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Cass. 16477/2017. L'art. 141 CdA si applica anche se il veicolo antagonista è sconosciuto o scoperto di assicurazione.

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Con la sentenza che segue la Corte di Cassazione ha ritenuto che, sulla base sia del dato testuale che delle finalità della norma, che sono quelle di tutelare il terzo trasportato, in caso di scontro, per fargli avere nel modo più semplice e veloce possibile il risarcimento al quale ha diritto, individuando il soggetto sul quale allocare il rischio assicurativo in quello per lui più facilmente individuabile, deve ritenersi che l’art. 141 cod. ass. si applichi a prescindere dall’esistenza di due veicoli entrambi dotati di regolare assicurazione privata. A ben guardare, continua la Corte, la formula normativa presuppone soltanto la sussistenza di un sinistro, e di un danno subito dal terzo trasportato, che non sia dovuto a caso fortuito, ma non esige affatto, per la integrazione della sua fattispecie, che lo stesso si sia verificato a seguito di uno scontro tra due o più automezzi. Data questa lettura, la necessità che esista un secondo veicolo assicurato scolora sullo sfondo (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza  del 5 luglio 2017, n. 16477).

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Indirizzo PEC tratto dall'elenco IPA: nullità della notifica (M.Cuomo)

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Nella sentenza che segue, il Giudice di Pace ha ritenuto la nullità della notifica  all'indirizzo PEC tratto dall'elenco IPA. Invero, ha ritenuto il giudicante, il Registro IndicePA, istituito dall’art. 16, co. 8 del D.L. 185/2008,  reca gli indirizzi di posta elettronica della quasi totalità delle Pubbliche Aministrazioni italiane, tuttavia il D.L. 90/2014 ha espunto il riferimento a Indice PA dall’art. 16 ter del D.L. 179/2012 (convertito con modificazioni in L. 221/2012), il quale riporta l’elenco dei pubblici registri dai quali è possibile estrarre gli indirizzi di posta elettronica certificata ai fini della notifica in proprio a mezzo PEC. Pertanto IndicePA non può più essere utilizzato a tal fine, in quanto, sebbene pubblico elenco, non è ricompreso nell’elenco dei pubblici elenchi utilizzabili ai fini della notifica a mezzo PEC, dovendosi invece far riferimento al registro PP.AA., istituito dall’art. 16, co. 12 D.L. 179/2012 (Giudice di Pace di Nola, sentenza 27.05.2017).

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Cass. 12495/2017. Cane randagio: il Comune unico responsabile.

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Nella sentenza in esame, la Corte di Cassazione, in tal senso confermando e puntualizzando i principi di diritto sostanzialmente già enunciati, ha affermato che la responsabilità per i danni causati dai cani randagi spetti esclusivamente al Comune, o all'ente, cui è attribuito dalla legge (ed in particolare dalle singole leggi regionali attuative della legge quadro nazionale n. 281/1991) il compito di prevenire il pericolo specifico per l’incolumità della popolazione connesso al randagismo, e cioè il compito della cattura e della custodia dei cani vaganti o randagi. L’attribuzione per legge ad uno o più determinati enti pubblici del compito della cattura e della custodia degli animali vaganti o randagi (e cioè liberi e privi di proprietario) può, infatti considerarsi il fondamento della responsabilità per i danni eventualmente arrecati alla popolazione dagli animali suddetti, anche sotto l’aspetto della responsabilità civile (Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza del 18 maggio 2017, n. 12495).

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Cass. 9954/2017. Furto del veicolo dopo incidente già risarcito: l'indennizzo è subordinato alla prova dell'avvenuta riparazione del veicolo?

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L'attore, dopo premesso di avere subito il furto della propria autovettura, convenne in giudizio, innanzi al Giudice di Pace, la propria compagnia di assicurazione al fine di ottenere il pagemento del relativo indennizzo. Il Giudice di Pace sospese il processo - atteso che tra le medesime parti pendeva altro giudizio, promosso ex art. 149 CdA ed avente ad oggetto il risarcimento diretto dei danni occorsi al medesimo veicolo in conseguenza di un sinistro verificatosi prima del furto - e, dopo che quest'ultimo giudizio si concluse con condanna della compagnia di assicurazioni al pagamento della somma di Euro 4.995,00, con esclusione del diritto al rimborso dell'IVA, «non risultando agli atti la prova dell'avvenuta riparazione del mezzo»,   rigettò la domanda per mancata prova dell'avvenuta riparazione del veicolo successivamente al sinistro. Questa la decisione della Corte di Cassazione (Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza del 20.04.2017 n. 9954)

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Cass. 9276/2017 - Art. 149 D.Lgs. 209/2005: ma il responsabile civile va citato in giudizio?

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Nella ordinanza che segue, la Corte di Cassazione sfiora ma non tocca e, quindi, non risolve il problema relativo alla necessità  di evocare o meno in giudizio anche il responsabile del danno, nel caso di azione promossa dal danneggiato ai sensi dell' art. 149 del Codice delle assicurazioni Private. Infatti, nel provvedimento che segue la Corte si limita ad affermare che, a prescindere dalla natura necessaria o facoltativa del litisconsorzio disposto nei confronti del danneggiante, la circostanza che il responsabile civile sia stato chiamato nel giudizio comporta che le eventuali dichiarazioni confessorie rese dallo stesso, pur non vincolando la compagnia di assicurazione devono ritenersi liberamente valutabili dal giudice e, quindi, necessariamente esaminabili quali elementi di prova acquisiti al giudizio (Cass.Civile, ordinanza dell'11.04.2017,n. 9276).

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Cass. SS.UU. 4090/2017. Parcellizzazione del credito: ammissibilità.

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Le SS.UU. della Corte di Cassazione hanno affermato il seguente principio "Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, anche se relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi. Se tuttavia i suddetti diritti di credito, oltre a far capo ad un medesimo rapporto di durata tra le stesse parti, sono anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque "fondati" sul medesimo fatto costitutivo - sì da non poter essere accertati separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza di una medesima vicenda sostanziale -, le relative domande possono essere proposte in separati giudizi solo se risulta in capo al creditore agente un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza del 16 febbraio 2017, n. 4090/2017).

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