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Cass. 9954/2017. Furto del veicolo dopo incidente già risarcito: l'indennizzo è subordinato alla prova dell'avvenuta riparazione del veicolo?

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L'attore, dopo premesso di avere subito il furto della propria autovettura, convenne in giudizio, innanzi al Giudice di Pace, la propria compagnia di assicurazione al fine di ottenere il pagemento del relativo indennizzo. Il Giudice di Pace sospese il processo - atteso che tra le medesime parti pendeva altro giudizio, promosso ex art. 149 CdA ed avente ad oggetto il risarcimento diretto dei danni occorsi al medesimo veicolo in conseguenza di un sinistro verificatosi prima del furto - e, dopo che quest'ultimo giudizio si concluse con condanna della compagnia di assicurazioni al pagamento della somma di Euro 4.995,00, con esclusione del diritto al rimborso dell'IVA, «non risultando agli atti la prova dell'avvenuta riparazione del mezzo»,   rigettò la domanda per mancata prova dell'avvenuta riparazione del veicolo successivamente al sinistro. Questa la decisione della Corte di Cassazione (Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza del 20.04.2017 n. 9954)

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Cass. 9276/2017 - Art. 149 D.Lgs. 209/2005: ma il responsabile civile va citato in giudizio?

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Nella ordinanza che segue, la Corte di Cassazione sfiora ma non tocca e, quindi, non risolve il problema relativo alla necessità  di evocare o meno in giudizio anche il responsabile del danno, nel caso di azione promossa dal danneggiato ai sensi dell' art. 149 del Codice delle assicurazioni Private. Infatti, nel provvedimento che segue la Corte si limita ad affermare che, a prescindere dalla natura necessaria o facoltativa del litisconsorzio disposto nei confronti del danneggiante, la circostanza che il responsabile civile sia stato chiamato nel giudizio comporta che le eventuali dichiarazioni confessorie rese dallo stesso, pur non vincolando la compagnia di assicurazione devono ritenersi liberamente valutabili dal giudice e, quindi, necessariamente esaminabili quali elementi di prova acquisiti al giudizio (Cass.Civile, ordinanza dell'11.04.2017,n. 9276).

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Cass. SS.UU. 4090/2017. Parcellizzazione del credito: ammissibilità.

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Le SS.UU. della Corte di Cassazione hanno affermato il seguente principio "Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, anche se relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi. Se tuttavia i suddetti diritti di credito, oltre a far capo ad un medesimo rapporto di durata tra le stesse parti, sono anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque "fondati" sul medesimo fatto costitutivo - sì da non poter essere accertati separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza di una medesima vicenda sostanziale -, le relative domande possono essere proposte in separati giudizi solo se risulta in capo al creditore agente un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza del 16 febbraio 2017, n. 4090/2017).

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Cass. 19058/2016, Il danneggiato accetta un risarcimento ridotto: è legittimo l'aumento di premio?

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Per l'avanzamento od il declassamento nella scala delle classi di merito rileva non la condotta dell'assicurato, ma quella dell'assicuratore. La formula tariffaria del bonus/malus infatti si fonda sul principio che quanto più l'assicurato è imprudente e provoca sinistri stradali, tanto più aumenteranno i costi che lui causa al suo assicuratore, e quindi il premio da lui dovuto. Ne consegue che in tanto l'assicurato può essere declassato, in quanto il suo assicuratore sia stato costretto ad indennizzare integralmente un terzo dei danni causati dall'assicurato: vuoi in via diretta, ai sensi dell'art. 144 cod. ass., vuoi in stanza di compensazione, ai sensi dell'art. 150 cod. ass. Pertanto è necessario verificare se l'assicurato effettivamente ha causato danni a terzi, che il suo assicuratore abbia dovuto indennizzare a nulla rilevando che che l'assicurato ha incassato dapprima un indennizzo parziale e, poi, un indennizzo totale (Cassazione Civile, VI sez., ordinanza del 28.09.2016 n. 19058).

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Cass. 14706/2016. Insidia stradale: è sufficiente la testimonianza di unico teste, familiare dell'attore?

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Con la sentenza che segue, la Corte di Cassazione, ha ribadito il principio secondo il quale non sussiste, con riguardo alle deposizioni rese dai parenti o dal coniuge di una delle parti, alcun principio di necessaria inattendibilità connessa al vincolo di parentela o coniugale, siccome privo di riscontri nell'attuale ordinamento, considerato che, venuto meno il divieto di testimoniare previsto dall'art. 247 c.p.c. per effetto della sentenza della Corte Cost. n. 248 del 1974, l'attendibilità del teste legato da uno dei predetti vincoli non può essere esclusa aprioristicamente, in difetto di ulteriori elementi in base ai quali il giudice del merito reputi inficiarne la credibilità, per la sola circostanza dell'esistenza dei detti vincoli con le parti; e d'altronde la prova testimoniale, anche nel caso in cui si tratti di un unico teste, mai necessita, per espletare la sua valenza, riscontri esterni a suo supporto, tranne nell'ipotesi in cui si tratti di testimonianza de relato (Cass, sez. III sentenza del 19.07.2016, n.14706).

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Cass. 7214/2017. Notifica nulla e notifica inesistente

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La notifica eseguita in luogo o a soggetti diversi da quelli dovuti comporta l’inesistenza della notifica stessa solo in difetto di alcuna attinenza o riferimento o collegamento di quel luogo o soggetto con il destinatario, altrimenti la notifica è affetta da semplice nullità. Nella fattispecie, la notificazione dell’atto  è stata indirizzata al  nuovo difensore costituitosi nel giudizio di primo grado per gli attori, ma eseguita presso lo studio dei precedenti difensori di questi ultimi. Il collegamento tra il luogo di notifica dell’atto e la parte appellata è dunque di tutta evidenza, di guisa che la notificazione stessa è da qualificarsi nulla e non già inesistente. Con l’ulteriore conseguenza che l’avvenuta costituzione nel giudizio d’appello della parte appellata ha sanato, ai sensi dell’art. 156, 3 comma c.p.c., detta nullità con efficacia retroattiva (Corte di Cassazione, Sez. VI Civile – 2, ordinanza n. del 21 marzo 2017, n. 7214).

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