentenza che segue, il Giudice di Pace, poichè  alcune pretese antecedenti alla data innanzi indicata integrano dei tributi, ha dichiarato la propria incompetenza a decidere sussistendo un difetto di giurisdizione in favore della Commissione Tributaria (Giudice di Pace di Nola - sentenza dell'11.02.2017).

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Cass.27180/2016. La promessa di vendita stipulata prima della locazione non esclude il diritto di prelazione a favore del conduttore.

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Con la sentenza in esame la Corte di Cassazione, dichiarando di voler dare continuità ai principi di diritto precedentemente espressi in materia, ha ribadito il principio secondo il quale la promessa di vendita stipulata prima della locazione con un soggetto a questa estraneo non è idonea a sopprimere il diritto di prelazione derivante, in favore del conduttore, dal rapporto locativo successivamente venuto ad esistenza. Del resto, ha continuato la Corte, il promittente venditore di un bene non locato ben può evitare l'insorgenza del diritto di prelazione ex art. 38, astenendosi dal concedere il bene in locazione; ma, una volta che sia sorto tale rapporto, a nulla rileva l'avvenuta stipula del preliminare, dovendosi aver riguardo all'effettivo trasferimento dell'immobile nel corso della locazione (Cass., III sez. civile, sentenza n.27180 del 11.11.2016).

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