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Danni procurati da cane randagio: Comune unico legittimato passivo (A.Esposito)

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Nella sentenza in commento, il Giudice di Pace ha ritenuto che, nel caso di danno procurato da cane randagio, unico legittimato passivo sia il Comune.  Invero, ha sostenuto il giudicante, la normativa vigente che distribuisce le competenze tra i Comuni e i servizi veterinari delle ASL, affida ai Comuni  la costruzione, sistemazione e gestione dei canili comunali e rifugi per cani, mentre alle ASL incombono le attività di profilassi, controllo igienico-sanitario e di polizia veterinaria con il preciso compito di catturare i cani randagi tutte le volte che ne sia stata segnalata la presenza sul territorio comunale, con la conseguenza che le ASL svolgono un compito prettamente tecnico – veterinario e non di vigilanza e di controllo del territorio non agendo in via autonoma ma su incarico dei Comuni (Giudice di Pace di Nola - ex Ottaviano - sentenza del 15 luglio 2015).

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Nella relata il nome dell'istante è erroneamente indicato: notifica inesistente? (M.Cuomo)

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Nella relata di notifica è stato erroneamente indicato il nominativo della parte istante. Nella sentenza che segue il Giudice di Pace, dopo aver richiamato il principio enunciato dalla Corte di Cassazione, secondo il quale la inesistenza della notificazione è circoscritta alle sole ipotesi in cui la notificazione manchi del tutto o sia effettuata in totale inosservanza della disciplina considerata in materia dal codice di rito, ha ritenuto che, nella specie, letto l'atto introduttivo del giudizio, preso atto della relata, tenuto conto della costituzione della parte convenuta, non ricorre una ipotesi di nullità della relata di notificazione dell'atto di citazione dal momento che, l'errata indicazione del nominativo della parte istante, in un atto che rimane di competenza dell'ufficiale giudiziario, non è idonea ad impedire di identificare con certezza la reale parte istante, tanto è vero che il destinatario si è costituito ed ha espletato tutte le difese, così confermando che l'atto ricevuto avesse raggiunto il proprio scopo (Giudice di Pace di Nola - ex Ottaviano - sentenza del 27.12.2014).

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Il giudice può rilevare, anche d'ufficio, la nullità della delibera assembleare posta a base dell'azione monitoria (A. Esposito)

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Nella sentenza in esame, il Giudice di Pace ha posto in evidenza come, mentre in precedenza la Corte di Cassazione riteneva che nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione dei contributi condominiali, il giudice doveva limitarsi a verificare la perdurante esistenza ed efficacia delle relative delibere assembleari, senza poter sindacare, in via incidentale, la loro validità,  recentemente la Suprema Corte, con la sentenza n. 305 del 12 gennaio 2016, ha affermato il principio secondo il quale nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione dei contributi condominiali, nel caso di una delibera condominiale nulla, anche se il condomino debitore non ha impugnato la decisione dell’assemblea, essa può essere comunque disapplicata dal giudice anche d’ufficio, nel corso del giudizio di opposizione promosso dal predetto condomino (Giudice di Pace di Nola - sentenza del  10 ottobre 2016).

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Cass. 15394/2016. Urto contro sbarra difettosa del telepass: la società Autostrade S.p.A. deve risarcire.

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Il Tribunale di Nola, confermando la sentenza di primo grado, rigettava la domanda proposta dall’attore nei confronti della Società Autostrade per l’Italia, per il risarcimento del danno causato alla propria vettura dal difettoso funzionamento della sbarra apposta in una pista di accesso riservata agli utenti del servizio "telepass", ritenendo non provato il contratto per l'utilizzo del servizio. La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ha accolto il ricorso in quanto  il ricorrente aveva dedotto – implicitamente – di essere titolare di un rapporto che gli consentiva l’accesso alla pista riservata agli utenti del servizio telepass, avendo egli precisato di aver udito il segnale sonoro del sistema elettronico e di aver visto la sbarra sollevarsi. A fronte di ciò, ben poteva operare il principio di non contestazione – che impone alle parti «l’onere di collaborare a circoscrivere la materia controversa, evidenziando con chiarezza gli elementi in contestazione» e che comporta la necessità per il convenuto di prendere posizione in modo chiaro e analitico sui fatti posti dall’attore a fondamento della propria domanda, che - in difetto - devono ritenersi ammessi senza necessità di prova (Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 26 luglio 2016, n. 15394)

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Indennizzo diretto: il responsabile civile non è parte processuale (R. Iorio)

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L’uso della locuzione “azione diretta” nell’art. 149 co.6 cod.ass. è stata interpretata, dai fautori del necessario intervento del responsabile civile nell’indennizzo diretto, come un richiamo all’art. 144 che al comma 3, ricalcando la vecchia normativa della L.990/1969, impone che “nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione è chiamato anche il responsabile civile” il quale, pertanto, sarebbe litisconsorte necessario, necessità questa rispondente al principio costituzionale del diritto di difesa. Il Giudice di Pace, nella sentenza che segue, ha ritenuto che tale interpretazione, a prescindere dalla lettera della norma, non è condivisibile perché finirebbe con il vanificare la ratio semplificativa della riforma, non potendosi negare al responsabile civile – contraddittore necessario - la facoltà di chiamare in garanzia il proprio assicuratore, realizzando, in tal modo, quello che il legislatore ha ritenuto di evitare con tale sistema di indennizzo e, per di più, la previsione della necessaria partecipazione al giudizio del responsabile civile, non sarebbe altro che un duplicato dell’azione ordinaria (Giudice di Pace di Nola - sentenza 8 luglio 2016).

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La prescrizione della cartella esattoriale varia in base al tipo di credito (A. Esposito)

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La cartella esattoriale non impugnata, essendo atto amministrativo, non può essere paragonata a una sentenza che ha accertato definitivamente il credito. Essa, pertanto, non ha sempre prescrizione decennale come il titolo giudiziale passato in giudicato, ma è soggetta al termine proprio della riscossione dei crediti come previsto dalla legge. Quindi il termine di prescrizione della cartella esattoriale varia in base al tipo di credito che ne è oggetto. Ne consegue che il termine di efficacia della cartella è di dieci anni solo quando ha ad oggetto tributi e crediti che per legge hanno prescrizione decennale ( IRPEF, IRAP, IVA ). Qualora invece, il credito intimato abbia un termine prescrizionale diverso, sarà entro quest’ultimo che la cartella avrà efficacia e potrà essere portata ad esecuzione. Pertanto, il termine di prescrizione della cartella di pagamento non opposta, avente a oggetto contravvenzioni per violazione delle norme del codice della strada, come nella fattispecie trattata nella sentenza in esame, è quinquennale (Giudice di Pace di Nola - sentenza 21 novembre 2016).

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