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Cass. 3266/2016. Indennizzo diretto - Fase stragiudiziale e compensi professionali

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In tema di risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione stradale, l'art. 9, comma 2, del d.P.R. 18 luglio 2006, n. 254, emanato in attuazione dell'art. 150, comma l, del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, il quale, per l'ipotesi di accettazione della somma offerta dall'impresa di assicurazione, esclude che siano dovuti al danneggiato i compensi di assistenza professionale diversi da quelli  medico-legali per i danni alla persona, si interpreta nel senso che sono comunque dovute le spese di assistenza legale sostenute dalla vittima perché il sinistro presentava particolari problemi giuridici, ovvero quando essa non abbia ricevuto la dovuta assistenza tecnica e informativa dal proprio  assicuratore, dovendosi altrimenti ritenere nulla detta disposizione per contrasto con l'art. 24 Cost., e perciò da disapplicare, ove volta ad impedire del tutto la risarcibilità del danno consistito nell'erogazione di spese legali effettivamente necessarie (Cassazione Civile, III sez., sentenza del 19.02.2016 n. 3266).

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Cass. 26098/2016. Modello Cid a firma congiunta: riduce a 30 giorni il termine dilatorio per la proposizione dell'azione risarcitoria?

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Nel sistema ex art. 149 Cod. Ass. del c.d. indennizzo diretto - in base al quale il danneggiato che, in conseguenza di un sinistro stradale  intenda proporre l'azione diretta nei confronti dell'assicuratore del veicolo  responsabile, ha l'onere di formulare la previa richiesta scritta di risarcimento - va tenuto distinto il termine dilatorio di 60 giorni, ai fini dell'azione di risarcimento proposta dal danneggiato nei confronti dell'assicuratore, dal termine 30 giorni entro il quale l'assicuratore, in presenza, come nel caso di modulo di denuncia sottoscritto da ambedue i conducenti, è, ai sensi dell'art. 145 Cod. Ass., tenuto a formulare l'offerta di risarcimento. Trattasi infatti di due diverse e distinte procedure, che rimangono su piani distinti. Il termine di 30 giorni per la formulazione dell'offerta  riguarda solo la  procedura di risarcimento, mentre rimane sempre inalterato il termine di sessanta giorni per la proposizione della domanda giudiziale (Cassazione Civile, III sez., Sentenza del  19/12/2016  n. 26098)

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Il provvedimento di sgravio di cartelle esattoriali annullate va chiesto all'ente creditore (M. Cuomo)

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Nella sentenza in commento, il Giudice di Pace, dopo aver premesso che lo sgravio della cartella esattoriale è  la procedura attraverso la quale l'Ufficio dell'ente creditore che ha inviato all'Agente di riscossione l'ordine di incassare determinate somme dal debitore, invia all'agente della riscossione stesso, un provvedimento nel quale annulla tutto o in parte l'ordine di incasso contenuto nella cartella esattoriale, perché non sono più dovute le somme richieste, ha ritenuto l'inammissibilità della domanda mancando, nel caso in esame, una prova in merito alla conoscenza dell'annullamento delle cartelle, mancando la prova del sollecito del provvedimento di sgravio all'Ente e risultando omessa la vocatio in ius dei soggetti titolari dell'obbligo a procedere allo sgravio (Giudice di Pace di Nola - sentenza del 10 dicembre 2016).

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Danni procurati da cane randagio: Comune unico legittimato passivo (A.Esposito)

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Nella sentenza in commento, il Giudice di Pace ha ritenuto che, nel caso di danno procurato da cane randagio, unico legittimato passivo sia il Comune.  Invero, ha sostenuto il giudicante, la normativa vigente che distribuisce le competenze tra i Comuni e i servizi veterinari delle ASL, affida ai Comuni  la costruzione, sistemazione e gestione dei canili comunali e rifugi per cani, mentre alle ASL incombono le attività di profilassi, controllo igienico-sanitario e di polizia veterinaria con il preciso compito di catturare i cani randagi tutte le volte che ne sia stata segnalata la presenza sul territorio comunale, con la conseguenza che le ASL svolgono un compito prettamente tecnico – veterinario e non di vigilanza e di controllo del territorio non agendo in via autonoma ma su incarico dei Comuni (Giudice di Pace di Nola - ex Ottaviano - sentenza del 15 luglio 2015).

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Nella relata il nome dell'istante è erroneamente indicato: notifica inesistente? (M.Cuomo)

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Nella relata di notifica è stato erroneamente indicato il nominativo della parte istante. Nella sentenza che segue il Giudice di Pace, dopo aver richiamato il principio enunciato dalla Corte di Cassazione, secondo il quale la inesistenza della notificazione è circoscritta alle sole ipotesi in cui la notificazione manchi del tutto o sia effettuata in totale inosservanza della disciplina considerata in materia dal codice di rito, ha ritenuto che, nella specie, letto l'atto introduttivo del giudizio, preso atto della relata, tenuto conto della costituzione della parte convenuta, non ricorre una ipotesi di nullità della relata di notificazione dell'atto di citazione dal momento che, l'errata indicazione del nominativo della parte istante, in un atto che rimane di competenza dell'ufficiale giudiziario, non è idonea ad impedire di identificare con certezza la reale parte istante, tanto è vero che il destinatario si è costituito ed ha espletato tutte le difese, così confermando che l'atto ricevuto avesse raggiunto il proprio scopo (Giudice di Pace di Nola - ex Ottaviano - sentenza del 27.12.2014).

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Il giudice può rilevare, anche d'ufficio, la nullità della delibera assembleare posta a base dell'azione monitoria (A. Esposito)

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Nella sentenza in esame, il Giudice di Pace ha posto in evidenza come, mentre in precedenza la Corte di Cassazione riteneva che nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione dei contributi condominiali, il giudice doveva limitarsi a verificare la perdurante esistenza ed efficacia delle relative delibere assembleari, senza poter sindacare, in via incidentale, la loro validità,  recentemente la Suprema Corte, con la sentenza n. 305 del 12 gennaio 2016, ha affermato il principio secondo il quale nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione dei contributi condominiali, nel caso di una delibera condominiale nulla, anche se il condomino debitore non ha impugnato la decisione dell’assemblea, essa può essere comunque disapplicata dal giudice anche d’ufficio, nel corso del giudizio di opposizione promosso dal predetto condomino (Giudice di Pace di Nola - sentenza del  10 ottobre 2016).

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